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26/11/2020

«Stati generali per una giusta svolta verde»

Avvenire - CINZIA ARENA

I SINDACATI DI CATEGORIA
L a transizione energetica è un tassello fondamentale per la ripresa economica che l'Italia non può permettersi di mancare. Dai sindacati di categoria arriva una sollecitazione al governo a guardare oltre la pandemia per non farsi trovare impreparati, e la richiesta di una sorta di «stati generali dell'energia» per elaborare una strategia industriale a lungo termine. «Noi sindacati vogliamo contare di più - spiega Nora Garofalo, segretaria della Femca Cisl - abbiamo elaborato un documento unitario per chiedere al governo di fare presto. Rischiamo di trovarci spiazzati rispetto al resto d'Europa». L'Unione europea poco prima della pandemia ha approvato il Green new deal con l'obiettivo di salvaguardare il pianeta e il Recovery Fund ha previsto che il 40% degli interventi sia dedicato alla sostenibilità per favorire una "giusta transizione" verso l'energia pulita e la riduzione dell'anidride carbonica. Il piano dei sindacati di categoria - oltre alla Femca è stato sottoscritto da Flaei Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil -, chiede l'avvio del Pitesai, il piano per la transazione energetica sostenibile nelle aree idonee, i cui continui rinvii stanno mettendo a repentaglio il settore estrattivo, la riconversione graduale dal carbone al metano nel settore elettrico, l'unificazione della rete elettrica italiana e il superamento dell'articolo 177 del Codice degli Appalti che prevede l'obbligo di esternalizzare l'80% delle attività. Tra le priorità la riconversione delle industrie pesanti, la riduzione degli squilibri infrastrutturali del Paese. La transizione deve essere capace di tenere insieme ambiente e lavoro, garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali: attualmente sono circa 150 mila i lavoratori del settore. «Il problema è che il nostro sistema industriale non è pronto per affrontare questa rivoluzione energetica - spiega Garofalo - . La transizione deve accompagnarsi con un'evoluzione tecnologica e con una valutazione dell'impatto sul territorio e sui lavoratori, va governata senza lasciarsi andare ad eccessi per evitare un danno sociale. Chiudere l'Ilva di Taranto o la raffineria di Gela, solo per fare un esempi o, avrebbe pesanti conseguenze sull'occupazione. Occorre prevedere una fiscalità di vantaggio con meccanismi premianti per chi riconverte, detassare i bio-carburanti». Le grandi aziende come Eni ed Enel stanno facendo progetti concreti. «La rivoluzione in atto è incredibile: oggi siamo alla produzione dell'idrogeno blu dal gas, poi si arriverà a quello prodotto per idrolisi, vale a dire dall'acqua, che sarà verde e potrà essere utilizzato per le industrie le case» spiega Garofalo. Ma la politica non può stare alla finestra. «Per questo insieme a Confindustria energia abbiamo chiesto al ministro Patuanelli di aprire un tavolo di confronto. Così come la digitalizzazione anche la decarbonizzazione ha bisogno di formazione e riqualificazione del personale».

Foto: Nora Garofalo