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05/12/2020

Bussi, bocciato dal Tar il no del ministero alla gara per la bonifica

Il Messaggero

«Decisione tardiva, dopo cinque anni dal bando», rilevata anche la contraddizione di aver difeso l'appalto in altra sede
LA BOMBA ECOLOGICA
BUSSI Il ministero dell'Ambiente non poteva annullare la gara d'appalto per la bonifica delle discariche 2a e 2b. Lo ha stabilito il Tar di Pescara in risposta ai ricorsi presentati da Regione, Comune di Bussi e dall'associazione di imprese Dec, Deme environmental concratocors Nv, che nel 2018 si era aggiudicata l'appalto di circa 40 milioni di euro. Per il collegio giudicante il provvedimento adottato dal ministero in autotutela, oltre che tardivo in quanto presentato dopo ben cinque anni dall'aggiudicazione della gara, è da considerarsi illegittimo per una serie di motivazioni. Si tratta di rilievi che chiamano in causa «l'irragionevolezza del ministero nella valutazione dell'interesse pubblico». Nelle 42 pagine della sentenza si parla di sviamento di potere e di circostanze eccentriche. Come quando il ministero dell'Ambiente aveva difeso la legittimità della gara nei confronti del ricorso al Tar da parte della Toto holding.
L'ACCORDO VIOLATO
Contraddizioni che riguardano anche la violazione dei termini dell'accordo di programma per la bonifica e la reindustrializzazione che «non ha reso possibile la stipula del contratto di appalto». Né, secondo i giudici del Tar, può essere accettato, a motivazione dell'annullamento della gara, il fatto che la Provincia abbia individuato in Edison il responsabile della contaminazione, in quanto il decreto della gara fa salva ogni azione di autotutela.
Quanto alle criticità evidenziate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, citate dal ministero nell'annullamento in autotutela, il giudizio dei giudici del Tar è netto: una è superata per una serie di circostanze esposte e le altre due sono sospese perché concernono il parere definitivo del Consiglio stesso, non ancora adottato.
LA BUFERA
Numerose le razioni alla sentenza che boccia l'operato del ministero nei confronti del Sin di Bussi e apre scenari non ancora chiari. «L'annullamento della gara commenta il sindaco Salvatore Lagatta, che nel ricorso al Tar era rappresentato dall'avvocato Annamaria Bello aveva negato la possibilità di dare avvio immediato alle opere di bonifica, mortificando le aspettative del paese e dell'intero territorio abruzzese. Mi auguro che, valutando la prevalenza dell'interesse pubblico si avvii quanto previsto dall'accordo di programma». Per il presidente della Regione Marco Marsilio «adesso bisogna riavviare subito il discorso politico istituzionale attraverso il confronto tra la Regione, la Provincia e i Comuni interessati, in particolare quello di Bussi. Mi auguro che il ministero desista e non continui in una battaglia giudiziaria amministrativa che non farebbe il bene delle aree inquinate».
Chiama in causa il ministro Sergio Costa e i suoi impegni presi a Bussi, a gennaio 2019, il Forum H2o: «Ora chieda scusa agli abruzzesi e rifletta. Non ha difeso né l'ambiente né la salute ma i suoi dirigenti che sbagliavano. Censure clamorose su tutti i punti contestati. Siamo felici di aver contribuito scoprendo i documenti. Serve un'inchiesta interna sull'operato dei due dirigenti Lo Presti e Distaso. Auspichiamo che la Procura della Repubblica di Pescara batta finalmente un colpo sui ritardi ultradecennali delle bonifiche a Bussi». Una sonora bocciatura nei confronti del ministro Sergio Costa e del M5S Abruzzo, «che lo ha aiutato a sbagliare» arriva da Maurizio Acerbo e Corrado Di Sante di Rifondazione.
Floriana Bucci
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