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19/12/2020

Il Sistema in una montagna di carte «Era un meccanismo spregiudicato»

QN - La Nazione

LUCCA Ore, giornate, mesi. C'è voluto l'impiego di tutte le forze dell'ordine per esaminare la montagna di documenti sequestrati dagli inquirenti e inquadrare il Sistema Vagli. Gli stessi che da maggio hanno passato al setaccio centinaia di conti correnti, delibere, banche dati, tabulati. Componendo le tessere di un mosaico puntellato da 36 indagati per ben 63 capi d'imputazione. Il loro lavoro è stato portato alla luce ieri durante un incontro introdotto dal procuratore capo, facente funzioni, Lucia Rugani. «Mario Puglia - ha premesso - ha un grande rispetto verso l'autorità giudiziaria e finora è stato sempre assolto. Per oltre 15 anni è stato protagonista della vita pubblica di Vagli. E' stato anche animato da buoni propositi come valorizzare il territorio e creare occasioni di lavoro. Ma tutto questo deve coniugarsi con la legalità e il rispetto della legge». Il punto, secondo la Procura è questo: il Sistema Vagli, la legge l'avrebbe aggirata sistematicamente. Creando ricchezza sì, ma solo per le tasche dei propri appartenenti. In che modo? «Con una meccanismo di appalti - aggiunge Rugani - allegro e spregiudicato. Da qui la decisione di estendere il raggio di indagine, avviando una fitta ricerca documentale che aveva come centro sempre il sistema di conferimento di appalti, con l'ufficio tecnico del Comune». L'inchiesta è scattata su due fronti. Il primo nasce da una notizia di reato inviata alla Procura da parte dei carabinieri forestali di Camporgiano, guidati da colonnello Raffaella Pettinà. Nel mirino alcuni lavori su una strada comunale deliberati come urgenti, ma che all'occhio dei militari forestali, non lo erano. E il sostituto procuratore Salvatore Giannino, invece di archiviare la segnalazione, ha scelto di approfondire. Scoprendo il filone degli appalti per lavori di somma urgenza, cuciti addosso a ditte amiche. Dal 2018 sono stati circa 17 gli appalti sospetti affidati alla Tiziano Pandolfo Srl e 9 alla Romei Srl, i cui titolari sono entrambi indagati. Proprio con l'imprenditore Tiziano Pandolfo, come ricostruito dagli investigatori, Puglia stava progettando di costituire un'azienda per lo svuotamento del lago di Vagli, programmato per il 2021. L'altro filone è nato da un'intuizione dei carabinieri della compagnia di Castelnuovo, guidati dal maggiore Giorgio Picchiotti. Ed è quello che riguarda l'attività di compravendita di terreni e rapporti con gli imprenditori del marmo. I militari, in quell'occasione, notarono come buona parte dei terreni acquistati dal vicesindaco Puglia, fossero stati comprati falsificando documenti. E poi venduti da Puglia agli imprenditori marmiferi del gruppo Turba (due indagati). Qui è entrata in gioco la Guardia di Finanza che ha scoperto un movimento di denaro verso le due ditte da due milioni e mezzo di euro. Alle indagini, ancora in corso, hanno finora preso parte la Mobile di Lucca, il nucleo Pef della Finanza, i carabinieri forestali di Camporgiano, i carabinieri di Castelnuovo, di Camporgiano e la sezione di polizia giudiziaria della Procura. cla.cap