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09/12/2020

Battaglia del gas, sindaci sconfitti al Tar

Il Gazzettino

SUI RICORSI VUOLE VEDERCI CHIARO LA PROCURA DI BELLUNO, A LUGLIO HA ACQUISITO TUTTI I DOCUMENTI
LA DECISIONE
BELLUNO Nuovo capitolo sul fronte della gara del gas. Il Tar del Veneto ha bocciato il ricorso dei comuni (guidato da Feltre) contro la scelta del capoluogo di procedere con l'apertura delle buste e la proclamazione del vincitore (Italgas). Via libera quindi alla società e alla stazione appaltante (il Comune di Belluno) che potrà proseguire con l'assegnazione. Una sconfitta per i primi cittadini che avevano deciso di schierarsi contro Palazzo Rosso che reggeva le fila della gara, in qualità di stazione appaltante. I sindaci contestavano un errore nella fissazione del valore industriale residuo (Vir) sottostimato, secondo loro, in circa 15 milioni di euro: il bando lo fissa a 61 i sindaci ne avrebbero voluti 75. Peccato, ha stabilito con altre parole il Tar, che se ne siano accorti solo a gara conclusa impugnando l'aggiudicazione e non il bando.
INAMMISSIBILE
Tecnicamente il ricorso firmato dai 42 municipi che si sono accodati alla linea dettata da Piazzetta delle Biade è stato bollato come «inammissibile» dalla presidente del Tar Veneto, Maddalena Filippi. Secondo il Tribunale amministrativo il valore ha infatti mantenuto la stessa stima di base sottoposta all'approvazione dei Comuni con un importo effettivo inferiore rispetto al bando precedentemente pubblicato ma lo avrebbe fatto a causa dell'aggiornamento alla nuova data presunta di consegna del servizio. Per i giudici amministrativi, mancano i presupposti giuridici per poter proporre un ricorso collettivo, manca un interesse diretto ad agire in quanto i Comuni si sarebbero attivati per difendere non un interesse proprio ma quello di una società da essi partecipata. I giudici sono andati anche oltre, sottolineando che è tardiva anche la contestazione relativa all'individuazione del valore, che risulta essere stato approvato in un confronto fra Bim Infrastrutture e la Regione Veneto. Insomma, le 13 pagine di sentenza pubblicata ieri, sono una pietra miliare nel fiume di carte bollate. I magistrati hanno anche sottolineato che mancano i presupposti giuridici per un ricorso collettivo; sussistono sia il difetto di legittimazione attiva che il difetto di interesse ad agire, in quanto «i Comuni ricorrenti in realtà non agiscono per far valere in modo immediato e diretto un interesse proprio, ma per far valere l'interesse della Società da loro partecipata».
UN PASSO INDIETRO
Nel maggio 2020 Italgas si è aggiudicata la gara nell'Ambito che conta 34 Comuni metanizzati, serviti da circa 990 chilometri di reti, per complessive 47 mila utenze finali. Il gruppo ha previsto un piano di investimenti, sul territorio, per circa 135 milioni. Una competizione a cui non aveva preso parte il gestore uscente Bim.
L'INCHIESTA
Sulla gara del gas ha puntato gli occhi anche la Procura della Repubblica di Belluno, determinata a volerci vedere chiaro nei continui giri di carte bollate. Nessun indagato, assicurano dal Palazzo di Giustizia, né ipotesi di reato. Lo scorso luglio però la Guardia di Finanza è andata a farsi consegnare i documenti relativi alla gara del gas dai municipi di Feltre e Belluno e dal consorzio Bim Piave, il quale ha offerto ai primi cittadini promotori del ricorso il sostegno alle spese. A settembre la questione era finita anche sul tavolo del consiglio comunale di Belluno con la risposta di un'interrogazione firmata dal consigliere Massimo De Pellegrin. Il sindaco Jacopo Massaro in quell'occasione ha sottolineato che la non partecipazione alla gara (da parte di Bim) non è stata condivisa e che ad oggi non si pagano canoni di concessione: Belluno non riceve così circa duecento mila euro l'anno (un milione e duecento mila in tutto il bacino, sempre annui). Il sindaco ha anche spiegato che non esiste un dettaglio relativo alle opere o ai comuni che vengono interessati dagli investimenti.
Andrea Zambenedetti
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