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12/05/2021

Sprechi e norme straordinarie in un Paese di tempo e opere sospese

La Sicilia

PAESAGGI URBANI
GIUSEPPE SCANNELLA Viviamo, da tanto, un tempo sospeso; la pandemia ci ha trasportato in una sorta di bolla dove il tempo, le relazioni, in qualche caso il lavoro, si sono fermati. C ' è un altro tempo sospeso, da molto più tempo e riguarda edifici e ambiti di città quasi nati, nati e mai cresciuti. Una problematica che si estende dal Nord al Sud d ' Italia, al Sud di più, e gli scheletri costruiti sono diventati, in non pochi casi, parte negativa del paesaggio alla quale ci siamo assuefatti. Non a caso la cittadina di Giarre è stata eletta, purtroppo, capitale dell ' incompiuto per il grande numero delle opere iniziate e mai finite. Anche la nostra città fa la sua brava parte in questa poco invidiabile classifica; solo per citare degli esempi l ' ex Centrale del latte, il complesso residenziale di via Bernini da tempo in abbandono, una caserma per la polizia in quel di Nuovaluce di cui spiccano le sole pilastrature, quali totem all ' incuria e al pressapochismo. Poi c ' è l ' opera delle opere: l ' attraversamento stabile dello Stretto, il Ponte, quello a più grande luce libera al mondo frutto dell ' ingegno progettuale e imprenditoriale italiano che da decenni si dibatte in un limbo lobbistico-politico offensivo, anche dell ' in telligenza degli italiani. C ' è stato, recentemente, uno scatto d ' orgoglio dei presidenti delle Regioni Sicilia e Calabria che, con l ' amministratore di We Build -l ' im presa che ha già vinto l ' appalto per la sua realizzazione (perché si tratta di un ' ope ra già appaltata) - hanno dichiarato che, se lo Stato non si decide, possono e faranno da soli ... a questo si deve arrivare quando è la stessa Comunità europea che ritiene l ' opera strategica per gli interessi della Comunità transnazionale? Il Centro di polizia di Librino, invece, sempre a Catania, non è mai nato se non nelle intenzioni; adesso pare che, grazie a procedure commissariali pensate per far ripartire la stagione delle grandi commesse pubbliche, l ' opera dovrebbe essere realizzata e qui il problema che nasce riguarda il come acquisire la relativa progettazione, che è certamente una ottima occasione per fare della buona architettura di cui abbiamo un gran bisogno, ma questo è altro argomento. La cosa che interessa evidenziare è invece il fatto che da un lato riusciamo a sperperare risorse (preziose in quanto limitate) per avviare processi che a un certo punto si interrompono per un tempo infinito, dall ' altro, quando si deve rispondere in fretta ad esigenze imprescindibili, dobbiamo ricorrere a procedure straordinarie. Già, straordinarie come quelle messe in campo per ricostruire a tempo di record il ponte Morandi a Genova. Lì si è sperimentata, con successo, la formula commissariale che però, a ben vedere, di straordinario ha poco: si è trattato, in buona sostanza, di applicare la normativa sugli appalti pubblici nella originaria declinazione europea, non tenendo conto di tutte le evoluzioni, circonvoluzioni, superfetazioni che i vari governi e Parlamenti, assieme a organismi collaterali e a una buona dose di moral suasion da parte della magistratura, con grande ipocrisia hanno su questa innestato. E allora si arriva al paradosso: per rendere efficaci le regole bisogna dalle regole derogare. Non siamo nuovi, noi italiani, a simili pratiche; alcuni anni fa i funzionari frontalieri al Nord Italia, volendo rivendicare i loro diritti, adottarono una singolare modalità di protesta: invece che non recarsi al lavoro, il lavoro lo svolgevano applicando rigidamente le procedure di legge; il risultato fu il totale blocco delle attività alle frontiere - insostenibile - per cui la loro azione ebbe immediato riscontro e successo. Ora, dico a me stesso, ma è mai possibile che la nostra classe politica (ahimè sempre più priva di classe) non riesca, in nessuna sua configurazione governativa, a prendere atto del fallimento, che diventa danno economico rilevante che tutti paghiamo, delle norme che negli anni ha prodotto? Possibile mai che non si arrivi alla consapevolezza che il sistema non può essere continuamente aggiustato (e raffazzonato) ma deve essere - drasticamente - sostituito? info@scannella.it

Foto: Giuseppe Scannella, architetto, è componente del Comitato Scientifico dell ' Inbar (Istituto Nazionale di Bioarchitettura)