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02/12/2020

Gli appalti comunali innescano lo scontro tra politici e tecnici Tensioni in Consiglio

Il Piccolo di Trieste - Giovanni Tomasin

Oggi in aula la richiesta di creare una commissione ad hoc già bocciata dagli uffici. «Le gare sono nostra competenza» dopo il caso della trieste servizi
Giovanni TomasinGli appalti tornano a far bisticciare tecnici e politici. Approda oggi in Consiglio una delibera che chiede una commissione che approfondisca le condizioni dei lavoratori in appalto del Comune. Un tema storicamente caldo, su cui la "macchina" ha sentito di dover lanciare un segnale chiaro agli eletti: gli uffici hanno infatti affibbiato alla delibera un doppio parere negativo, sottolineando come la «responsabilità delle procedure di appalto» siano materia esclusiva dei dirigenti. E in aula ci si attende un dibattito non facile. Andiamo con ordine. La richiesta di istituzione della commissione è stata presentata il 19 febbraio da Cristina Bertoni (vicecapogruppo del M5s) e sottoscritta da tutti i consiglieri di opposizione. L'idea era nata all'interno di un dibattito che oggigiorno sembra appartenere a un altro secolo, come molti temi pre-Covid: Trieste Servizi. In origine, ricordiamo, era la proposta dei consiglieri dipiazzisti Francesco Panteca e Roberto Cason nel 2018, di trasferire a una società controllata, creata ad hoc, una bella fetta dei servizi comunali. Il tema, bocciato in aula, era poi riemerso in forma di raccolta di firme, nel 2019. A partire da quella petizione nasce l'idea della commissione sugli appalti, spiega Bertoni: «Ci abbiamo pensato confrontandoci con il collega Alessandro Imbriani durante la discussione sulla petizione popolare. Non era concepibile che i disagi economici e sociali dei lavoratori degli appalti non venissero affrontati dall'amministrazione, dopo che una petizione firmata da centinaia di persone era stata sottoposta all'attenzione del Consiglio comunale. Disagio che è divenuto ancora più urgente a causa della crisi pandemica. Mi auguro che si colga l'occasione di dare vita a questa commissione per dare una risposta a un bisogno reale di molti nostri concittadini». Tuttavia sull'approvazione della delibera incombono i pareri tecnici negativi rilasciati dal direttore generale Santi Terranova e dalla direttrice del Servizio finanziario Giovanna Tirrico. Nel suo parere di regolarità tecnica, il segretario Terranova scrive: «Parere negativo (...) per la seguente motivazione: la responsabilità riferita alle procedure di appalto è interamente rimessa ai dirigenti (...). In base al principio della separazione di poteri tra organi elettivi e gestionali non è ravvisabile alcuna competenza attribuita al Consiglio, o alle sue articolazioni quali le commissioni consiliari permanenti o speciali, nei processi di predisposizione di un bando di gara». La direttrice Tirrico riprende il parere di Terranova, avanzando anche dei dubbi sulle «maggiori spese» derivanti dalla costituzione della commissione che, se approvata dall'aula, durerebbe sei mesi. A dispetto del doppio "nyet", però, la parte politica ha deciso comunque di licenziare la delibera.Gli appalti sono un tema delicato, su cui è facile si accendano tensioni fra uffici e parte politica. La capogruppo del Movimento 5 Stelle Elena Danielis commenta così il "no" tecnico: «Non capisco come i lavori di una commissione possano precludere la legittimità delle future procedure di appalto e non possano fare luce sulle attività svolte dai dirigenti che restano, per disposizione di legge, responsabili delle procedure stesse».--© RIPRODUZIONE RISERVATA