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05/12/2020

«A Livorno famiglie senza cibo per i figli ora ci prepariamo allo tsunami di sfratti»

Il Tirreno - Federico Lazzotti

L'assessore al sociale Andrea Raspanti fa il punto sulle nuove povertà e guarda alle sfide per il futuro della città «Il momento peggiore durante il primo lockdown, abbiamo investito due milioni di euro e ora la situazione è migliore»
l'intervista Federico Lazzotti Andrea Raspanti, 40 anni e una laurea in filosofia, ha ancora nel computer le mail che riceveva in primavera, durante il primo lockdown: «C'erano famiglie che non avevano soldi per dare da mangiare ai loro figli». Otto mesi dopo il peggio sembra alle spalle. Ecco perché nonostante quel numero sulla porta: 117, entrare nella stanza dell'assessore al sociale dà speranza al di là della cabala. Perché è vero - come spiega guardando i dati - che a Livorno le fragilità durante l'emergenza «sono aumentate». Ma è altrettanto vero che l'amministrazione è riuscita a contenere la prima ondata di richieste di aiuti mettendo sul piatto «due milioni di euro da marzo a oggi». E adesso si prepara alla seconda ondata. Quella che inizierà «speriamo il più tardi possibile», nel momento in cui terminerà il blocco degli sfratti, fissato al 31 dicembre. Quando in pochi mesi centinaia di livornesi si troveranno senza un tetto sotto al quale vivere. «E noi dovremo essere pronti», dice. Assessore, intanto come sta Livorno?«Direi meglio. Dopo il picco della scorsa primavera, le richieste di aiuto si sono stabilizzate su soglie sensibilmente più alte rispetto a prima della pandemia. Ma grazie agli interventi sul fronte del bilancio fatti in fase previsionale e integrati nel corso dell'anno, riusciamo a garantire un sostegno a tutti coloro che chiedono aiuto. Anche le donazioni dei livornesi si sono rivelate preziose così come il lavoro quotidiano di tante associazioni con le quali siamo in stretto contatto. Il termometro sono le mail che arrivano all'ufficio: prima erano decine ogni giorno adesso sono diminuite».Quali sono i profili delle persone che oggi chiedono aiuto al Comune?«Le richieste provengono soprattutto da persone che si trovavano in difficoltà già prima e sulle quali la crisi attuale ha impattato in modo particolarmente forte. Ma non mancano situazioni nuove, di nuclei e persone che avevano equilibri precari e che hanno ceduto sotto i colpi di questa emergenza. Per dare una mano a tutti abbiamo scelto di ricorrere a una modalità flessibile: gestire le risorse tramite il servizio sociale. Questo permette di intervenire tempestivamente e in modo personalizzato, ma soprattutto di associare all'aiuto materiale una presa in carico professionale».Senta, il rischio sembra essere quello di aumento del divario tra chi sta male e non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena e chi invece sta meglio di prima. «Purtroppo è così. In questi mesi ci siamo trovati di fronte a situazioni di povertà estrema proprio da un punto di vista alimentare. Ecco perché per prima cosa siamo andati a intervenire per risolvere questo problema». Adesso è stato aperto il bando per avere i buoni spesa. E poi? «Questi, come gli 800 mila euro della scorsa primavera, sono fondi statali che l'amministrazione gira ai cittadini. Nei prossimi giorni partirà il progetto del carrello sospeso. Un percorso con Coop e le associazione di volontariato che ringrazio perché permetterà di dare un'altra boccata di ossigeno a chi è in difficoltà». Assessore, parliamo di cifre... «Ripeto, abbiamo messo in campo tra risorse del Comune e statali circa due milioni di euro. Nello specifico si tratta di oltre 63 mila euro per i pacchi alimentari, 46 mila euro per i pasti a domicilio, 71 mila per le spese a domicilio. Ma anche 140 mila euro di contributi straordinari finalizzati ai pagamenti di utenze, elettrodomestici di prima necessità, canoni per affittacamere e spese sanitarie non mutuabili. Inoltre 56 mila euro per la prima infanzia: pannolini, omogenizzati e tutto il necessario per bambini e bambine fino a 24 mesi. E per finire ci sono gli aiuti all'occupazione: 47 mila euro per borse lavoro e 23 mila per i sostegni collaborativi». Dicevamo che a gennaio potrebbero ricominciare gli sfratti. Come si sta preparando il Comune? «L'emergenza casa è un problema e per questo stiamo lavorando per arrivarci preparati. Con l'assessora Silvia Viviani è stato messo a punto un gruppo di lavoro ad hoc per velocizzare la capacità accoglienza. Questo attraverso tre misure: il contributi affitto, alberghi diffusi e il recupero degli alloggi di proprietà del Comune di Livorno».Il rischio è quello che il sistema non regga alle richieste... «Ecco perché stiamo cercando assieme alla Prefettura di programmare le esecuzioni tenendo conto della capacità di assorbimento da parte di Comune e Casalp. Al momento sono 137 gli alloggi disponili».Il quadro in ogni caso è preoccupante: famiglie che non hanno da mangiare e rischiano di perdere la casa...«Le difficoltà le conosciamo bene e gli aiuti ci sono. Ma l'assistenza, il welfare, non può coprire tutte le difficoltà. Ecco perché serve che ci sia un ripresa del lavoro a Livorno a cui stanno lavorando il sindaco e l'assessore Simoncini. Le nuove povertà sono fatte di famiglie a cui la pandemia ha tolto il lavoretto in più, magari anche al nero, oppure a cui ha ridotto l'orario di lavoro e dunque lo stipendio. E dire che il blocco dei licenziamenti ha contenuto i disagi...».Dunque guardando la futuro? «Intanto nel 2021 abbiamo programmato di stilare il primo rapporto sulla povertà a Livorno con un focus sui quartieri nord e sulla povertà infantile. Attraverso uno studio scientifico sarà più facile intervenire dove c'è davvero bisogno. Poi sarà attivata a breve una App da scaricare sullo smartphone che ha l'obiettivo di ridurre il rischio che le persone con fragilità perdano gli aiuti». Ci spieghi meglio...«Spesso in questo caos informativo chi ha davvero bisogno resta fuori. In questo modo, anche grazie alla rete dei servizi sociali, inviteremo quelle persone a scaricare la App e nel momento in cui il Comune pubblica un bando riceveranno una notifica sul telefonino su come accedere agli aiuti che possono essere i buoni spesa o l'affitto». --