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25/07/2018

Stop antimafia alla ditta dei pasti a 3,98 euro

La Stampa - GAETANO MAZZUCA maria teresa martinengo

«Sussistono elementi che fanno ritenere concreto il pericolo di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi». Per la prefettura di Prato la Ristorart Toscana, società che poco più di un mese fa ha conquistato l'appalto per le mense scolastiche delle Circoscrizioni 3 e 6 a Torino, sarebbe stata utilizzata come «schermo sociale» per celare gli appetiti del potente clan Arena sul centro d'accoglienza di Isola Capo Rizzuto. L'interdittiva antimafia poggia proprio sugli esiti dell'inchiesta Jhonny, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che ha svelato come il Cara calabrese fosse utilizzato come una sorta di bancomat dalle cosche crotonesi. Proprio la Ristorart, alla fine del 2015, aveva vinto l'appalto per la mensa per i migranti, e aveva poi deciso di cederlo in subappalto, regolarmente autorizzata dalla prefettura di Crotone, alla società che lo aveva gestito in precedenza. Quella ditta pochi mesi dopo sarebbe stata travolta dall'indagine giudiziaria e i titolari arrestati con l'accusa di aver agito per conto della 'ndrangheta consentendo alla criminalità organizzata di inserirsi nel business dei migranti. La Dda di Catanzaro aveva però escluso qualsiasi responsabilità della società con sede legale a Prato ma con fortissimi interessi in Calabria dove gestisce le mense di ospedali, università e scuole.

A richiedere i nuovi accertamenti è stato il Comune di Torino in base alle norme del codice degli appalti. «Ci difenderemo in tutte le sedi opportune contro questo provvedimento, che riteniamo, infondato ed illogico - fanno sapere i vertici della Ristorart - non risultiamo indagati nel procedimento penale ed in base agli atti processuali non ci viene riconosciuto alcun ruolo, né di associato e né di concorrente. Ci sembra tutto veramente illogico e pericoloso».

Soglia invalicabile

Con un risicato ribasso la Ristorart Toscana ha «sfondato» la soglia, giudicata invalicabile, dei 4 euro a pasto, offrendo un servizio a 3,98 euro, rispondendo a un bando che ha sollevato solo critiche per la sua formulazione. Con prosciutto crudo Dop di Cuneo ogni 56 giorni, pane bio una volta al mese (ma solo ai piccoli), olio extravergine di oliva bio ogni due mesi e grissini una volta ogni otto settimane le ditte potevano ottenere 70 punti. Tanto da indurre l'avvocato Giorgio Vecchione (Rete commissioni mensa ) a segnalare le anomalie a Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione.

I ricorsi

La ditta storica delle mense torinesi, la Camst, a metà giugno, venti giorni dopo l'apertura delle buste, ha presentato un ricorso contro il Comune per non aver potuto accedere agli atti. In luglio, poi, il colosso bolognese della ristorazione collettiva, ha inoltrato un ricorso anche al Tar Piemonte contro l'aggiudicazione di 5 lotti, tra cui quello vinto dalla Ristorart. «Le riserve già espresse su un bando di gara nei fatti al massimo ribasso - ha scritto la Camst - sono avvalorate da un esito basato esclusivamente sull'offerta economica. L'analisi della documentazione, per quanto complicata dalla scarsa trasparenza dell'amministrazione che non ha reso accessibile tutti i documenti di gara - e su cui è tuttora pendente un ricorso specifico -, ha rivelato profili di anomalia non riscontrati dalla verifica superficiale del Comune».

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