scarica l'app
MENU
Chiudi
15/12/2020

Incastrato manager pubblico Agli arresti l’ex presidente del Forlì

QN - Il Resto del Carlino

Un dirigente comunale (Flavio Magalotti). L'ex presidente del Forlì Calcio (Stefano Fabbri). E un piccolo imprenditore di Tredozio (Stefano Cavina). Tutti e tre arrestati, ai domiciliari, per peculato e falso ideologico. Per «essersi appropriati di denaro del Comune di Modigliana» e aver scritto verbali e redatto fatture per «lavori non necessari... e mai eseguiti». Ipotesi di reato che sono costate l'arresto, ieri nel suo ufficio in Comune a Modigliana, a Flavio Magalotti, 52 anni, dirigente organizzativo dell'area tecnica e dei lavori pubblici. Lui sarebbe, stando ai capi d'imputazione, l'asse di rotazione dell'intera spirale criminosa. Il cervello delle operazioni considerate illecite dagli investigatori. I carabinieri arrivano in forze in mattinata, a Modigliana. Una folla si assiepa. Curiosissima. E, solo un po', stupita. Cinque auto. Una quindicina di militari. Che poco dopo si presentano davanti alla scrivania di Magalotti. In mano gli inquirenti hanno l'ordinanza di custodia cautelare del giudice di Forlì e il relativo ordine di sequestro. Secondo l'accusa, formulata dal sostituto procuratore della Repubblica Laura Brunelli, nel giro di due anni, tra il giugno 2018 e la primavera del 2020, Magalotti avrebbe avviato un ingranaggio di appaltazione a ciclo costante. Lavori che, sostiene la procura, non sarebbero «mai stati fatti». I soldi però sarebbero girati, eccome. Nell'inchiesta figurano pure 15 indagati; piccoli imprenditori di Forlì, Tredozio, Rocca, Portico e Faenza, tutti «pagati da Magalotti coi soldi pubblici», rimarca la pubblica accusa. Incarichi «fantasma» per aree verdi da manutenere, forniture di materiale vario (pneumatici compresi), rifacimenti di strade pubbliche, acquisti assortiti per uffici o relativi ad attrezzature zootecniche; revisioni di automezzi comunali, operazioni di ripristino (comprese quella per la biblioteca); per tutto questo sono state emesse 44 fatture. Per un totale di 180.971 euro. La stessa scena di Modigliana si ripete, in contemporanea, a Forlì. Siamo negli uffici della società Romolo Venturelli (che si occupa di impiantazione e attrezzaggio relativi a lavori edili); l'amministratore è il predappiese Stefano Fabbri, 55 anni, dal 2014 al 2018 numero uno del Forlì Calcio e attuale socio dei biancorossi. A Tredozio, alla CG Edil, i militari di Forlì esibiscono invece l'ordine di custodia cautelare e l'atto di sequestro a Stefano Cavina, 56 anni. In particolare, a spingere per l'arresto dei tre, è un appalto su tutti. Quello cioè relativo alla ristrutturazione dell'edificio comunale di Modigliana da tutti noto in paese come «l'ex macello» (oggi sede di una scuola di musica). Un affare da 63mila euro, suddiviso in due quote. Una (11mila euro) per la rimozione delle attrezzature esistenti (affidato alla Venturelli di Fabbri); l'altro (52mila euro) per le opere di ristrutturazione dello stabile. Il tutto - sottolinea l'accusa - «dopo aver affidato in via diretta l'appalto alla Venturelli... e dopo la presentazione di preventivi a società compiacenti... di cui uno presentava un importo superiore e l'altro inferiore...». I lavori venivano affidati però alla ditta di Cavina «pur avendo offerto un ribasso maggiore agli altri pari al 21,5%... e nonostante l'azienda non comparisse nel primo elenco di operatori economici inivitati a presentare l'offerta... e sia stata inserita solo successivamente». Insomma, la ditta di Cavina prima non esiste nel ventaglio delle possibili assegnatarie, e poi, di colpo, compare (sempre secondo l'accusa). Restando in sella al caso, per la pm Laura Brunelli, a carico di Magalotti c'è un'aggravante. Per la procura di Forlì, il dirigente comunale di Modigliana «commetteva il fatto in qualità di preposto dell'ente comunale, predisponendo il bando di gara... e per aver presieduto la commissione aggiudicatrice... nonché responsabile del procedimento e di direttore dell'esecuzione del contratto...». Il contratto viene firmato. È il 5 giugno 2018. Via ai lavori. E giù coi primi sospetti. Da quell'appalto - fin da subito, a quanto pare, non così cristallino - s'innescano le primissime segnalazioni agli inquirenti. L'inchiesta va avanti. Tra carte, verbali di lavori e appalti, o file di computer, ci sono migliaia di pagine da scartabellare. Ispezionare. Esplorare. Forse è solo l'inizio. Maurizio Burnacci © RIPRODUZIONE RISERVATA