scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
12/12/2020

Ex Svar, ultimatum alle imprese: costruite o nuovo bando per le aree

Il Messaggero

ENTRO FINE GENNAIO DOVRANNO FAR SAPERE AL COMUNE COSA INTENDONO FARE IL PROBLEMA DEL PREZZO RITENUTO FUORI MERCATO
IL CASO
Un ultimatum di 30 giorni per sapere, entro fine gennaio, chi ci sta e chi lascia; altrimenti le aree andranno di nuovo a bando e il progetto dell'ex Svar ripartirà da capo. Il Comune di Latina intende porre fine a uno stallo che dura almeno dal 2015. Ora i contenziosi sono finiti, il quadro degli espropri definito, così come il prezzo sborsato: 11.930.000 euro più Iva al 22%. Un costo che determina il prezzo di assegnazione per realizzare la volumetria: 190 euro al metro cubo (a fronte di un costo medio di queste operazioni intorno ai 100 euro/mc) che le imprese assegnatarie del piano di edilizia residenziale pubblica ritengono fuori mercato, o comunque troppo alto, come hanno in diverse riprese fatto capire al Comune. Ma il Comune non può fare marcia indietro: i costi di esproprio, dice la legge, devono essere interamente coperti. Alle imprese è stato comunicato tra il 2017 e il 2018, così ecco ora l'ultimatum: l'assessore al Governo del territorio, Francesco Castaldo, ha dato indicazione di scrivere la lettera in modo da avere un quadro chiaro: dire sì o dichiarare esplicita rinuncia. In caso, «come io immagino, le imprese assegnatarie rinuncino tutte, si va a nuovo bando», ha spiegato ieri in commissione Trasparenza. Un nuovo bando che non può prescindere da quel prezzo, ma che avrà un escamotage per renderlo attrattivo: «Pur mantenendo la destinazione a Erp - spiega Castaldo - lo faremmo non più come cessione del diritto di superficie, ma come diritto di proprietà». Che fine faranno le imprese, già assegnatarie, ma questo punto rinunciatarie? Semplice, «andranno negli altri piani di zona di erp previsti in città, è già successo in altri piani di zona». Ma non è tutto: il progetto, oggetto negli anni di molte modifiche, torna indietro alla stesura originale del 2006, quando il relativo plastico fu presentato dall'allora sindaco, Vincenzo Zaccheo. Allora il progetto prevedeva negozi sul fronte di via Romagnoli, ma vi furono lamentele di assegnatari che ne erano privi; a quel punto nacque la proposta di far realizzare ai privati la parte residenziale mentre quella commerciale restava in capo al Comune. Che, poco tempo dopo, girò la sua realizzabilità all'Immobiliare Romagnoli; quel protocollo non andò in porto, ma rimase comunque sul progetto la modifica di un unico edificio commerciale. Di nuovo, poi, il commerciale tornò agli operatori assegnatari, che lo richiesero per rientrare dei costi alti dell'Erp e vi fu quindi un'ulteriore variante, quella vigente, che cancella il piano interrato con i suoi parcheggi, li sposta al piano terra, e prevede un'unica piastra commerciale al primo piano con percorso pedonale e ingressi per le residenze. «Era un progetto che non andava in direzione dell'interesse pubblico e che, in quello spazio al primo piano, avrebbe rischiato di creare un ghetto - ha spiegato la dirigente, Eleonora Daga - riprendendo quello originale, invece, si riqualifica quell'area con piazze, negozi, spazi per la collettività».
An.Ap.
© RIPRODUZIONE RISERVATA