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15/12/2020

LA NOVITÀ BELLUNO Una legge nazionale per semplifi…

Il Gazzettino

«Riforma degli appalti, del codice ambientale e della legge sugli espropri»
LA NOVITÀ
BELLUNO Una legge nazionale per semplificare le procedure in materia di difesa del suolo e anticipare gli interventi di prevenzione. Chiesta più volte dall'assessore regionale Gianpaolo Bottacin, anche durante l'ultima conferenza delle Regioni, dovrebbe esser presentata in Parlamento entro la fine dell'anno. Permetterebbe di agire più in fretta e soprattutto di aggirare la palude di burocrazia dove rimane incastrata la maggior parta delle opere. «A livello provinciale sento parlare spesso di cabina di regia dice Bottacin Mentre la Provincia ipotizza, le Regioni ci stanno lavorando da mesi insieme al governo e il Veneto è in prima linea. Se dopo Vaia siamo riusciti a fare tante opere in poco tempo, perché non prendiamo ciò che ne è uscito e lo trasformiamo in legge?».
L'ESEMPIO
La tempesta Vaia ha devastato il Veneto, e in particolare il Bellunese, a fine 2018. A distanza di un anno sono stati aperti 1.035 cantieri e poi altri 480. «In due anni - continua Bottacin abbiamo speso 660 milioni di euro per oltre 1.500 cantieri. È la prova che le cose si possono fare». Ciò che viene chiesto al Governo, per citare alcune proposte, è una riforma del codice degli appalti, della legge 241 sulla trasparenza dell'attività amministrativa, della legge sugli espropri e del codice ambientale. «Uno dei problemi più grossi riguarda le macerie riflette l'assessore regionale è una cosa di cui vuoi disfarti, quindi per legge si tratta di un rifiuto. Ma devi capire di che tipo è, compilare una serie di carte, portarlo in discarica. Pensiamo ai milioni di metri cubi di materiale uscito dai corsi d'acqua con Vaia. Se non avessimo velocizzato le procedure sarebbe successo come nel terremoto del 2016 in Centro Italia con le macerie che sono rimaste nelle piazze».
NUOVE REGOLE
È ovvio che andranno messi dei paletti ma molte cose possono essere semplificate. Il rischio è che passi troppo tempo dall'avvio dell'iter fino al completamento dell'opera. Intanto, magari, arriva un'ondata di mal tempo simile a quella di una settimana fa che allaga interi paesi e ne sommerge di neve altri. «Se si vogliono velocizzare i tempi l'unico sistema è agire come quando c'è un'allerta» spiega Bottacin. In quel caso il Governo dichiara lo stato di emergenza, il dipartimento di Protezione civile emette un'ordinanza, nomina i commissari (di solito i presidenti di Regione) e prevede una serie di deroghe a leggi ordinarie: «Così riusciamo a fare i lavori subito. Se invece seguiamo l'ordinarietà ci vogliono almeno 10 anni per un'opera seria di difesa del suolo».
LA SITUAZIONE
L'argomento è più che mai attuale. Una settimana fa l'Alpago è finito sotto 615 millimetri d'acqua (nell'alluvione del 1966 erano stati 614). In quota ci sono state nevicate eccezionali e molte strade sono ancora chiuse. Per non parlare delle frane: tra le nuove e le vecchie rimesse in moto se ne contano 248. L'accesso a Zoldo, dalla Provinciale 251, è ancora bloccato con evidenti difficoltà non solo per i pendolari che lavorano a Longarone ma anche per chi necessita di cure urgenti. «Durante l'emergenza dello scorso fine settimana mi ha chiamato il sindaco di Val di Zoldo racconta Bottacin Una bambina doveva essere ricoverata in ospedale e tutte le strade di uscita dal paese risultavano chiuse. Tranne il passo Staulanza. Cinque minuti dopo è scesa una valanga e abbiamo dovuto chiudere anche quella via». Per fortuna le condizioni di salute della bambina sono migliorate ma il problema rimane. Attualmente è chiusa solo la Provinciale 251 dove «è venuta giù mezza montagna. In mezzo alla strada c'è un masso enorme da togliere. E va rifatto il muro di sostegno». La speranza è di riaprire la strada, a senso unico alternato, per Natale.
Davide Piol
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