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23/05/2020

Stefano Scillieri / emailDa ingegnere, desidero of…

Il Secolo XIX - Stefano Scillieri /

Stefano Scillieri / emailDa ingegnere, desidero offrire un mio contributo al dibattito in corso sulla futura applicazione ad altri casi del "Modello Genova". Certamente il modo in cui viene ricostruito a Genova il ponte è qualcosa "da manuale" e che tutti auspichiamo vada a costituire un modello da ripetere. Vorrei però citare tre elementi, per la possibile applicazione futura del Modello Genova. Il primo elemento è che il corrispettivo delle Imprese impegnate a Genova è sicuramente remunerativo, come raramente accade : a parte il caso specifico ove paga un terzo, nelle future opere qualcuno dovrebbe sorvegliare la congruità dei prezzi evitando il massimo ribasso. Professionisti capaci di farlo ne abbiamo molti, speriamo non siano coinvolti, per farlo, personaggi tipo compagni di banco di ministri. La formula dell'offerta più vantaggiosa peraltro esiste, forse andrebbe migliorata. Il secondo elemento è che il rispetto verso la tragedia avvenuta ha scoraggiato a Genova concorrenti perdenti o esclusi dal presentare ricorso con richiesta di sospensioni: per opere "normali" sarà lo stesso? Infine, ci saranno altri commissari del livello del sindaco Bucci (con grande capacità di project management) per le opere da realizzare? A latere, ho il timore che si finisca per dare accesso alle opere solo a grandi gruppi deprimendo le medie imprese e relegandole al ruolo di subappaltatore: leggo, per esempio, del rifacimento del porto Carlo Riva e dell'ampliamento della diga foranea del porto di Vado Ligure assegnati a Fincantieri.Il modello Genova, a mio avviso non è ripetibile altrove, per le ragioni che lei ha elencato, ma non solo. Ne aggiungo un'altra: sulla necessità di ricostruire il ponte sul Polcevera erano tutti d'accordo, e questo ha evitato i possibili rallentamenti che altrove sono provocati dai ricorsi amministrativi e dai confronti tra forze politiche e abitanti contrari al progetto. Quello che fa di Genova un paradigma a livello nazionale è l'avere indicato al Paese quanto sia più utile, per tutti, riuscire a realizzare opere necessarie in tempi rapidi, evitando lungaggini progettuali e burocratiche, scandali, inchieste e interruzioni dovute a fallimenti di imprese. Per fare sì che in Italia anche le altre opere già approvate vengano realizzate senza stop si sta lavorando a modifiche del Codice degli Appalti, cercando anche di risolvere alcune criticità: l'eccessivo utilizzo del ricorso amministrativo, la formula delle gare al massimo ribasso, il dettaglio spesso eccessivo delle progettazioni preliminari. In un momento particolare come questo, con la necessità di fare ripartire il lavoro nell'Italia stremata dalla crisi Covid, le condizioni politiche per raggiungere l'obiettivo ci sono. Ci vorrà cautela, in un Paese che non ha ancora sconfitto le mafie e che non è mai uscito completamente da Tangentopoli. Ma sul nostro giornale il procuratore antimafia Cafiero De Raho ha indicato alcuni accorgimenti per contrastare le possibili infiltrazioni di imprese legate alla malavita organizzata. Se la velocizzazione delle pratiche avverrà a spese della legalità, o dell'ambiente, o delle piccole imprese, oppure della partecipazione pubblica ai dibattiti sulle opere, questo dipenderà dal governo e dalle forze presenti Parlamento. Ma se la politica applicherà il modello Genova a se stessa, forse una via di uscita per il Paese è possibile. --