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22/07/2021

Stretta del codice appalti e investimenti a rischio

Il Sole 24 Ore - Laura Serafini

«L'articolo 177 del codice degli appalti, che esternalizza l'80% delle attività, rischia di bloccare gli investimenti nelle reti» dice Antonio Cammisecra, responsabile reti di Enel. - a pagina 19

«L'articolo 177 del codice degli appalti, che dovrebbe entrare in vigore a fine anno e che prevede l'obbligo per i concessionari, e nell'ambito del settore dell'energia i distributori, di esternalizzare l'80% delle attività e dei servizi rischia di bloccare gli investimenti nelle reti in un momento in cui è invece cruciale potenziarle per favorire la transizione energetica, per la quale il Recovery Plan stanzia 4 miliardi». Antonio Cammisecra, responsabile globale delle infrastrutture e reti del gruppo Enel è preoccupato per la possibilità che tra cinque mesi questa prospettiva possa diventare realtà, anche se in verità l'entrata in vigore della norma viene rinviata ormai da tre anni, perché «da una parte è inapplicabile e dall'altra è inutile», chiosa.

«Tutto nasce da una norma che vorrebbe tutelare il consumatore finale, ma che in realtà è senza efficacia - dice il manager -. Parliamo di servizi che vengono definiti "assegnati senza gara", perché si tratta di concessioni previste dal decreto Bersani, anche se da quel decreto a oggi sono successe molte cose, dall'introduzione dell'unbundling all'apertura del mercato. Il punto è che l'obbligo di mettere a gara i servizi non garantisce il consumatore finale. Si parte da un principio discutibile per arrivare al campo della libera iniziativa privata, mostrando anche profili di incostituzionalità», osserva. In realtà sulla norma del codice degli appalti è già stata eccepita dal Consiglio di Stato la legittimità costituzionale e un giudizio è pendente presso la Consulta. «C'è un'invasività pervicace della norma a proposito della capacità di un'impresa di organizzarsi nel momento in cui l'articolo 177 stabilisce un livello di esternalizzazione all'80%: si condanna il distributore, grande o piccolo, a essere sostanzialmente un gestore di contratti. Non si possono più fare sinergie, investimenti in ricerca e sviluppo, scegliere se ricorrere all'outsourcing oppure no. Mettere a gara l'80% vuol dire parcellizzare, con inevitabili conseguenze sulla qualità del servizio, sulla sicurezza, sulla capacità di fare programmi di medio termine», spiega Cammisecra. Il piano Enel al 2023 prevede 8,2 miliardi di investimenti per le reti in Italia. Le implicazioni di quanto descrive il manager diventano più chiare se calate nella realtà italiana, nella quale le imprese dell'indotto che lavorano con operatori come Enel vengono trainate dalla altrui capacità di progettare e innovare. «Per le imprese del settore elettrico lavorare in collaborazione con il gruppo Enel è una grande sicurezza. C'è un'azienda capofila con una solidità e reputazione tali da tracciare una linea verso il futuro. Abbiamo già un livello di esternalizzazione discreto, però decidiamo cosa mettere a gara e cosa invece va fatto all'interno sulla base della strategicità delle tecnologie per l'evoluzione della rete - aggiunge - Noi sollecitiamo costantemente le imprese a irrobustirsi, a prendere persone e a formarle, affinché anticipino la transizione energetica in arrivo. Questo messaggio però è ancora recepito molto poco dal mondo delle imprese in Italia. Mostriamo alle imprese quali sono i nostri investimenti nei prossimi anni, qual è il tipo di maestranze di cui abbiamo bisogno, le tecnologie che dovranno essere in grado di istallare, manutenere e sostituire. Tutto questo senza le aziende del gruppo Enel semplicemente non accadrebbe». Secondo gli esperti la corsa verso l'elettrificazione costringerà ad ammodernare le reti di distribuzione e fare in 10 anni interventi che in passato sono stati fatti in 100 anni. «I distributori in questo momento dovrebbero essere aiutati non ostacolati», sostiene il manager. Anche la figura dell'operaio, sta cambiando: diventerà un tecnico con conoscenze digitali. «Stiamo andando verso un modello di reti coperte da sensori in grado di individuare il danno e di riconfigurarsi da sole, isolando solo il tratto dove si è generato un guasto», racconta. «È chiaro che se dobbiamo esternalizzare a partire dal primo gennaio l'80% delle nostre attività ci saranno conseguenze occupazionali. Non ci voglio neanche pensare» sottolinea. Il governo cosa dice? «Non si è espresso in modo specifico, né a favore né contro. Ci aspettiamo o un pronunciamento in senso definitivo o perlomeno una proroga di almeno un anno in modo da permettere una discussione», rivela. Frattanto con il Recovery Plan stanno per arrivare 4 miliardi proprio per accelerare l'ammodernamento delle reti di distribuzione. «Il nostro piano per il rinnovamento della rete è un motore già acceso e che può usufruire di questi fondi perché la progettualità già esiste». A quale quota dei fondi del Recovery può aspirare Enel? «Rappresentiamo l'85% del settore della distribuzione in Italia. Abbiamo presentato progetti eleggibili per una cifra superiore, l'ambizione è di vedere finanziati tutti i progetti. Qualora nell'ambito di altri settori non si riuscisse a produrre progettualità, i distributori hanno progetti di pubblica utilità sicuramente in eccesso. Se ci fosse un ritardo in altri settori, ci candidiamo ad assorbire le loro quote».

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antonio cammisecra Responsabile globale infrastrutture e reti Enel

Foto:

ansa

Infrastrutture energetiche. --> Addetti Enel al lavoro in una centrale