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13/05/2020

“Stop alla scherma” Una mail del Comune gela Villa Glicini

La Stampa - FEDERICO GENTA

IL CASO / TORINO PLUS
P. 50 «Noi riapriamo lo stesso». Così titolava pochi giorni fa La Stampa, sintesi dello stato d'animo e della voglia di non arrendersi del Club Scherma Torino, sotto sfratto da quella Villa Glicini che, dalla nascita della società e per 141 anni, è stata la sua casa in riva al Po, nel cuore del Valentino. Ora è arrivata la replica del Comune, forte di una sentenza che gli da ragione senza sé e senza ma. E il concetto espresso da Palazzo Civico, sempre in favore di sintesi, è «non pensateci neanche». Che tra la pubblica amministrazione e il club i rapporti si siano quantomeno guastati è cosa nota. E l'ultima puntata di una telenovela incominciata 9 anni fa è arrivata giovedì scorso, quando il Tar del Piemonte ha di fatto rigettato le osservazioni dei gestori dichiarando decaduta la concessione di Villa Glicini. Ora, in attesa del nuovo bando che - con o senza i ritardi facilmente giustificabili in piena emergenza da coronavirus tarda ad arrivare, il Club contava di poter fare la propria parte almeno per la Fase 2. Vale a dire riaprire subito il ristorante per il servizio d'asporto e ragionare per la prossima attività, sportiva e ludica per i soci più giovani, naturalmente a misura di Covid. Niente da fare. La mail del Municipio - per l'esattezza Divisione Patrimonio, Partecipate, Facility e Sport - è datata sabato 9 maggio. L'oggetto, «Sentenza Tar» non lascia spazio a dubbi. Recita: «In relazione alla sentenza si scrive per chiedere cortesemente che la Presidenza di Codesto Club voglia mettersi in contatto con gli uffici dell'Area Sport del Comune di Torino». E ancora si raccomanda «di non assumere alcuna iniziativa in merito alla riapertura, ancorché parziale, delle attività successivamente alla chiusura imposta dalle norme di contrasto alla diffusione dell'epidemia Covid 19, che risulterebbero poste in essere senza titolo legittimo per l'utilizzazione dei locali». «Così è la fine» dice la direttrice del Club Scherma, Pinuccia Gastaldi. Lei che in questi anni è diventata il riferimento delle tante realtà che ancora resistono nel parco, chioschi compresi, rischia di doversi fermare - al netto della sospensiva che sarà richiesta al Consiglio di Stato - almeno per tutta l'estate. «È passato un anno dalla notte bianca del Valentino. Oggi ancora più di ieri sentiamo forte il desiderio di riprenderci il parco - dice Davide Ricca, presidente della Circoscrizione 8 Riprendersi il Valentino è come riprendersi Torino. In questi giorni scopriamo che anche Villa Glicini rischia di chiudere. I chioschi hanno paura per il loro futuro. Le società Remiere sono senza indicazioni. Il piano della Città langue. Forse chiedere l'aiuto delle Fondazioni e immaginare con loro la costruzione di uno strumento come la City Park Foundation di New York per la gestione e lo sviluppo del Valentino e di tutti i parchi torinesi, dove pubblico e privato possano collaborare per rianimare e rifar vivere i luoghi più amati dai torinesi» . -1
Il finanziamento Per riparare i danni di un'alluvione, nel 2011 il Club Scherma Torino chiede e ottiene dal Comune la possibilità di prolungare fino al 2021 la concessione di Villa Glicini, con l'intenzione di accedere a un mutuo di 120 mila euro. 2 Il contenzioso La società esegue effettivamente i lavori, ma esponendosi meno di quanto inizialmente previsto. Così Palazzo Civico decide di rivedere gli anni di concessioni, anticipando la scadenza al 2016. 3 Il ricorso È il Club, nel 2019, che decide di ricorrere al Tar del Piemonte per impedire lo sfratto anticipato. La sentenza del tribunale, la scorsa settimana, ha dato ragione alla pubblica amministrazione.

Foto: Il Club contava di poter fare la propria parte almeno per la Fase 2: ma il Comune ha stoppato tutto