scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
03/12/2020

” AIUTI I POVERI: TI PROCESSO!” IL MEGA FLOP DEL CASO PAGLIA

Il Riformista - Paolo Comi

ANNI DI BUGIE E ASSURDITÀ SUL MONSIGNORE FINITE NEL NULLA
Con l'assoluzione di Galletti, ex gestore del patrimonio immobiliare della diocesi di Terni, tramonta l'inchiesta che coinvolse persino religiosi. "Appropriazione indebita", strillarono i pm. Ma era falso...
Sette anni di inchieste e processi in pompa magna finiti in un cosmico nulla. Con l'assoluzione ieri di Luca Galletti, ex responsabile della gestione immobiliare della diocesi di Terni, si chiude la super maxi inchiesta, ovviamente finita in un gigantesco flop, che nel 2013 aveva travolto monsignor Vincenzo Paglia, attuale presidente della Pontificia accademia per la vita. Il Tribunale di Terni ha assolto Galletti, che all'epoca era stato anche arrestato, dall'imputazione di turbativa d'asta e truffa. Secondo le roboanti quanto surreali ipotesi accusatorie, Paglia, dal 2010 al 2012, vescovo di Terni prima di essere nominato da Papa Benedetto XVI presidente del pontificio consiglio per la famiglia, sarebbe addirittura stato a capo di una associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita, alla turbativa d'asta e all' appropriazione indebita. Boom. Le indagini erano state coordinate dall'allora pm ternano Elisabetta Massini, oggi giudice a Viterbo, e condotte con un dispiegamento di forze - dalla squadra mobile al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza della città umbra - degno di una retata contro la camorra. Come capita spesso, Paglia aveva appreso di essere indagato dalla lettura dei giornali. Nel mirino degli inquirenti, in particolare, era finita la compravendita del castello di San Girolamo a Narni, una operazione che avrebbe creato un ammanco di diversi milioni di euro nelle casse della diocesi di Terni. Per la Procura non c'erano ragioni che tenessero: la vendita all'asta dell'immobile di proprietà dell'amministrazione comunale sarebbe stata truccata attraverso una serie di mezzi fraudolenti e atti falsi che avrebbero consentito l'assegnazione del complesso, per farne poi un albergo, a una società che non aveva i requisiti richiesti dal bando e che era riconducibile a Galletti. Ma non è tutto. Durante gli anni della gestione Paglia, sempre secondo l'accusa, sarebbero state effettuate diverse operazioni finanziarie e immobiliari pur in presenza di difficoltà di cassa da parte della diocesi. A luglio 2013, insieme a Galletti, erano stati arrestati diversi dirigenti e funzionari tra gli strepiti dei giustizialisti. Fra gli indagati, invece, oltre a Paglia, il vicario episcopale della diocesi Francesco De Santis e Giampaolo Cianchetta, presidente dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Paglia si era subito difeso dicendo che i soldi erano stati spesi per lavori nei complessi parrocchiali, per il restauro di circa cinquanta chiese e la costruzione di oratori e strutture per i poveri, senza dimenticare le uscite necessarie alla vita della curia. Per quanto riguardava il castello, Paglia replicò affermando che l'allora sindaco di Narni chiese se la diocesi fosse interessata all'acquisto, perché in realtà è un convento con una chiesa ancora officiata. Inizialmente dicemmo che eravamo interessati. Ma, visto i problemi economici che avevamo, declinammo subito l'invito. Come diocesi uscimmo dall'operazione, e da allora la diocesi è stata totalmente estranea. Come volevasi dimostrare, la posizione di Paglia era stata archiviata nel 2014 dal gip. Flop totale, ipotesi di accusa folle. Basti leggere che cosa scrive il giudice. È "certa la totale estraneità" del monsignore "il quale, anzi, risulta avere agito sempre, nell'espletamento del suo mandato pastorale, con l'unico meritorio obiettivo di assicurare alla realtà cittadina un riscatto in termini sociali e culturali", scrisse il giudice nel provvedimento di archiviazione. Come a dire, ha aiutato i poveri, e l'avete perseguitato. Ma scherzate? Nel 2013 a guidare la diocesi ternana era stato inviato monsignor Ernesto Vecchi, in qualità di amministratore apostolico. Vecchi ha messo in ordine nei conti, richiedendo anche un finanziamento da parte dello Ior. Oltre ai nemici interni alla curia, Paglia, appartenente allo schieramento progressista vicino alle posizioni di Papa Francesco, era stato nei due anni a Terni molto attivo sul fronte del sociale, mettendo in ombra anche importanti uomini politici locali. La Chiesa ternana si è sempre dovuta confrontare con una realtà storicamente "rossa" e anticlericale con una forte presenza massonica. Ordinato sacerdote nel 1970, Paglia è stato parroco nella Basilica di Santa Maria in Trastevere e prefetto della terza prefettura di Roma. Vescovo dal 2000, nominato presidente della Federazione biblica cattolica internazionale e poi presidente della Commissione Ecumenismo e dialogo della Cei, è consigliere spirituale della Comunità di Sant'Egidio e postulatore della causa di beatificazione dell'arcivescovo di San Salvador, Oscar Arnulfo Romero, assassinato nel 1980. Fai del bene e scordatelo, recita l'adagio popolare. E la magistratura, di chi fa del bene, a quanto pare non si dimentica mai.

Foto: Nella foto


Foto: Mons. Vincenzo Paglia