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17/12/2020

Cave di marmo, il sindaco rischia il processo

Brescia Oggi

BOTTICINO. L'inchiesta si innesca sulla vicenda dello sfruttamento dei giacimenti al centro di «veleni» politici e di un vortice di vertenze giudiziarie amministrative
Chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di minaccia a pubblico ufficiale Avrebbe fatto delle pressioni per far annullare il bando di concessione
Il reato che gli viene contestato è quello di minaccia a pubblico ufficiale. La procura di Brescia ha chiesto il rinvio a giudizio, l'udienza davanti al giudice non è ancora stata fissata, nei confronti del sindaco di Botticino Giambattista Quecchia. La vicenda è quella relativa alle concessioni per lo sfruttamento delle cave di marmo che nei mesi scorsi aveva infiammato il dibattito politico. Secondo gli inquirenti, il primo cittadino di Botticino nell'ottobre di un anno fa per costringere la responsabile dell'Ufficio Cave del Comune a revocare il bando di gara relativo alle nuove concessioni l'avrebbe minacciata «rappresentandole che se non avesse provveduto ad annullare il bando in questione, non avrebbe avuto il rinnovo della posizione organizzativa». Con lui comparirà davanti al giudice anche l'avvocato Piermario Strapparava, il legale che davanti al tribunale amministrativo aveva perorato la causa delle realtà del settore escluse dal bando di gara per la concessione. L'accusa nei suoi confronti è quella di turbata libertà degli incanti. Per gli inquirenti, così si legge nella richiesta di rinvio a giudizio depositata nelle scorse settimana, il legale: «Al fine di bloccare l'avanzamento della procedura di evidenza pubblica, minacciando i commissari nominati dall'Amministrazione comunale per far parte della commissione giudicatrice in previsione dell'apertura della busta relativa all'offerta tecnica, che, qualora avessero accettato la nomina in questione sarebbero stati passibili di responsabilità risarcitorie e di natura penale, impediva o, comunque, turbava la regolare celebrazione della gara in questione, in quanto i commissari contattati rinunciavano all'incarico». LA VICENDA delle concessioni per lo sfruttamento delle cave aveva acceso il dibattito politico nel corso della scorsa estate dopo che il Consiglio di Stato aveva rinviato al prossimo anno la soluzione della questione relativa al rinnovo dei contratti. Sotto attacco era finito proprio il sindaco Quecchia che, a luglio, aveva ribattuto alle polemiche sostenendo che lo stallo in cui era finita la vicenda non potesse essere imputata al suo esecutivo. «La situazione è in stallo e lo scenario è decisamente preoccupante - aveva sottolineato -. L'involuzione del bacino marmifero è conseguenza delle scelte della precedente Giunta».