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05/01/2021

A cosa servono le 16 task force se finanziamo i vecchi progetti?

La Verita' - DANIELE CAPEZZONE

La linea del Mef (nonostante Renzi) svela il bluff del governo su esperti e denari Ue
g A proposito di Recovery pian, fa discutere un retroscena di Federico Fubini sul Corriere della Sera. Il primo punto da sviscerare riguarda i famigerati progetti nei cassetti dei ministeri, 0 per meglio dire il dibattito tra chi ritiene che i futuri prestiti europei debbano essere utilizzati solo per progetti nuovi e supplementari rispetto a quelli già esistenti, e chi invece pensa che le risorse legate a Next generation Eu possano anche essere usate per progetti già in campo ma fermi 0 in stato assai arretrato di realizzazione. L'editorialista del Corsero svela che il ministro Roberto Gualtieri sposa la seconda ipotesi. E fa sapere che nella bozza governativa che circolerà da lunedì ci saranno anche opere di questo tipo, a partire dall'alta velocità ferroviaria al Sud. Il problema è politico, non solo tecnico, perché Matteo Renzi si è sempre dichiarato di opinione diametralmente opposta. E dunque come farà Italia viva a tornare sui suoi passi e a far finta di nulla nel momento in cui, su un punto qualificante della sua piattaforma, il governo sembra procedere in senso contrario? Negli ultimi giorni, pur essendoci tensione fortissima tra renziani e contiani, Italia viva aveva manifestato soddisfazione per l'accantonamento (almeno parziale) dei propositi governativi iniziali, quelli legati a una task force che avrebbe esautorato i ministri. Ma ora è direttamente un ministro, il titolare del Mef, che si preparerebbe a mettere nero su bianco uno schema di lavoro lontanissimo da quello caldeggiato dal partito di Renzi. Tuttavia, se questa sarà davvero la scelta di Gualtieri e dell'esecutivo, ci sarà un'altra pesante contraddizione che stavolta investirà proprio Conte e il governo. Se infatti bisognerà aspettare le lunghe e incerte sorti del Recovery pian per far ripartire 0 accelerare opere altrimenti ferme 0 rallentate o rimaste su un binario morto, questo getta una luce sinistra sulla capacità del governo di far funzionare l'ordinaria amministrazione. Vuol dire cioè che l'attività del governo in questi sedici mesi (da settembre 2019 a oggi) è stata catastrofica dal punto di vista delle realizzazioni concrete. Non solo. Questo dibattito dovrebbe innescare un mea culpa di Pd e renziani (gli uni e gli altri corresponsabili) per le norme sclerotizzate a suo tempo inserite nel Codice degli appalti voluto dall'allora ministro Graziano Delrio, nella sua stagione da titolare delle Infrastrutture (2015-2018). Inutile girarci intorno: la sinistra ha lasciato un disastro, una paralisi. Sotto la pressione psicologica della pur ovviamente condivisibile lotta.alla corruzione, si strinsero le maglie in misura eccessiva. Risultato? Per un verso, nessuno se l'è più sentita di firmare nulla, e per altro verso è iniziato il festival delle deroghe e delle eccezioni, di fatto ammettendo implicitamente l'inutilizzabilità delle norme Delrio. E va anche detto che pure i grillini hanno la loro parte di responsabilità: nella scorsa legislatura, chiesero a volte norme perfino più aspre di quelle di Delrio: pochi ricordano che i 5 stelle si opposero al codice Delrio, ma solo perché lo volevano ancora più rigido, perché il loro talebanismo anticorruzione non era sufficientemente soddisfatto dalla riforma. Oggi, peraltro, i grillini si preparano al nuovo mantra: non si possono semplificare troppo le procedure perché altrimenti sarebbe a rischio la tutela dell'ambiente. Il cocktail è dunque già pronto: una parte di giaculatorie antimafia, una parte di catechismo anticorruzione, e una parte di ecointegralismo. Insomma, vengono al pettine molti nodi. Un nodo tutto politico, di lite tra i partiti, per l'esattezza tra i renziani e Conte. Un nodo normativo e amministrativo, e cioè la presenza di norme che impediscono la realizzazione di opere, anziché favorirla. E, non certo ultimo per importanza, un nodo che ha a che fare con la mentalità. La si può girare come vuole, ma né i grillini (dirigisti e anti-impresa per natura) né il Pd hanno la forma mentis, il mindset della sburocratizzazione. Una coalizione che nei mesi scorsi ha messo in piedi (se non abbiamo perso il conto) 16 task force con 500 membri non ha propriamente le carte in regola su questo versante. Per non dire del numero esorbitante di decreti attuativi tuttora non varati dal governo, a loro volta necessari per dare seguito a una serie di leggi o decreti legge. È ben difficile sperare in un buon esito della vicenda se saranno questi signori a gestire un anno che si preannuncia il più delicato per l'Italia dal 1948 a oggi. O RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: MINISTRO II titolare del Mef, Roberto Gualtieri