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10/12/2020

Ballerani: «Prove inesistenti ma indagati per anni»

Il Messaggero

«LE CARTE DEI DUE PROCESSI SONO UN ESEMPIO DI NEGLIGENZA IMPERIZIA E INCAPACITA'»
PROCESSO SPADA
Il sollievo e poi l'amarezza. Cristhia Falchetta Ballerani è una avvocata ma ha avuto anche una parentesi politica, ricoprendo dal 2014 al 2016 il ruolo di assessora nella giunta di Leopoldo Di Girolamo. Una parentesi breve ma che l'ha vista coinvolta, come indagata, in due processi, quello sugli appalti per il percolato e lo Spada. Il giorno dopo la seconda sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussiste, prevale la sensazione di amarezza. «In questo caso addirittura l'assoluzione è stata richiesta dallo stesso pm, non c'erano prove a mio carico, eppure il processo è durato anni», sostiene. E spiega: «Ero appena entrata in giunta, per quanto riguarda il percolato, avevo partecipato a una sola delibera. Eppure mi era stato contestato il concorso per aver agito con più azioni a turbare la gara. E' chiaro da subito l'errore: avevo partecipato a una sola delibera non poteva aver agito con più azioni». Non solo, continua: «Mi sono stati contestati fatti del 2008, periodo in cui io addirittura politicamente non esistevo. Avevamo fatto proroghe dell'appalto perchè c'era il motivo dell'urgenza, c'era un problema ambientale in corso». Anche per quanto riguarda l'altro processo, quello che riguardava il frazionamento degli appalti per l'illuminazione pubblica, i cimiteri, lo sfalcio del verde, «la mia posizione era la stessa. Ho partecipato a una delibera che, addirittura, era un atto di indirizzo non esecutivo. In sostanza si chiedeva che il dirigente studiasse la possibilità di fare un progetto globale, in cui raggruppare tutti gli appalti. Una sorta di global service, nel rispetto della normativa degli appalti. Anche in questo caso mi sono state contestate delibere del 2008. Va detto che nel processo Spada la procura non prodotto in giudizio neanche mezza riga di intercettazioni.» «Da ex imputata e da avvocato dico che le carte dei due processi ternani sono un esempio di negligenza, imperizia e incapacità anche solo da un punto di vista tecnico giuridico. Un qualunque professionista avrebbe pagato quanto meno civilmente degli errori nell'eseguire il proprio lavoro e qualunque dipendente pubblico avrebbe pagato quanto meno con uno stop alla carriera o un trasferimento». «Credo - prosegue Ballerani - che nel momento in cui i pm chiedono assoluzione, lo Stato debba garantire la copertura delle spese legali. Chi perde deve pagare». «E poi aggiunge - non sarà il caso che il Csm si occupi della Procura di Terni?».
V.Ug.