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02/12/2020

Il ragazzo di Trieste

Il Foglio - Manuel Orazi

ospedali a colori
La pandemia fa ripensare sì i borghi, le periferie, il telelavoro, ma sopra ogni cosa dovrebbe far ripensare gli ospedali, visto che nella prima ondata sono diventati i primi focolai d ' infezione e spesso le loro condizioni, interne ed esterne, risalgono a due secoli or sono; e non solo in Calabria. Gioverebbe consultare dunque l ' autobiografia uscita quest ' anno di un architetto segnato dal tema ospedaliero, cui ha dedicato gran parte della sua esistenza professionale. Laureatosi nel 1958 a Venezia con il rettore dell ' Istituto Universitario di Architettura, Giuseppe Samonà - infatti il libro s ' intitola Il ragazzo " dell ' Iuav " (LetteraVentidue 2020, 18 euro) - Luciano Semerani lo seguirà come assistente vivendo da vicino il progetto che avrebbe dovuto rivoluzionare l ' architettura lagunare, vale a dire il nuovo ospedale disegnato nel 1964 niente meno che da Le Corbusier. Il quale si recò più di una volta in città allo scopo, tenendo lezioni e conferenze ad hoc. Ovviamente non se ne fece nulla, figurarsi, il maestro peraltro morì l ' anno dopo, però la forza di quell ' ospedale pieno di luce e colori, sospeso sull ' acqua a ricreare il tessuto delle calli e dei campielli in un modo del tutto inedito avrà un ' eco planetaria che ancora perdura - l ' unica pubblicazione conosciuta del direttore libanese-bostoniano della prossima Mostra di architettura alla Biennale, Hashim Sarkis, è proprio su questo: Case: Le Corbusier ' s Venice Hospital and the Mat Building Revival (Prestel 2001). Semerani però è triestino, si barcamena fra le due città dell ' alto Adriatico insieme alla moglie e partner professionale Gigetta Tamaro e insieme hanno modo di progettare e poi realizzare il grigio Ospedale e le Cliniche universitarie di Cattinara a Trieste fra il 1965 e il 1983. Costruire un ospedale non era una passeggiata nemmeno nei favolosi anni Sessanta, figurarsi dopo: leggi, appalti, variazioni, eccetera. In ogni caso ancora domina il paesaggio del capoluogo giuliano con la sua mole un po ' minacciosa. Semerani però non ha niente di minaccioso e austero, come molti triestini è autoironico e scanzonato così come la sua autobiografia, che in copertina mostra solo un bel cappello e un paio di bretelle sgargianti. Di segno del tutto diverso infatti è il progetto successivo, il colorato Padiglione specialistico e Dipartimento d ' urgenza dell ' Ospedale dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia (1978-2006), ideato negli anni della " Presenza del passato " di Paolo Portoghesi della mitica prima Biennale di architettura del 1980 e del teatro del Mondo di Aldo Rossi dell ' anno precedente. I padiglioni veneziani di Semerani e Tamaro tentano dunque di instaurare un dialogo con le forme del passato, cambiando decisamente registro rispetto agli insegnamenti di gioventù e aprendo una nuova stagione " postmoderna " giocosa che li fanno assomigliare molto a dei giocattoli montati insieme. Il montaggio e la riscoperta del passato hanno portato Semerani a rivalutare prima di molti altri l ' opera dell ' architetto classicista sloveno Jo z e Plenik, nonché quello di Lina Bo Bardi, curando due mostre su di lei circa vent ' anni fa. In generale il libro è piacevole perché resta leggero sui fatti della vita, più personali che professionali - gli stessi maestri, il siciliano Samonà e il triestino Ernesto Nathan Rogers, sono ricordati così - , toccando punti esistenziali come nell ' ultimo capitoletto " Tra pianto " in cui rievoca un ' esperienza da malato, sempre scherzandoci sopra. Semerani ricorda infatti come il suo concittadino Italo Svevo fu il primo a portare il trapianto in letteratura, ipotizzando il più ardito di tutti: quello dei testicoli.

Foto: Le Corbusier, proposta per l ' ospedale di Venezia, 1964