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08/12/2020

Appalto luce illegittimo tavolo Comune-Acea L’Antitrust: fate in fretta

La Repubblica - Mauro Favale

Illuminazione pubblica
Già nel 2012 il primo altolà dell'Autorità per la concorrenza "Rispettare la scadenza del 31 dicembre"
Acea, ufficialmente, non dice nulla e passa la palla al Comune: «Il parere dell'Antitrust era rivolto al concessionario, non al gestore del servizio». Il Campidoglio grillino sta approfondendo la vicenda: «Gli uffici stanno leggendo le carte, poi avvieremo un tavolo con Acea». L'Antitrust ribadisce: «C'è una legge che va rispettata: quell'affidamento diretto deve cessare il 31 dicembre 2020». Nulla in più di quanto già espresso nel parere di 8 pagine che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha consegnato nei giorni scorsi alla sindaca Virginia Raggi e, per conoscenza, all'ingegner Maurizio Di Tosto, direttore del dipartimento sviluppo, infrastrutture e manutenzione urbana del Comune di Roma.
Sono loro che stanno studiando come uscire da un cul de sac che impone al Campidoglio di far cessare entro fine anno l'affidamento per la gestione del servizio di illuminazione pubblica della capitale di cui Acea (società in house del Comune di Roma, quotata in borsa) dovrebbe continuare ad occuparsi fino al 2027. La decisione, presa nel 2010 con una delibera adottata dalla giunta Alemanno, è stata definita «illegittima» dall'Antitrust già due volte: la prima nel dicembre del 2012 con un'altra segnalazione firmata dall'allora presidente Giovanni Pitruzzella. La seconda col parere dell'attuale numero uno dell'Authority Roberto Rustichelli che l'altro giorno ha "ricordato" al Campidoglio che, 8 anni dopo, il tempo è scaduto. Lo dice la legge, il decreto crescita approvato nell'ottobre 2012 dal governo Monti che fissò la cessazione degli affidamenti diretti «improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante, il 31 dicembre 2020». Una bella grana per la giunta Raggi che crea un garbuglio burocratico col rischio di far scivolare il Comune pure nelle maglie della giustizia contabile: già, perché secondo l'Antitrust quell'affidamento diretto, oltre ad essere illegittimo, è pure costoso. Almeno rispetto alle gare Consip (la centrale acquisti della pubblica amministrazione) per lo stesso servizio che, tra l'altro, Antitrust cita nel suo parere. Che succederebbe, dunque, se, dal primo gennaio 2021, il Comune lasciasse Acea a occuparsi dell'illuminazione pubblica della capitale (189 mila punti luce distribuiti per tutta la città) senza procedere all'indicazione di una gara d'appalto o senza aderire alla convenzione Consip? Violando la legge, gli attuali amministratori di Roma capitale potrebbero incorrere nell'ipotesi di danno erariale? E le precedenti giunte che non hanno agito nonostante le sollecitazioni? Su questo si stanno interrogando in Campidoglio provando a trovare una via d'uscita che faccia almeno scavallare la scadenza del 31 dicembre. Evitando un inizio di 2021 con le luci della città spente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: kI punti luce Sono 189 mila i punti luce a Roma gestiti da Acea. L'appalto cesserà il 31 dicembre 2020