scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
15/05/2021

Strage dei Cottarelli: un processo infinito

QN - Il Giorno

In Appello per la quinta volta
MILANO Di nuovo davanti ai giudici che potrebbero condannarlo all'ergastolo per la quinta volta. È un processo infinito quello che vede sul banco degli imputati l'autotrasportare trapanese Salvatore Marino, accusato di aver sterminato un'intera famiglia nel Bresciano - padre, madre, figlio - ormai 15 anni fa. Da lunedì la terribile vicenda dell'uccisione dell'imprenditore Angelo Cottarelli, 56 anni, della compagna Marzenne Topor, 41 e del figlio 17enne Luca, torna in aula dopo il quarto ergastolo annullato dalla Cassazione. In questa storia incredibile che ha visto alternarsi condanne e assoluzioni, è rimasto finora il dubbio sulla partecipazione di Salvatore alla strage per cui è già stato condannato in via definitiva il cugino Vito Marino. Accogliendo il ricorso degli avvocati Giuseppe Pesce e Giovanni Palermo, un anno fa la Suprema Corte ha cancellato la condanna del giugno 2019 e trasmesso gli atti a una nuova sezione della Corte d'assise d'appello di Milano per un quinto processo d'appello. «È un caso patologico - commentò all'epoca con il nostro giornale l'avvocato Pesce -. Il materiale probatorio è noto. Rimbalziamo tra sezioni che hanno già giudicato». Cottarelli e famiglia per l'accusa furono uccisi perché il cugino di Salvatore, Vito, proprietario di vigneti e cantine in Sicilia, vantava un credito di mezzo milione nei confronti dell'immobiliarista che emetteva fatture false per truffare la Ue ma aveva fatto il furbo, e si era tenuto molti soldi. Quando nell'agosto 2006 uscì un bando europeo, Vito si precipitò a Milano da un complice che gli procurò un contatto con un altro imprenditore che sostituisse Cottarelli. Se poi alla strage fosse presente anche Salvatore, insieme al cugino Vito, questo la giustizia non è ancora stata in grado di accertarlo in via definitiva. M.Cons.