scarica l'app
MENU
Chiudi
07/01/2021

Bussi, la bonifica bloccata dai ricorsi

Il Messaggero

Il braccio di ferro a colpi di denunce e diffide tra le istituzioni oltre che con le aziende ritarda gli interventi attesi da 14 anni LA BOMBA ECOLOGICA DENUNCE INFINITE DAL MINISTERO DELL'AMBIENTE UN'ALTRA AZIONE PER FAR ANNULLARE L'APPALTO PER IL RISANAMENTO
BUSSI Diffide, ricorsi e controricorsi. L'anno che si è appena concluso, il numero tredici dell'era delle discariche dei veleni, si è consumato nelle aule di tribunali. Edison contro la Provincia di Pescara, Comune di Bussi, Regione, Arta e impresa che si è giudicata l'appalto per la bonifica delle discariche 2a e 2b contro il Ministero dell'Ambiente che ha annullato la gara. E, infine, è notizia degli ultimi giorni, il Ministero, dopo la bocciatura del Tar di Pescara, presenta ricorso al Consiglio di Stato in difesa dell'annullamento dell'appalto. Un anno, quello appena trascorso, tanto impegnativo sul piano giudiziario quanto inconcludente per quanto riguarda la bonifica dei siti contaminati. Con l'unica novità del cantiere aperto dalla Edison per mettere in sicurezza l'area delle discariche 2a e 2b, in ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato la responsabilità dell'azienda milanese nella contaminazione dell'area. Un colpo d'occhio notevole dalla statale 153. Il sito a monte della centrale turbogas della Edison è stato disboscato per consentire le opere di capping e un piano di interventi di messa in sicurezza suddiviso in tre fasi. A Tremonti, altro sito inquinato, dove Edison si è fatta carico degli interventi di bonifica, in quanto proprietaria dell'area tra il Pescara e la stazione, i lavori proseguono molto a rilento. Tutto tace, invece, per quanto riguarda il sito industriale per il quale la Provincia di Pescara, a dicembre 2019, ha emanato l'ordinanza che individua sempre in Edison, quale erede Montedison, il soggetto responsabile della contaminazione del sottosuolo. Ritardi, ma anche non poche omissioni hanno segnato i 14 anni, anniversario a marzo, trascorsi dalla scoperta delle discariche dei veleni da parte della Forestale. Anni segnati anche da un'infinità di ricorsi, diffide e denunce. Difficile tenerne il conto. E' di giugno scorso la denuncia presentata in Procura dal sindaco Salvatore Lagatta per omessa bonifica da parte del Ministero dell'Ambiente. Un dossier di 265 pagine che ricostruisce la lunga vicenda dagli esordi. L'anno che è appena iniziato dovrebbe essere quello della svolta. Si dice ogni anno. Per poi arrivare al solito bilancio negativo. «Mi auguro - dice il sindaco Lagatta - che sia l'anno buono. Solo il Consiglio di Stato può mettere fine a questa situazione. Confido molto nelle indagini della Procura per far luce su tutta la vicenda che presenta ancora molti aspetti oscuri. E' importante che alle 2a e 2b si faccia la bonifica vera e propria. Il Ministero non sembra aver capito che se non si tolgono i rifiuti l'inquinamento continuerà e in quella zona non si potrà fare più niente. E' necessario vedere se lì sotto ci sono solo rifiuti degli anni 60 o anche di epoche precedenti. Se non si bonifica non lo sapremo mai». E' il passato che ritorna con il suo carico di misteri dell'ex iprite. Che sopravvive oggi con i resti di un'antica ciminiera e con i dubbi che le produzioni belliche abbiano lasciato il segno. Dubbi emersi, e subito fugati, già all'epoca della costruzione della centrale turbogas. Su questo e altri misteri potrà far luce solo la rimozione dei veleni sotterranei. Per scoprire che bonifica sarà bisognerà aspettare la decisione del Consiglio di Stato sul ricorso del Ministero dell'Ambiente. Due le strade: conferma della gara d'appalto o affidamento a Edison di un nuovo progetto. Al netto di nuovi colpi di scena. Floriana Bucci