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01/12/2020

In duecento in piazza per il “Barontini”

QN - La Nazione

SARZANA Un lungo applauso guardando in alto. Il battito delle mani è stato scandito per un tempo sufficientemente lungo per far capire che il destinatario di quel gesto era idealmente dietro la finestra di palazzo civico rimasta socchiusa. Quell'anta sembrerebbe la metafora del palazzo trasparente e aperto alle esigenze dei cittadini, quasi per far entrare il malcontento di una città che di domenica mattina si è ritrovata unita per protestare. In duecento, forse qualcosa di più, senza slogan, bandiere, simboli ma soltanto la presenza e quel girotondo (distanziato) intorno al Comune prima dell'applauso rivolto al cielo, per ringraziare i presenti, l'unione e soprattutto ironizzare sulle scelte di un' Amministrazione comunale. Indubbiamente in linea e attente ai protocolli di legge ma distratte sul significato neppure troppo nascosto di certi simboli cittadini. La manifestazione spontanea di ieri mattina è stata il segnale che dovrebbe indurre le parti a sedersi e trovare un compromesso prima che la situazione diventi spigolosa. In tanti hanno voluto protestare contro il bando, non certamente contro il vincitore, che l'amministrazione comunale ha aperto per affidare la gestione del centro sociale «Barontini» per quasi 30 anni curato dal comitato della Terza Età. La gara è stata vinta da un'altra società, legittimamente, e per questo imposterà la propria linea. Per gli anziani, i loro progetti e l'Università della Terza Età ci sarà comunque uno spazio come sembrerebbe dalle assicurazioni ricevute dalla presidentessa dell'associazione. Ma quella mano tesa non troverà pronta a rispondere quella dell'associazione della terza età. «Stiamo facendo il trasloco - ha ribadito commosso fino alle lacrime il presidente Marco Gilardi - e lasceremo la struttura come l'abbiamo trovata: soltanto muri vuoti. Abbiamo ricevuto lo sfratto dal Comune di Sarzana che ci intima di rimuovere tutto entro 15 giorni e lo faremo. Non ci sarà nessuna collaborazione con i nuovi gestori, perchè dall'arroganza di certe uscite hanno dimostrato che con noi non avranno nulla a che fare». Una delle frequentatrici del circolo è Luisella Tusini, per anni dipendente comunale. «Il bando - spiega - è stato formulato chiaramente per escluderci. Pretendere che la nostra associazione dovesse farsi carico di spese che si avvicinano a quasi 20 mila euro all'anno equivale a metterci alla porta. E' stato così. Il bando è ovviamente legittimo e il vincitore ha presentato l'offerta migliore. Ma questa cosa non si doveva fare». A lanciare l'dea del flash mob sono stati i consiglieri Paolo Mione, Fioretta Mazzanti e Beatrice Casini. «Il nostro appello- ha spiegato Casini - è quello di chiedere alla giunta di ripensarci, annullando i bandi e lasciandone la gestione dei plessi alle rispettive associazioni, alle medesime condizioni di sempre. Dietro queste realtà vi sono storie che costituiscono un patrimonio inestimabile per la città e per le quali non possono esistere, da parte del Comune». Paolo Mione invece ha suggerito di occupare il centro sociale e il parco esterno per dare continuità a una protesta che, dopo tanto tempo, ha rivisto sulla stessa piazza figure politiche per anni divise. Massimo Merluzzi