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02/12/2020

Il Moscati ora regge l’urto il problema è il personale

Il Mattino

GLI OSPEDALI
Antonello Plati
È ancora emergenza nell'emergenza all'ospedale Frangipane di Ariano Irpino, mentre il Moscati regge l'urto. Soltanto un posto disponibile sul Tricolle, dei 38 totali, per le degenze ordinarie Covid. Situazione leggermente migliore per quanto riguarda la terapia intensiva dove sono liberi 3 dei 7 letti riservati ai contagiati.
Dunque, come comunicato dall'Asl nel consueto report pomeridiano, presso il presidio ospedaliero del Tricolle risultano ricoverati 4 pazienti (su 7 posti letto) in terapia intensiva; 12 pazienti (su 12 posti letto) in Medicina covid; 25 pazienti in Area covid, di cui 15 (su 16 posti letto) in Medicina e 10 (su 10 posti letto) in subintensiva. La soluzione, suggerita l'altra settimana dal direttore sanitario della struttura Angelo Frieri, sarebbe quella di reperire e attivare al più presto altri posti dedicati alle persone positive che continuano ad arrivare al pronto soccorso del Frangipane. Altrimenti, come già successo in più di un'occasione, non si potrà fare altro che bloccare gli accessi ai casi conclamati e a quelli sospetti dirottando i mezzi di soccorso del 118 su Avellino.
A Contrada Amoretta, infatti, ci sono almeno una cinquantina di degenze Covid libere e tra l'altro la gestione «flessibile» adottata dalla direzione strategica consente di riconvertire velocemente alcuni reparti. In questo momento, all'Azienda ospedaliera Moscati sono ricoverate 84 persone positive. La maggior parte si trova nel Covid Hospital, le altre sono distribuite tra le Unità operative di Medicina d'urgenza e Malattie infettive e il plesso Landolfi di Solofra. Di questi, 11 sono intubati in terapia intensiva (10 nell'area rossa del Covid Hospital, uno all'interno di un reparto della città ospedaliera), due sono in gravi condizioni. Si diceva della flessibilità. Nel Covid Hospital questa modalità di gestione consente di raddoppiare, all'occorrenza, i posti di terapia intensiva, che passano da 10 attuali a più di 20. Infatti, dei quattro piani di cui è costituita la Palazzina Alpi (che ospita il Covid Hospital), i due più in basso sono destinati ai pazienti non critici, mentre quelli alti a pazienti più complessi. Quindi, il secondo piano è sempre di intensiva. Il primo, invece, a seconda delle necessità può essere di semintensiva o di intensiva. Il piano zero è sempre semintensivo, mentre il piano sotterraneo è per le degenze ordinarie.
Quello che manca, però, è il personale. Sono diverse le Unità operative sottodimensionate, tra queste anche il Pronto soccorso dove gli operatori sono sottoposti a turni massacranti. L'altro giorno il direttore amministrativo del Moscati Germano Perito ha annunciato che è stata chiusa la prima fase della selezione per 160 infermieri da assumere con contratto a tempo indeterminato: sono circa 5mila le domande arrivate.
Restando in tema, problemi anche negli ospedali di competenza dell'Asl. Nei giorni scorsi sono state avviate le procedure di licenziamento di una settantina di lavoratori dipendenti del consorzio Gesco, aggiudicatario dell'appalto per l'affidamento in outsourcing delle attività assistenziali infermieristiche, riabilitative, tutelari e di supporto all'utenza assistita: «Settantotto lavoratori che rischiano il posto di lavoro dopo anni di precariato», dice la segretaria generale della Fp Cgil di Avellino, Licia Morsa. «Operatori sanitari assunti a tempo indeterminato da imprese che per anni hanno erogato servizi in nome e per conto dell'Asl in virtù di un appalto, scaduto da anni, prorogato di mese in mese. Spesso destinatari di false promesse e facili ricatti. Un rimbalzo di responsabilità ed incertezze tra chi, anni fa, si è aggiudicato l'affidamento e un'azienda sanitaria che, a distanza di oltre due anni dalla scadenza naturale dell'appalto in questione, ancora non ha un piano integrato su servizi, fabbisogno e bandi di reclutamento». Una situazione inaccettabile: «Tutto questo ritardo ha generato aspettative legittime in quei lavoratori che magari si sono creati una famiglia, hanno acceso un mutuo o programmato un figlio». La motivazione del licenziamento collettivo sarebbe legata alla scadenza della proroga dell'appalto fissata per il prossimo 31 dicembre: «Non si sa a quali servizi si riferiscano e a quali lavoratori dal momento che si fa riferimento ad una parte di essi. Avevamo già richiesto tempo fa di aprire un tavolo tecnico presso l'Asl per un confronto fattivo sul piano del fabbisogno e della stabilizzazione del personale ma, come la maggior parte delle nostre richieste, anche questa è rimasta inevasa. Abbiamo bisogno di dati certi, forniti alla luce del sole, senza lasciare a chicchessia la possibilità di utilizzare le debolezze dei lavoratori per fare la voce grossa».
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