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01/12/2020

Addio a Nerli, si batté per il rilancio dei porti

Il Mattino

Ex parlamentare Ds e Pd, per otto anni fu presidente dell'Authority di Napoli
IL LUTTO
Antonino Pane
La comunità portuale si compatta nel dolore per la prematura scomparsa di Francesco Nerli, presidente dell'Autorità portuale di Napoli dal 2000 al 2008, già parlamentare (prima deputato e poi senatore) dei Ds e del Pd, con una militanza nel Pci e nella Cgil. Già nel 1992, dopo aver partecipato alla riforma Merloni del codice degli appalti, in qualità di capogruppo della commissione Trasporti del Senato presentò una proposta di legge poi sfociata nella Legge di riforma dei sistema portuale (Legge 84/94). Da quel momento il suo destino si incrociò costantemente con quello dei porti di cui è stato un indiscusso protagonista.
L'ATTIVITÀ
Nel 1994 divenne il primo presidente dell'Autorità Portuale di Civitavecchia, rilanciando lo scalo con importanti opere. Nel 2000 approda all'Autorità Portuale di Napoli in un momento di grande confusione per la prima bufera giudiziaria su Porto Fiorito, mai peraltro decollato. Appena insediato si fece promotore dell'accordo di programma siglato il 23 dicembre 2000, che diede avvio alla realizzazione della nuova darsena di levante e del polo di San Giovanni della Federico II. Ereditò alcuni progetti che, con pervicacia, portò a compimento già alla fine del suo primo mandato. Un periodo molto fecondo per il porto di Napoli posto agli onori della cronaca per le continue inaugurazioni di nuove opere. In quel periodo vennero appaltati, eseguiti e collaudati i prolungamenti dei molo Bausan, Flavio Gioia, Immacolatella Vecchia, il tombamento dell'Alveo Pollena, due grandi gru al Bausan, l'adeguamento del bacino di carenaggio e vennero perfezionate importanti concessioni demaniali. Grazie anche al suo braccio destro, Pietro Capogreco, guadagnò un ampio consenso ed anche il rispetto delle parti politiche dell'opposizione coinvolte nell'approvazione del primo Piano Regolatore del Porto. Vide interrompere bruscamente il suo mandato nel 2008 con l'accusa di concussione ambientale per aver raccolto contributi elettorali per il suo partito di provenienza. Processo culminato, dopo troppi anni, con l'assoluzione piena.
LE REAZIONI
Unanime il cordoglio. Era nato a Rosignano Marittimo, nella provincia di Livorno, ma si sentiva indissolubilmente legato ai territori in cui aveva esercitato la attività di presidente dei porti. «Uomo di grande intelligenza - dice Mario Mattioli, presidente di Confitarma - eminente conoscitore del mondo marittimo portuale italiano. La sua competenza, unita al suo spirito e umorismo toscano, ha caratterizzato il nostro mondo per molti anni. Anche se talvolta le sue posizioni divergevano da quelle dell'armamento, confrontarsi con lui sui temi complessi della portualità nazionale era sempre, comunque, utile e stimolante». Anche la politica, naturalmente. «Con la scomparsa di Nerli - scrive il segretario del Pd, Nicola Zingaretti - il mondo dei trasporti perde uno dei suoi più appassionati innovatori e conoscitori, grazie al quale la portualità e la logistica hanno fatto in questi decenni decisivi passi in avanti per competere all'altezza con i più importanti riferimenti mondiali del settore. I suoi impegni prima da parlamentare, poi da presidente di Assoporti e dei porti di Civitavecchia e Napoli, hanno rappresentato una formidabile stagione di riforme per il settore». Per Francesco Merlo, ex presidente di Assoporti e presidente di Federlogistica, «Nerli è stato un maestro in grado di affermare e difendere sempre la funzione e il ruolo del pubblico nella portualità. Fece dell'autonomia di Assoporti una bandiera della sua azione, con un'eccezionale coerenza quando la politica voleva ridimensionarne il ruolo. Avrebbe meritato un ruolo di Governo». Ricorda Nerli anche Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti, la federazione degli agenti marittimi. «Sarebbe stato un ottimo ministro dei Trasporti, ma da presidente di Assoporti in fondo è stato un ministro ombra». E Pasqualino Monti, presidente del porto di Palermo ed ex presidente di Assoporti: «Ha guidato Assoporti con fermezza. Uomo intelligente, con scaltrezza politica e fermezza di idee. Grande stratega e rifondatore della portualità italiana». Il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito, anche a nome di tutti i dipendenti, ricorda «come nel suo lavoro ha impresso sempre passione, energia, amore per le persone e per le Istituzioni. E non sempre ha ricevuto coerenti riconoscimenti». E poi l'ingegner Marco di Stefano, tecnico portuale: «Un grande presidente che ha lasciato un segno indelebile». Ma anche dall'opposizione. Amedeo Laboccetta: «In Consiglio comunale lavorammo insieme per sbloccare il Piano Regolatore del Porto che la sua stessa parte politica ingiustamente rallentava».
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