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05/12/2020

Le luci della Capitale “Illegittimo e costoso l’appalto ad Acea”

La Repubblica - Mauro Favale

L'antitrust
L'Authority blocca la proroga e dà un mese di tempo per fare il bando Contestato anche il piano dei led: nessuna prova del risparmio
● a pagina 5 Illegittimo e pure costoso. Così, l'Antitrust boccia il servizio di illuminazione pubblica della capitale, quei 189 mila punti luce in città gestiti da Acea, la multiutility quotata in borsa del Comune di Roma di cui il Campidoglio detiene il 51%. Per chiarire il concetto, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ripete i due aggettivi cinque-sei volte nelle sette pagine di parere consegnato alla sindaca Virginia Raggi che aprono un fronte nuovo per la giunta M5s da affrontare con una certa rapidità.
Nel documento, frutto di una riunione dell'Authority che ha affrontato la questione lo scorso 24 novembre, viene infatti smontata (perché ritenuta "contra legem") la delibera del 2010 con la quale veniva prorogato l'affidamento del servizio di illuminazione pubblica ad Acea fino al 2027. Ora, dieci anni dopo quella decisione licenziata dalla giunta Alemanno (e contestata in punta di diritto nel parere dell'Authority), Raggi e i suoi assessori si ritrovano il fiato sul collo dell'Antitrust che avvisa l'amministrazione capitolina della "improrogabile cessazione dell'affidamento in oggetto al 31 dicembre 2020". Meno di un mese, insomma, per chiudere i rapporti con una delle principali aziende in-house e procedere, invece, a un nuovo affidamento attraverso due strade già tracciate dall'Antitrust: "L'indicazione di un'apposita gara aperta o la adesione alla corrispondente convenzione Consip", la centrale acquisti della pubblica amministrazione.
L'Authority auspica "che si proceda senza ulteriori ritardi", anche perché nell'attuale sistema a rimetterci sarebbero tutti i cittadini della capitale: "Dal confronto fra le condizioni economiche applicate per il servizio di illuminazione pubblica di Roma capitale con il miglior parametro concorrenziale di riferimento, costituito dagli esiti delle gare Consip per la fornitura di servizi analoghi - si legge nel parere firmato dal presidente dell'Antitrust Roberto Rustichelli - emergono gli inequivocabili effetti negativi, per l'erario e la collettività, dell'affidamento diretto". Secondo l'Autorità per la concorrenza le condizioni economiche dell'affidamento ad Acea sono peggiorative rispetto a quelle che si possono trovare sul mercato, sia in termini di "canone unitario per punto luce" sia per quanto riguarda gli interventi di efficientamento energetico. E qui viene citato il caso del cosiddetto "Piano Led" approvato nel giugno del 2015 dalla giunta Marino e costato 48 milioni di euro: secondo l'Antitrust la sostituzione delle lampade in città con quelle al Led è stata fatta "indipendentemente dalle esigenze di efficientamento energetico del territorio (che possono variare anche notevolmente a seconda del tipo di illuminazione necessaria)". Non solo: di quelle lampade moderne "è stato solo ipotizzato il livello di risparmio energetico ed economico, non risultando alcuna verifica oggettiva e indipendente né in corso d'opera né ex post". Dure le conclusioni: "Dall'insieme delle considerazioni svolte consegue non solo l'illegittimità del perdurante affidamento del servizio di illuminazione pubblica del Comune di Roma in favore di Acea (attraverso Areti spa), ma anche il maggior costo per il servizio determinato da tale affidamento illegittimo".
Un'ulteriore grana per Raggi che si ritrova a dover affrontare prima del 31 dicembre una vicenda ereditata dal passato che rischia pure di incrinare i rapporti con Acea.

Foto: kI lampioni Le nuove lampade a led che hanno sostituito le tradizionali