scarica l'app
MENU
Chiudi
16/12/2020

Bando imprese, società riammessa in graduatoria dal Tar

Il Gazzettino

IL CASO
PORDENONE La battaglia sul bando imprese approda nuovamente al Tar. E stavolta è il Comune di Pordenone a dover fare un passo indietro. A rivolgersi ai giudici amministrativi, attraverso l'avvocato Andrea Bellotto, è stata la We Digital Srl, una realtà di Maniago che aveva deciso di espandersi a Treviso, ma che alla fine ha scelto di recuperare un vecchio magazzino di 500 mq. che si trova tra via Roggiuzzole e via Molinari. L'obiettivo è creare un laboratorio per montaggi realtime e attività fotografica a servizio del commercio elettronico, ma anche diventare un punto di riferimento per diffondere la cultura informatica nelle scuole.
Si tratta di un progetto da 200mila euro, per il quale la società ha chiesto di accedere alla procedura Una impresa accessibile ed inclusiva indetta dal Comune di Pordenone. Avrebbe voluto beneficiare di un contributo fino a 100mila euro, ma è stata esclusa dal bando. Il motivo? «La città è stata divisa in tre parti - spiega Bellotto - C'è l'area target, che corrisponde al centro e consente di pianificare qualsiasi attività; l'area buffer, dove è possibile beneficiare dei contributi se l'attività è artigianale; infine, l'area più esterna, nella quale chi richiede il contributo deve dimostrare che la sua attività ha una ricaduta nell'area target o appartiene a una tipologia che ancora non esiste».
Il magazzino della Web Digital si trova all'interno di un isolato delimitato su due lati da via Roggiuzzole, che è area buffer, e via Molinari, che si trova in area target (vi è poi un terzo lato in via Montereale). Per il Comune la domanda di finanziamento è inammissibile perchè riferita a un'area buffer: ritiene che il magazzino si collochi in uno snodo con numero civico in via Roggiuzzole. Ma il Tar è d'accordo con l'avvocato Bellotto quando parla di «eccesso di potere e difetto di istruttoria» e di un «bando cervellotico». I giudici gli danno ragione soffermandosi anche sui termini utilizzati dai funzionari comunali, in particolare sul concetto di edifici attestanti negli snodi che «non appare - scrivano nella sentenza pubblicata ieri - per nulla inequivoco». «In primo luogo - si legge -, nell'italiano corrente il verbo attestare non ha il significato di affacciarsi (o prospicere) che gli attribuisce l'amministrazione; in ogni caso è sicuramente opinabile l'affermazione secondo cui ad affacciarsi (in senso figurato, quindi ad essere rivolto in una certa direzione) sullo snodo debba essere proprio la specifica unità immobiliare e non il complesso in cui la stessa si colloca, considerato che il bando fa generico riferimento agli edifici». Il Tar ritiene che la disposizione presenti «un tale margine di incertezza applicativa da esigere necessariamente un'interpretazione secondo buona fede».
Secondo i giudici, il diniego del contributo sarebbe viziato da eccesso di potere «nella parte in cui attribuisce ad una clausola costruita con terminologia poco precisa (per non dire oscura) una portata restrittiva tale da impedire l'esame nel merito della domanda di finanziamento della ricorrente». E sottolinea come la We Digiltal abbia caratteristiche tali da accedere al bando, avendo sede nell'ambito di un complesso immobiliare collocato in posizione angolare, all'incrocio tra via Molinari (area target) e via Roggiuzzole (area buffer), con cui condivide l'accesso, pur svolgendo l'attività in un edificio separato e retrostante. Il ricorso è stato dunque accolto, l'atto di esclusione dal finanziamento annullato e le spese compensate. La We Digital dovrà pertanto essere inserita in graduatoria.
© RIPRODUZIONE RISERVATA