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01/12/2020

Gualtieri da in appalto il compito di scrìvere le norme del Recovery

La Verita' - GIUSEPPE LITURRI

Il ministro affida in outsourcingle questioni tecniche. La politica potrà supervisionare
• Non è un mistero che intorno ai fondi del Next generation Eu (NgEu) si stia giocando una partita importantissima sia a livello politico che tecnico. A livello politico, a Bruxelles sono ancora in discussione, tra Commissione, Europarlamento e Commissione (il cosiddetto Trilogo) molti aspetti essenziali del Regolamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf). A Roma, è tuttora irrisolto il braccio di ferro tra il ministro Roberto Gualtieri ed il premier Giuseppe Conte, sulla task force e sulla sua guida effettiva, se sotto Palazzo Chigi o sotto il Mef a stretto contatto con la Ragioneria. «Tale mole di risorse che si gestisce bene solo con una struttura amministrativa diversa dai ministeri. Servono ingegneri, urbanisti e sociologi», avvertiva Andrea Orlando. Detto che anche i gruppi parlamentari da tempo insistono per un loro maggiore coinvolgimento, c'è anche un altro tema politico, di ordine più generale, che emerge prepotentemente dalle parole di Conte pronunciate venerdì intervenendo ad un evento organizzato dal M5 S: «Vi posso assicurare che una volta operate queste scelte con questo governo anche i governi che verranno dopo si ritroveranno ad attuare scelte politiche in fase esecutiva e sarà diffìcile rimetterle in discussione». Affermazione che, come minimo, dovrebbe implicare un effettivo coinvolgimento delle opposizioni nel disegno dei progetti del Ngeu. Altrimenti, potrebbe essere inutile votare per la prossima legislatura. A livello tecnico, Gualtieri conosce bene le stringenti maglie poste dalla Commissione sia nella definizione degli obiettivi, che determineranno una immediata scrematura dei piani finanziabili, che nell'esecuzione dei progetti e nella successiva rendicontazione, con elevato rischio di bocciatura e perdita dei finanziamenti in caso di difformità. Una corsa ad ostacoli fatta di cronoprogrammi e obiettivi quantitativi da conseguire. E allora (come anticipato sabato da Italia Oggi) ha pensato bene di portarsi avanti ed inserire nella nuova bozza del decreto Ristori 4, che il governo dovrà approvare nel fine settimana, un plafond di 2 milioni per assunzioni all'esterno di personale a elevata specializzazione da parte della Studiare sviluppo srl, società in house del Mef, creata nel 2003 allo scopo di supportare la Pubblica amministrazione nella gestione dei fondi comunitari. Essa avrà il compito di predisporre «progettazione di interventi» nell'ambito di attuazione di programmi e progetti cofinanziati ovvero finanziati da fondi nazionali, europei e internazionali, nonché delle attività di supporto all'attuazione di politiche pubbliche per lo sviluppo. Ad oggi, il governo ha deciso di utilizzare tutti i 209,7 miliardi teoricamente disponibili, salvo il perdurare dello stallo in corso a Bruxelles. In particolare, il governo ha scelto di usufruire di 121,2 miliardi di fondi per misure aggiuntive, anticipandoli con la prossima legge di bilancio, (ovvero quelle finanziate dal complesso delle sovvenzioni, per 82,1 miliardi, e quelle finanziate dai prestiti «aggiuntivi», per 39,1 miliardi) e di utilizzare la rimanente parte di 88,5 miliardi come prestiti «sostitutivi», ovvero per finanziare misure già presenti nella legislazione vigente. Consapevole della portata dell'impegno, Gualtieri ha abilmente spostato la cabina di regia del NgEu verso gli uffici di Via XX Settembre ed evidenziato il dilemma che ci accompagnerà fino al 2023: il livello di complessità del NgEu è tale che, per portare a casa quei fondi e non incorrere in spiacevoli «incidenti» con la Commissione e con i nostri partner europei, bisognerà lasciar fare ai tecnici e assegnare alle sedi politiche ed istituzionali, nella migliore delle ipotesi, un compito di mero indirizzo e supervisione. La enorme complessità operativa della progettazione, gestione e rendicontazione di questi piani è segnalata dallo stanziamento (articolo 184 del disegno di legge di bilancio) di ben 10 milioni destinati a un apposito sistema informatico. Una cifra, che da sola, offre le dimensioni del pilota automatico che si sta predisponendo negli uffici del Mef. Ci sarà spazio per la politica? O RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: MANI LIBERE Roberto Gualtieri