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03/04/2021

Stessi poteri e stessi collaboratori, rischio fotocopia per i pm europei

La Verita' - ALESSANDRO RICO

Il consigliere del Csm, Di Matteo: le sedi del Sud penalizzate nel contrasto alle mafie
• Ne fanno una questione di «pianta organica» e «risorse aggiuntive», i consiglieri del Csm, riuniti ieri in un Plenum straordinario, per dare il via libera all'interpello per la selezione dei 20 procuratori europei delegati (ped), da destinare alle nove sedi individuate nel nostro Paese. In effetti, la questione delle dotazioni economiche e di personale non è certo secondaria, specie se si considera, come ha ammesso il relatore, Giovanni Zaccaro, che al momento non si sa neppure se le toghe dipendenti dalla Procura europea «lavoreranno a tempo pieno o meno», e che c'è un accordo tra ministero della Giustizia italiano ed Eppo, di cui il Csm è stato informato, e nondimeno manca ancora un testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Ci sono uffici, ha ricordato Antonio D'Amato, nei quali «anche se si immettessero nuovi magistrati», il personale amministrativo sarebbe comunque talmente risicato, da finire soverchiato dalle pratiche. Dunque, le vie sono due. O si lascia tutto così com'è, con il rischio di combinare un pasticcio, sovraccaricando Procure già satolle e sotto organico. Oppure tocca mettere mano al portafoglio, giacché, come ha ricordato il Guardasigilli, Marta Cartabia, la quale aveva promesso stanziamenti ad hoc, la nomina dei ped rientra tra gli adempimenti del Recovery fund. In parole semplici, denaro pubblico da impiegare per istituire un organismo che, nella migliore delle ipotesi, sarà un doppione di quelli già esistenti. E nella peggiore? Qui sta il vero vulnus della faccenda. Il bando per il reclutamento delle toghe, citando il regolamento europeo, mette nero su bianco che esse disporranno «degli stessi poteri dei procuratori nazionali in materia di indagine, azione penale e atti volti a rinviare casi a giudizio». Insomma, dei magistrati a tutti gli effetti, ma sotto l'egida di un'autorità che non scaturisce da alcuna Costituzione e che agisce in assenza di un Codice penale unico per i 27 Stati membri dell'Ue. Tanto che gli stessi membri del Csm hanno ben chiaro che vanno ancora ben «delimitate le rispettive competenze» (D'Amato) e che vanno definite le condizioni per arrivare a un coordinamento efficiente. Se poi non poteva essere altrimenti - questi super pm saranno comunque soggetti all'ordinamento e alle leggi italiane, dove sarebbe il passo avanti? Dove sarebbe l'utilità di doppiare un ruolo già svolto dai procuratori nazionali? Perché l'Europa, che ci chiede di sburocratizzare, poi ci impone di aggiungere altra burocrazia? Infine, un rilievo importante l'ha sollevato Nino Di Matteo (che, come l'altra volta, insieme ai laici Stefano Cavanna ed Emanuele Basile, si è astenuto). La suddivisione territoriale degli uffici dei ped, secondo il magistrato antimafia, contraddice le rilevazioni statistiche del ministero, che ha individuato le Procure maggiormente interessate dai procedimenti che attrarrebbero la competenza dei procuratori europei. Ovvero, quelle del Sud. Così, mentre a Roma spetteranno tre toghe, che lavoreranno anche sui distretti di Cagliari, Perugia e L'Aquila, dove è limitata la penetrazione della criminalità organizzata, alla quale vengono solitamente contestati i reati finanziari che sono oggetto dell'attività della Procura europea, Palermo ne avrà solo due, ma dovrà occuparsi, oltre che del capoluogo siciliano, anche di Caltanissetta, Catania e Messina. Tutti territori oggettivamente più «effervescenti». Scrivi Europa, leggi pastrocchio. ® RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: [Ansa]


Foto: PERPLESSO II consigliere del Csm, Nino Di Matteo