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21/04/2020

Stefano Cecchi Sindaco Nardella, allora cosa vorre…

QN - La Nazione

Stefano Cecchi Sindaco Nardella, allora cosa vorrebbe per la Fase 2? «A me andrebbe bene pure di riaprire l'Italia per zone, ma lo stabilisca il governo in modo chiaro. Per adesso è solo caos». Qual è allora secondo lei il modello giusto a quale ispirarsi? «Potrà essere antipatico a qualcuno, ma è il modello tedesco. La Germania è più federalista di noi, lì le Regioni hanno più potere. Però, dopo un confronto col governo, si è stabilita un'agenda e quella si segue, non si fanno fughe in avanti ogni giorno». Vorrebbe così anche in Italia? «Vorrei che in Italia si stabilisse un programma d'intesa fra governo, regioni e comuni, e poi a quello ci si attenesse». Quale tema metterebbe all'attenzione per primo? «Uno fra i primi dovrebbe essere quello dei trasporti. Non si possono riaprire fabbriche e scuole e non chiedersi come si sposteranno milioni di toscani». Rossi ha inviato a usare i mezzi privati... «Sono molto preoccupato. Il messaggio "tutti in macchina" può essere devastante. Su base annua a Firenze avevamo 110 milioni di persone che prendevano il mezzo pubblico». Tanta gente. «Se solo un quarto di queste persone prendesse l'auto privata e contando nella fase iniziale un necessario limite di persone per ogni auto, nell'arco di poco si bloccherebbe l'intera area metropolitana». Cosa proporrebbe al riguardo? «Intanto un piano per fasi. La prima da qui ad agosto con le scuole chiuse, la seconda da settembre a dicembre quando la mobilità tornerà sostenuta e la terza con il 2021 per andare a regime». Cosa immagina in queste fasi? «Una città organizzata in maniera diversa, dove ci si sposta a piedi, in bici, con la sharing mobility ma non solo con le auto private che comunque potranno avere massimo 2/3 passeggeri. Presumo che anche ai taxi sarà chiesto di adeguarsi con pannelli divisori e limiti di capienza. Per questo spingeremo a tutta forza sulle piste ciclabili, accelereremo il ricorso alle bici elettriche e apriremo all'uso dei monopattini. Non solo». Dica. «A Firenze sto lavorando per introdurre lo scaglionamento delle aperture. Ovvero ingressi a ore diverse delle fabbriche, degli uffici e, in prospettiva, anche dei negozi e delle scuole». Una rivoluzione per i ritmi della città. «Sì, gli orari diversi degli ingressi eviterebbero il caos delle ore di punta sui mezzi pubblici che, dovendo rispettare le distanze, non si possono più riempire. Chiedo poi a Regione e Fs di rimodulare e rafforzare i treni regionali. E non sfugge che il nuovo gestore del trasporto pubblico locale dovrà modificare radicalmente i piani in accordo con Regione e Comuni per adeguarsi a tutta la fase due». La necessità del cambiamento.... «Che dovremo assumere tutti insieme su scala nazionale, non solo a Firenze, e dovrà valere anche per molti altri settori» A cosa pensa? «Sul fronte dei cantieri e dell'acquisto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione, sarebbe un errore lasciare le cose com'erano prima del virus». Faccia un esempio. «I 400 milioni di buoni spesa disposti dal governo sono arrivati alle famiglie in pochi giorni perché è stato consentito a noi sindaci di operare in deroga al codice degli appalti. Se avessimo seguito le regole ordinarie li avremmo consegnati a Natale». Vuol dire che nella Fase 2 vuole più poteri per voi sindaci? «Voglio dire che per rispondere alle esigenze della Fase 2 andrebbero quantomeno modificate alcune regole del codice degli appalti per le opere pubbliche rilevanti, con più semplificazione e trasparenza, e andrebbero dati ai sindaci i poteri di un commissario sull'esempio di quanto successo a Genova con la ricostruzione del ponte». I sindaci con il potere dei commissari per la ripartenza dell'Italia. «Se il sindaco Bucci non avesse avuto questi poteri il ponte di Genova in un anno non lo si sarebbe mai fatto. Dobbiamo arrivare a dare questo potere ai sindaci magari di pari passo con protocolli da firmare con i prefetti per garantire controlli anti mafia e anti corruzione anche prevedendo pene più severe per chi commette reati». Parlava dei buoni spesa: non l'ha colpita che ben il 5% dei fiorentini li abbia richiesti? «Ttantissimo. E' un dato che ci fa capire come la situazione sociale anche in una città ricca come Firenze sia molto seria». Un campanello d'allarme... «Sì, che ci dice come non si può andare avanti solo con la cassa integrazione: se Firenze non mette in campo un piano strategico di ripresa da condividere con Regione e Governo si rischia una fase drammatica». Il volano economico di Firenze è il turismo.... «Serve una strategia in più punti che preveda come prima cosa una forte iniezione di liquidità». Poi? «Poi un fondo per il ristoro delle città d'arte che avranno un deficit gigantesco per i mancati introiti della tassa di soggiorno, una fiscalità agevolata per tutto il comparto, infine credo occorra ripensare per intero il modello di turismo».