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08/12/2020

Come spenderemo i soldi europei

Milano Finanza - Luisa Leone e Roberto Sommella

INTERVISTA IL MINISTRO AMENDOLA SVELA I RETROSCENA DEL RECOVERY FUND: NESSUN BARACCONE
INTERVISTA IL MINISTRO AMENDOLA SVELA I RETROSCENA DEL RECOVERY FUND: NESSUN BARACCONE Solo bandi pubblici per i progetti finanziati dal Recovery Fund, ai quali tutte le aziende, comprese quelle straniere, potranno parteciparvi. Lo rivela, assieme a tanti altri aspetti inediti del progetto, il ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola in questa intervista a Milano Finanza. Pivot del governo per tutti i dossier caldi con l'Unione, l'autorevole esponente del Pd anticipa i contenuti della bozza di decreto sul programma Ue che sarà lunedì 7 dicembre in Consiglio dei ministri e che segna la prima pietra della grande operazione ripresa, confermando una cosa: per fruire di tutti i 207 miliardi di euro l'Italia dovrà dotarsi di una struttura tecnica precisa, competente e veloce. E sperare che cada il veto al bilancio Ue di Ungheria e Polonia. Domanda. Ministro Amendola su come saranno gestiti i fondi del Recovery c'è stata un po' di confusione, il governo ha deciso come funzionerà? Risposta. Noi abbiamo seguito una linea di massima trasparenza.A settembre abbiamo inviato in Parlamento le Linee Guida e dopo l'approvazione della mozione delle Camere abbiamo iniziato il confronto informale con la Commissione Europea sul Piano. Al prossimo Consiglio dei Ministri porteremo una bozza di aggiornamento che prevede, tra le altre cose, la creazione di una struttura che avrà il ruolo di soggetto attuatore. D. Può anticipare in cosa consiste questa struttura? Se ne sono sentite tante... R. È un documento in quattro capitoli. Il primo riguarda la visione d'insieme e gli obiettivi. Il secondo indica le macroaree di intervento, come la trasformazione verde, il digitale, la coesione sociale, le infrastrutture, la salute e così via, suddivisi poi in cluster. Il terzo riguarda la governance e il quarto la valutazione d'impatto sulla crescita, sul recupero dei ritardi del Paese, sulla distribuzione territoriale e il rispetto degli obiettivi dell'Agenda Ue al 2030. D. Un punto chiave dopo tanti comitati in epoca Covid è la governance: come sarà organizzata? R. Ci sarà una proposta normativa, che quindi dovrà essere approvata dal Parlamento, a cui comunque sarà inviata l'intera bozza, che prevederà appunto la creazione di un soggetto attuatore, una struttura tecnico-amministrativa che avrà poteri sostitutivi per tutte le fasi successive all'aggiudicazione dei bandi, in modo da velocizzare gli iter. Non dimentichiamo che tutte le risorse di NextGen Ue dovranno essere impiegate entro il termine massimo del 2026. D. Sarà una società a controllo pubblico? R. Stiamo lavorando su una struttura che abbia poteri di semplificazione, questa è la cosa importante non tanto la forma che assumerà che comunque conoscerete presto visto che la bozza diventerà pubblica. D. Ma si può sapere quanti saranno alla fine i progetti finanziati? R. Meglio non fare numeri. Posso dire che si sono fatti errori interpretativi, pensando che ogni ministero dovesse avere un suo progetto, ma non siamo in legge di Bilancio, qui si tratta di mettere in pista interventi che possano incidere per esempio sui ritardi del Paese. Per scegliere gli interventi abbiamo approfondito le c l a s sifiche europee e c e r t a mente siamo indietro in molti settori, dalla giustizia alla Pa, dall'occupazione femminile alla digitalizzazione, per fare degli esempi. E comunque alcuni progetti come Industria 4.0 sono già in legge di Bilancio e saranno finanziati con questi fondi. Poi ci saranno sempre due linee, una per i privati e una per la pubblica amministrazione, che va ammodernata e digitalizzata. D. Che altro? R. Sul fronte ambientale ci saranno gli interventi per l'applicazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec, n d r ) , che riguarda i trasporti puliti, la decarbonizzazione, l'industria circolare, il dissesto idrogeologico, l'Ecobonus al 110%. Ci sarà attenzione anche alle Pmi e all'istruzione ,ovviamente. Anche il Piano cashless del governo è un punto e riguarda anche la digitalizzazione e la modernizzazione del Paese. D. Le linee guida europee prevedono che almeno il 37% delle risorse debba essere dedicato ai progetti green e il 20% alla digitalizzazione, l'Italia si adeguerà? R. Faremo di più in entrambi i casi. Saremo al 40% per la sostenibilità ambientale e sopra il 20% per la digitalizzazione, comprese le reti a banda larga. Comunque vorrei aggiungere che la parte incentivi sarà minoritaria, punteremo soprattutto sugli investimenti, perché hanno un'ovvia ricaduta sulla crescita. D. I grandi gruppi pubblici saranno coinvolti? R. Tutti i progetti da realizzare saranno assegnati tramite bandi pubblici europei. Tutte le aziende, anche quelle straniere, potranno partecipare e comunque non solo i grandi gruppi. Certo in alcuni settori ci sono delle eccellenze, che credo abbiano le carte in regola per puntare ai bandi anche di altri Paesi. D. Perciò non ci sarà il finanziamento diretto di singole proposte delle società ma, individuati i progetti, per esempio lo sviluppo della filiera dell'idrogeno, si faranno dei bandi che si aggiudicheranno le società più in grado di realizzarli, italiane o straniere che siano? R. Si è così, non ci sono e non possono esserci riserve o assegnazioni dirette. D. Chi si occuperà dei bandi? R. Sarà il soggetto attuatore, che potrà utilizzare un fast track, nel rispetto della normativa. D. Ministro, ma l'Italia è in ritardo o no sulla presentazione del Piano? R. Noi stiamo seguendo il cronoprogramma europeo, che prevede la presentazione dei piani definitivi a inizio 2021. Semmai i ritardi si rischiano per i veti di Ungheria e Polonia al bilancio Ue. Se nel prossimo Consiglio del 10-11 dicembre non si troverà una mediazione il rischio è per tutta l'Europa, compresi i Paesi che hanno posto il veto, non c'è più tempo, si rischia anche l'esercizio provvisorio. D. Ministro, la Conferenza sull'Europa è finita nel cassetto? R. No, anzi si prevede di discuterne sempre al prossimo Consiglio Ue. È un'iniziativa importante soprattutto in un momento delicato come l'attuale. Vediamo se in quell'occasione si riuscirà a trovare un nome per la presidenza, quello potrebbe essere un avvio concreto. D. Cosa pensa di questo dibattito sul debito pandemico? La Conferenza sull'Europa o la gestione del Recovery può essere il contesto giusto per discuterne? R. Rispetto tutte le idee e tutti i dibattiti ma io mi occupo dei trattati e delle norme che ci sono oggi, del debito che abbiamo come Italia e penso a come poterlo rimettere su un sentiero decrescente. D. A proposito, saranno utilizzati tutti i 209 miliardi del NextGen Ue e saranno tutti denari aggiuntivi rispetto le previsioni di bilancio? R. No, per quanto riguarda i loans in parte saranno sostitutivi di emissioni dirette del Tesoro, per tenere appunto sotto controllo il debito. (riproduzione riservata)

Foto: D. Che altro? R. Sul fronte ambientale ci saranno gli interventi per l'applicazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec, n d r ) , che riguarda i traspor- Vincenzo Amendola D. Ma si può sapere quanti saranno alla fine i progetti finanziati? R. Meglio non fare numeri. Posso dire che si sono fatti errori interpretativi, pensando che ogni ministero dovesse avere un suo progetto, ma non siamo in legge di Bilancio, qui si tratta di mettere in pista interventi che possano incidere per esempio sui ritardi del Paese. Per scegliere gli interventi abbiamo approfondito le c l a s sifiche europee e c e r t a mente siamo indietro in molti settori, dalla giustizia alla Pa, dall'occupazione femminile alla digitaliz-