scarica l'app
MENU
Chiudi
16/12/2020

Aiuti ai negozi, nelle casse dei Comuni rimane fino al 50% dei contributi

Eco di Bergamo - Patrik Pozzi

Risorse Ascom: evitiamo che vadano persi, le difficoltà non si esauriranno con la fine dell'epidemia Sindaci divisi sulle modalità di distribuzione. Dalmine ha individuato «commercianti» non dichiarati
Di soldi dallo Stato destinati poi alle attività commerciali penalizzate nel fatturato dall'epidemia di coronavirus ne sono arrivati tanti. Il problema, un po' inaspettato, che molti Comuni della Bergamasca stanno affrontando è quello di riuscire a spenderli. E lo si capisce dalla provvista finanziaria dei bandi comunali emanati proprio per elargire contributi ai commercianti costretti a chiudere la serranda che non va mai esaurita, anzi: solitamente rimane nelle casse fra il 20% e il 50%.

La situazione è monitorata da Ascom Bergamo Confcommercio che si è posta come obbiettivo per gennaio di fare il punto di quanto è rimasto dei fondi elargiti dalla Stato alla Bergamasca. «I Comuni - spiega Roberto Ghidotti, per l'associazione di categoria coordinatore dei distretti del commercio - hanno risposto prontamente alle difficoltà dei commercianti applicando sconti alle tasse comunali e stanziando diversi fondi. Le regole per usufruirne erano semplici quindi, se sono avanzati dei soldi, il motivo non è la complessità dei bandi. Dati ufficiali in merito li avremo a gennaio dopodiché vedremo di confrontarci con i Comuni per definire delle iniziative magari tarate meglio per evitare ovviamente che vadano persi anche perché le difficoltà economiche non si esauriranno certo con la fine dell'epidemia».

Proprio ieri Capriate ha dato il via a un quarto bando destinato alle attività commerciali con uno stanziamento di 250 mila euro e un contributo previsto fra i mille e 500 e i 3 mila euro. «Questa volta rispetto ai precedenti tre che non sono andati esauriti - spiega l'assessore al Bilancio di Capriate Susanna Della Vite - abbiamo deciso di allargare un po' le maglie per chi vi può accedere e di aumentare i contributi portandoli da un minimo di 1.500 a un massimo di 3000. Anche per un precedente bando avevamo stanziato 250 mila arrivando a spendere, però, solo circa il 50%. Non saprei perché: di pubblicità ne era stata fata». Anche Ciserano dopo due bandi non andati esauriti con uno stanziamento di 70 mila euro per l'elargizione di contributi da 300 euro a mille euro alle attività commerciali del paese danneggiate dal coronavirus, ha deciso di aggiustare il tiro, spostandone 20 mila e destinandoli ad aiuti per il pagamento degli affitti dei negozi: «Forse se avessimo avuto delle esperienze passate a cui fare riferimento - spiega l'assessore alle Attività produttive Gabriele Giudici - avremmo potuto mettere a punto dei bandi che avrebbero potuto intercettare meglio le esigenze dei commercianti. Facendo queste iniziative non avevamo assolutamente idea a cosa saremmo potuti andare incontro». Dalmine per le attività commerciali penalizzate dal fatturato perché costrette a chiudere aveva inizialmente destinato 175 mila euro di cui era arrivata ad impiegarne 120 mila. Dopodiché ha proceduto con un altro bando con una provvista finanziaria di 100 mila euro il cui risultato non è ancora noto poiché il termine per presentare la richiesta di contributo era venerdì. Certo è che, fino ad ora, queste iniziative hanno permesso al Comune di recuperare dell'evasione. In tutti i Comuni che hanno promosso iniziative per l'elargizione di contributi, requisito indispensabile per ottenerli era essere in regola con il pagamento dei tributi comunali: «E grazie ai bandi emanati - rivela il sindaco di Dalmine Francesco Bramani - siamo riusciti a individuare commercianti che non lo erano, riuscendo così a recuperare circa 30 mila euro di tasse non pagate».

Un po' meglio sull'impiego delle risorse statali ricevute è andata al Comune di Selvino le cui attività commerciali sono state anche penalizzate dagli effetti negativi che l'epidemia di coronavirus ha avuto sul turismo. Dei 60 mila euro stanziati per aiutarle, ne sono stati utilizzati 44 mila. Mettere a punto l'iniziativa però, rileva il sindaco Diego Bertocchi, «non è stato affatto facile per i vincoli impostici. In alcuni casi è complesso andare formalmente a giustificare che alcuni contributi sono strettamente legati all'emergenza sanitaria. Si fa presto a dire "date i soldi ai Comuni che poi ci pensano loro a distribuirli"».

Contrario alla «logica dei contributi» si dichiara invece il sindaco di San Pellegrino Vittorio Milesi: «Non ci sembra adeguato. Abbiamo preferito aiutare le attività commerciali dando del lavoro. La stessa elargizione dei buoni spesa alle famiglie finanziata dal Governo ha indirettamente aiutato molti negozi del nostro paese».