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02/12/2020

Appalti Ilspa Inchiesta azzerata da prescrizioni e assoluzioni

Corriere della Sera - L. Fer. lferrarella@corriere.it

Tra gli indagati c'era Rognoni
L'accusa di associazione a delinquere era caduta già in Tribunale, e con essa altre 50 imputazioni fra le quali truffe all'erario e molti falsi, ma ieri anche le residue 9 condanne in primo grado nel 2018 vengono cancellate in Appello o dall'assoluzione su 4 capi d'accusa o dall'intervenuta prescrizione di altre 13 imputazioni: il risultato è che non resta più niente della prima inchiesta agli albori di Expo, cioè del procedimento nel quale nel marzo 2014 l'allora direttore generale Antonio Rognoni di «Ilspa-Infrastrutture Lombarde» (l'allora holding della Regione per le grandi opere), e il responsabile dell'ufficio gare e contratti Pier Paolo Perez, su richiesta dei pm Robledo e D'Alessio erano stati arrestati (insieme a sei avvocati ai domiciliari) con l'accusa di aver dato vita a «una struttura parallela» alla quale «esternalizzare» incarichi legali per 8,7 milioni tra il 2008 e il 2012, anche nella «gestione dei rapporti contrattualistici di "Arexpo spa"».

Ieri in Corte d'Appello, davanti alla III sezione presieduta da Fabio Paparella, il grosso dell'azzeramento lo fa la spugna del tempo scaduto, che passa il «non doversi procedere» (lasciando in vita solo le statuizioni civili a favore di Ilspa, parte civile con l'avvocato Federico Papa) sui reati, per lo più i falsi, per i quali Rognoni in Tribunale aveva avuto 3 anni (prima opera di «riduzione del danno» realizzata dai difensori Francesco Centonze e Lodovica Beduschi a fronte di una richiesta di 7 anni e 5 mesi da parte delle pm di udienza Paola Pirotta e Cristiana Roveda), Perez 2 anni, Carmen Leo 20 mesi, Fabrizio Magrì 18 mesi, Giorgia Romitelli 1 anno, Francesca Aliverti 10 mesi, Nico Moravia 1 anno, Alberto Chiarvetto 1 anno e Paola Panizza 8 mesi. Tutti prosciolti per prescrizione.


L'assoluzione nel merito, invece, cancella le condanne in primo grado dell'avvocato Sergio De Sio «per non aver commesso il fatto», nonché di Rognoni, di Perez e di Giuseppe De Donno, l'ex colonnello del Ros dei carabinieri (difeso da Lucio Lucia e Giuseppe Saccone), che nel 2014 era già imputato con il generale Mario Mori a Palermo nel processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, e che dall'allora presidente Formigoni della Regione Lombardia era stato nominato nel «Comitato per la legalità e la trasparenza». Amministratore della sua società di investigazioni private «G-Risk srl», rispetto all'accusa d'aver goduto irregolarmente di incarichi De Donno era stato assolto dalla truffa già nel 2018 in Tribunale, ma condannato a 1 anno per falso e per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente: reati da cui la Corte d'Appello lo ha ora assolto, al pari di Rognoni e Perez, «perché il fatto non sussiste».


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