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08/12/2020

«Infrastrutture, già in cassa 100 miliardi»

Il Sole 24 Ore - Mauro Salerno

Il sottosegretario Margiotta
Dopo due mesi inviate da Palazzo Chigi alle Camere le opere da commissariare
Non passa solo dal Recovery il rilancio delle infrastrutture. Anzi. I fondi in arrivo dalla Ue «devono essere aggiuntivi e non rischiare di essere sostitutivi» di risorse già disponibili. Prima della pandemia si era arrivati a una stima di 130 miliardi pronti ma non spesi per i grandi cantieri. Ora alle Infrastrutture sono arrivati a valutazionei più dettagliate. «Ci sono in cassa 95-100 miliardi», ha precisato il sottosegretario Salvatore Margiotta, partecipando a un incontro on line sulla qualità delle opere pubbliche organizzato dall'Ifel con un occhio anche a procedure e obiettivi strategici del Recovery Plan nell'ammodernamento dell'economia italiana. «L'imperativo è correre», ha detto Margiotta, evidenziando le difficoltà a mettere a terra gli investimenti. «Con le deroghe del Dl Semplificazioni abbiamo esteso il modello Genova a tutte le grandi opere, ma nessuno lo usa».

Palazzo Chigi ha mandato in Parlamento l'elenco delle opere da commissariare dopo oltre due mesi di gestazione (si veda Il Sole 24 Ore del 19 settembre scorso). Inoltre, Porta Pia ha diramato due circolari per spingere le Pa a usare le scorciatoie normative per accelerare gli appalti. «Sono appena uscite diverse maxigare - ha aggiunto il sottosegretario - ferroviarie e stradali per un valore di qualche miliardo ma le aziende lamentano di non riuscire a prepararle in così poco tempo».

Uno studio Cresme ha messo in evidenza i diversi modelli internazionali per garantire la qualità delle opere attraverso la qualificazione delle imprese. Si è tornato a parlare di rating di impresa e di qualificazione della Pa. Due pilastri del codice del 2016 finiti su un binario morto. «Giusto parlare di qualificazione ma prima bisogna chiarire qual è il mercato di riferimento», ha attaccato il vicepresidente del'Ance Edoardo Bianchi. «Dopo i decreti Sblocca-cantieri e Semplificazioni il codice è saltato. Viviamo il paradosso per cui Anas e Rfi, pur appartenendo alla stessa "famiglia", applicano norme radicalmente diverse, per esempio, sul subappalto. Per quale tipo di mercato si chiede alle imprese di qualificarsi?».

Dalle imprese di servizi è arrivata la richiesta di ripensare il codice, mettendo mano a una legge quadro ad hoc. «Le norme sugli appalti sono ancora troppo "lavorocentiche" - ha detto Lorenzo Mattioli, presidente di Confindustria Servizi Hcfs -. Il Recovery Plan si deve aprire a un progetto per i servizi, capace di cogliere la specificità di questo mondo, che con la pandemia si è preso cura del Paese».

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