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09/07/2020

Stretto tra dem e 5 Stelle Conte cerca l’intesa per dare un segno alla Ue

Corriere della Sera - Enrico Marro

La trattativa Nel tentativo di trovare un accordo è stato riscritto l'articolo 2 della bozza
ROMA I tecnici hanno lavorato fino a tardi prima che cominciasse il consiglio dei ministri, verso le 23, per tradurre in norme il compromesso raggiunto nella maggioranza sul decreto legge Semplificazioni. Obiettivo: far sì che il provvedimento sia approvato senza il famigerato «salvo intese», la formula che il governo usa quando dà solo un via libera di massima al testo riservandosi di risolvere i punti più controversi prima di inviarlo all'esame del Parlamento. Per questo, su input del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è cercato di sciogliere tutti i nodi prima della riunione del consiglio dei ministri, convocata inizialmente alle 21.30. Nonostante ciò, la discussione era ancora in corso a notte fonda e l'esito incerto tra approvazione completa o salvo intese.

Nei ministeri interessati circolava ottimismo, sia in quelli guidati dal Movimento 5 Stelle sia in quelli diretti dal Pd, i due partiti fino a pochi giorni fa su posizioni molto lontane. Fautori del cosiddetto «modello Genova» e dei commissariamenti a tappeto i pentastellati, in singolare sintonia con Italia viva; difensori del «codice degli appalti» e contrari all'accentramento dei poteri derogatori sul Palazzo Chigi, i dem e Leu.


Alla fine il compromesso con il quale si è entrati in consiglio dei ministri è stato raggiunto riscrivendo l'articolo 2 della bozza. Si prevede così che le opere di importo superiore a 5,2 milioni di euro per le quali le stazioni appaltanti potrebbero, fino al 31 luglio 2021, derogare all'obbligo di gara europea e utilizzare la procedura negoziata con un numero ristretto di imprese devono rispondere a precisi criteri: riguardare lavori motivati dall'emergenza coronavirus e che interessino «l'edilizia scolastica, universitaria, sanitaria e carceraria» nonché i trasporti e le infrastrutture stradali, ferroviarie e idriche, compresi quelli indicati nei contratti di programma dell'Anas (strade e autostrade) e di Rfi (rete ferroviaria), con risorse già state stanziate e progetto esecutivo. Per ogni procedura di appalto sarà nominato «un responsabile unico del procedimento». Le stazioni appaltanti potranno operare in deroga ad ogni disposizione di legge, salvo le norme penali e il codice antimafia. Ci saranno poi alcune opere infrastrutturali con «elevato grado di complessità» per la realizzazione delle quali, secondo l'articolo 9 della bozza, anche questo riscritto, il presidente del consiglio potrà nominare, entro il 31 dicembre 2020 (e poi entro il 30 giugno 2021), con propri decreti, i Dpcm, uno o più commissari straordinari, su proposta del ministro delle Infrastrutture, la dem Paola De Micheli, e «previo parere delle commissioni parlamentari». Lo scontro su quanti commissari nominare (pochi per De Micheli, molti per i 5 Stelle) è quindi di fatto rinviato, ai Dpcm da concordare appunto .


Conte cerca di evitare il «salvo intese» sia perché avverte il pressing del Pd di Nicola Zingaretti per un governo più operativo sia perché vuole mandare a Bruxelles un segnale che l'Italia ha varato le misure capaci di sbloccare i cantieri (quelli fermi riguardano opere per circa 130 miliardi, secondo lo stesso esecutivo) e velocizzare gli investimenti. Insomma, per presentarsi con le carte in regola al consiglio europeo del 17 luglio e rivendicare il via libera al Recovery fund dal quale spera di ottenere consistenti trasferimenti a fondo perduto. Un segnale del fatto che il presidente del consiglio farà di tutto per chiudere la partita sul decreto Semplificazioni nella notte è arrivato con la decisione di tenere la conferenza stampa questa mattina.


Conte vuole uscire dalla riunione con l'approvazione sia del decreto sia del Piano nazionale di riforma, documento che ha avuto il via libera prima di mezzanotte e verrà inviato alla commissione Ue con allegato il Piano «Italia veloce», messo a punto da De Micheli, con l'elenco di circa 110 opere più 18 programmi di opere complesse che coprono tutte le infrastrutture. Il Piano censisce risorse per 131 miliardi di euro già assegnate (60 sulle ferrovie, 45 su strade e autostrade, il resto su città metropolitane, porti e aeroporti), indica una sessantina di opere prioritarie, tra le quali il completamento dell'alta velocità fino a Reggio Calabria, la Torino-Lione, le pedemontane veneta e lombarda, l'autostrada cispadana, il completamento della statale Orte-Civitavecchia. Opere sulle quali sono tutti d'accordo. Meno, invece, su procedure e commissariamenti: il vero oggetto della discussione.


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I nodi

Il decreto Misure urgenti per la semplifi-cazione del «Sistema Italia» è una delle bandiere del Pd, «una priorità» per il ministro dem dell'Economia Gualtieri

Finora Pd
e M5S si sono divisi sulla riforma del codice degli appalti 2016, che il Movimento, puntando
sul Modello Genova, voleva invece superare

L'altro nodo del decreto
era la riforma dell'abuso d'ufficio ma
a complicare
i rapporti di maggioranza, già stressati dall'emergenza sanitaria, è tornato anche il dossier legge elettorale: Pd e M5S avevano un'intesa su un proporzionale con soglia
al 5% ma Leu
e Italia viva ora
si oppongono. Il Pd ha chiesto
di far arrivare il testo il 27 luglio alla Camera