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30/01/2020

Stecche da 20mila euro per diventare poliziotti

Libero - CLAUDIA OSMETTI

Truffa per superare i concorsi
Le notifiche da parte del tribunale stanno arrivando in questi giorni. Una, due, centocinquantuno. Tante sono le persone coinvolte nell'"affare dell'algoritmo", un giro di (...) segue ➔ a pagina 16 segue dalla prima CLAUDIA OSMETTI (...) concorsi truccati e furbetti dell'esame di abilitazione. Con una particolarità: sono tutti aspiranti guardie penitenziari e agenti dell'esercito. C'è poco da ridere. Ché quando a raggirare le regole è proprio chi si candida per farle rispettare, il problema è doppio. Ma andiamo per gradi. È il 2016 e i ranghi delle forze di polizia hanno bisogno di rinforzi. Mica bruscolini, i posti in ballo sono tanti: quattrocento solo nelle file dei secondini tricolori (trecento destinati a vigilare sulle prigioni maschili, cento su quelle femminili) e poi oltre 2mila "volontari in ferma prefissata quadriennale". Si chiamano proprio così, in gergo significa che c'è bisogno di caporali per l'esercito, avieri scelti per l'aeronautica e comuni di prima classe per la marina. Roba da galloni sulle divise, però bisogna meritarseli. Invece il primo bando per la penitenziaria va a gambe all'aria quasi subito: il capo del dipartimento sospetta brogli e gravi irregolarità. È irremovibile, fa rifare il rifabile. Cioè tutto. Via la prova scritta e dentro un'altra convocazione: un anno dopo, a luglio 2017. I guai, quelli veri, quelli che sprofondano in faldoni penali e denunce sonanti, arrivano a fine 2018 e proseguono al febbraio dell'anno successivo. Scattano le prime manette, a decine. È che tra i ragazzi che hanno sostenuto quelle prove, c'è chi ha provato la scorciatoia più facile. E anche la più scorretta. Qualcuno "chiede l'aiuto a casa" (mettiamola in questo modo) parlando sommessamente in un auricolare bluetooth indossato alla chetichella, qualcuno scarabocchia la cover del telefonino con le risposte, qualcuno va sul classico e si rimpinza di foglietti e mini-bigini improvvisati. Alcuni vengono pizzicati sul fatto, non è semplice giocare al ladro in un aula piena di poliziotti. LA FORMULA MAGICA Eppure qualcun altro va oltre. Si fa dire (anzi: paga per conoscere) la "formula magica". L'algoritmo per imbroccare ogni volta la risposta corretta. E allora fila tutto liscio come l'olio, allora non ci sono più intoppi. Salvo quello giudiziario quando l'intero ambaradan viene alla luce. Loro sborsano. Circa 20mila euro, è il prezzo del trucco: si mette mano al portafogli e il gioco è fatto, la carriera è salva, la verifica è superata. Si tratta di un esercito, in senso letterale, di ragazzi con meno di trent'anni. Il primo filone d'indagine (quello che cade come una mannaia sugli organizzatori della truffa dell'algoritmo) è già concluso. Scelgono il rito abbreviato, i militari coinvolti. C'è un generale in pensione e un maresciallo della guardia di finanza che buscano due anni di reclusione, sono il cervello della "cricca". Ma ci sono anche altri graduati che si beccano un anno e quattro mesi. E tocca ai ragazzi. SEGRETO D'UFFICIO Centocinquantuno, dicevamo. Non uno di più, non uno di meno. Il pm napoletano Antonello Ardituro (come spiega il quotidiano Il Mattino ) ora cita a giudizio tutti i beneficiari della corruzione e della rivelazione del segreto d'ufficio. Per gli iscritti ai concorsi finiti nel giro non sarà una passeggiata: devono rispondere di truffa, di ricettazione e di repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree o dignità pubbliche (un reato in materia di diritti d'autore che rischia di andare a infarcire gli altri due da codice penale in piena regola). I centoncinquantuno al momento nell'occhio del ciclone vengono dalle province di Napoli e Caserta, Salerno, Avellino, Foggia, Torino, Oristano e Palermo. Come a dire, lo Stivale è rappresentato da nord a sud. Non ci si fa una bella figura. Il processo a loro carico partirà il 14 ottobre prossimo, in un aula del tribunale napoletano. E dire che c'è addirittura chi, con i risultati e le risposte corrette in tasca, formalmente è riuscito a farsi bocciare.La scheda
L'INCHIESTA Truffa, ricettazione e altri reati. Queste le accuse nei confronti di 151 persone rinviate a giudizio nell'ambito dell'inchiesta relativa al concorso per 300 posti nella Polizia Penitenziaria maschile e 100 in quella femminile del 2018. IL PROCESSO Dalle indagini, condotte dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, è emerso che i concorrenti avrebbero pagato 20mila euro per assicurarsi le risposte esatte grazie a un algoritmo. Nonostante ciò, c'è chi è riuscito a sbagliare le risposte. Il processo inizierà il prossimo 14 ottobre