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18/06/2019

«Stefanini era al servizio di Fiaschi» Così la corruzione è entrata in Comune

Il Tirreno - Federico Lazzotti

Dopo la condanna il giudice ricostruisce la vicenda: «Sorprendente che nessuno si sia accorto di nulla» Processo: le motivazioni
Federico LazzottiLIVORNO. Riccardo Stefanini, ex coordinatore della Protezione civile (è stato licenziato), invece di fare gli interessi del Comune e dunque della comunità «era al servizio» di Emanuele Fiaschi, titolare della società Tecnospurghi che se lo è ingraziato attraverso cene e regali e soprattutto lo ha corrotto con 5 mila euro di mazzetta e un telo per il terrazzo del suo appartamento, fatturato dal venditore all'azienda che si occupa di bonifiche. Tutto in cambio dell'aggiudicazione di gare d'appalto e servizi richiesti dall'amministrazione. Non solo, perché dalle motivazioni della sentenza in cui Stefanini è stato condannato a sei anni e Fiaschi a quattro anni e otto mesi, emerge una situazione di intrecci alla livornese tra pubblico e privato, di omissioni rispetto ai controlli sugli straordinari dei dipendenti e di battute che danno la misura «di una criminalità di provincia nelle dimensioni ma allarmante per un metodo corruttivo tristemente noto».«Piatto ricco mi ci ficco», dice l'imprenditore alla moglie sapendo che Aamps non avrebbe più fornito il servizio di spargimento sale. Ma soprattutto i dubbi riguardano chi doveva controllare: «Nessuno si è accorto di nulla - scrive il giudice - ed appare davvero sorprendente come lo Stefanini abbia potuto gestire da solo tale vicenda». Aggiunge Mario Profeta in uno dei passaggi chiave delle 56 pagine depositate il mese scorso. «Non solo il dipendente pubblico ha ricevuto una duplice tangente, ma si è posto sistematicamente al servizio di Fiaschi, abdicando alla sua funzione di imparzialità e compiendo atti contrari ai propri doveri d'ufficio: dall'interferenza nel corso di una gara d'appalto, all'alterazione dei dati relativi alle modalità di calcolo dei costi sostenuti da Tecnospurghi in occasione dell'emergenza neve. Non una generica - ancorché grave - messa a disposizione, non solo un assoggettamento al privato, ma anche la violazione di doveri d'ufficio».Al centro dell'indagine, partita nel settembre del 2017 dopo la denuncia presentata alla polizia dall'ex sindaco Filippo Nogarin, l'assegnazione a ditte esterne di alcuni servizi per il Comune. A cominciare dall'affidamento degli interventi per la gestione dell'attività di Protezione civile nelle fasi ordinarie e di emergenza per il 2018 dove oltre alla Tecnospurghi si era fatta avanti anche la Ceragioli costruzioni di Camaiore. «Stefanini - è la ricostruzione del giudice - sapeva che il bando confezionato avrebbe potuto consentire alla Ceragioli di partecipare alla gara. È assolutamente anomalo che un appartenente all'amministrazione chiamata a decidere in ordine all'assegnazione di una gara contatti una delle imprese partecipanti (agli atti ci sono le intercettazioni ndr) e la scoraggi a partecipare. Stefanini, non solo aveva contattato la Ceragioli, ma aveva informato la concorrente impresa del cui titolare era - se non amico - ottimo conoscente: "Ecco - dice nel suo ufficio - io con questa cosa ho le scuse per poterla escludere"».Il giudice nella sua valutazione distingue la corruzione dalle regalie. O come ha spiegato la difesa dell'imprenditore «spese di rappresentanza». «Tali gesti - è la ricostruzione del giudice - assumono nel caso di Stefanini una rilevanza diversa perché plurimi, convergenti e perché avvenuti in un contesto in cui egli offriva - attraverso il ruolo svolto e le decisioni ad esso connesse - un a fonte di guadagno per il Fiaschi. Non si intende, quindi attribuire a tali gesti un carattere illecito in assoluto - ma la moralità non è terreno di competenza del giudice penale - ma nel caso, una volta contestualizzati in un arco temporale di meno di sei mesi finiscono per colorare negativamente l'intera figura del dipendente ed assumere carattere si spia e sentinella di una situazione di illiceità soprattutto perché accompagnati da un gesto che un dipendente pubblico non dovrebbe mai compiere , ovvero chiedere o solo ricevere denaro legato all'attività professionale». --