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27/05/2021

Sport, eventi, grandi opere Raggi a caccia di moderati “Roma serve alle imprese”

La Repubblica - Annalisa Cuzzocrea

Anche sugli appalti la sindaca e Di Maio marcano le distanze con il Pd La destra fiuta la vittoria ma sul "civico" Michetti non c'è ancora il via libera
Roma - Non c'è solo Luigi Di Maio, sul palco dell'Auditorium Parco della Musica accanto a Virginia Raggi, a raccontare di una Roma che non c'è. E che è protagonista di un immaginifico e futuristico spot in cui la voce di una ragazza descrive quartieri laboratorio digitali, spazi in condivisione, parchi e piazze intelligenti, una città inclusiva, sostenibile, orizzontale, con tram che ti portano ovunque e battelli che attraversano il Tevere. Si alternano, su quel palco, pezzi di potere romano e non solo. E ognuno dice la sua su Roma Smart City 2030. Su occasioni da non perdere come il Recovery Plan, il Giubileo 2025, l'Expo 2030: date e suggestioni che campeggiano sullo sfondo tutto il tempo di un evento accuratamente pianificato dal Campidoglio, certo. Ma anche e soprattutto dalla Farnesina. Parlano il presidente di Unindustria Angelo Camilli, quello degli Aeroporti di Roma Claudio De Vincenti, il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, l'amministratore delegato di Acea Giuseppe Gola, Carlo Tamburi, direttore Country Italia Enel. E quindi il ministro degli Esteri, che non solo appoggia la candidatura di Roma ad Expo 2030, come dice, parlando per ultimo. Ma appoggia con tutto il peso delle sue relazioni e di quelle della Farnesina la ricandidatura di Virginia Raggi, dopo anni di gelo e distanza. E chiede - ancora - che sulle semplificazioni ci siano «riforme radicali e drastiche».
Se il Partito democratico al governo cerca di creare un asse a sinistra per fermare alcune pericolose deroghe al codice degli appalti, il ministro degli Esteri spinge in senso contrario. Rompendo il fronte giallo-rosso che poteva dare una mano ai dem impegnati sul blocco dei licenziamenti e sul pericolo dei subappalti selvaggi. Su questo, ormai è chiaro per il silenzio di Giuseppe Conte e per le parole di Di Maio, il Movimento 5 Stelle non c'è. Ed è questo che rischia di stritolare il partito di Enrico Letta dentro il governo di Mario Draghi, lasciandolo solo dentro a battaglie identitarie per cui forse pensava di avere i 5 Stelle al suo fianco. Sbagliando.
«Se Virginia vuole sarò in prima linea per lei», dice ormai in ogni dove Alessandro Di Battista presentando il nuovo libro fra giornali e tv. Ma la sindaca di Roma sembra aver preso un'altra strada. Insegue una storia nuova, parla di «imprese che servono a Roma e di Roma che serve alle imprese», della necessità di portare nella capitale i «grandi eventi». La stessa sindaca del no alle Olimpiadi è quella che qualche giorno fa - non senza suscitare sorpresa e ironie - twittava le sue felicitazioni per la conferma di Giovanni Malagò alla presidenza del Coni. E che la settimana scorsa ha presenziato, chiedendo cambi di agenda e facendo di tutto per esserci, a ben tre eventi sportivi come la finale degli internazionali di tennis, la conferenza stampa per i mondiali di skateboard, quella per piazza di Siena.
Non è più solo la sindaca delle piccole opere in periferia. Cerca di allargare e lo fa approfittando dell'aiuto dei vertici M5S riconvertiti alla sua causa e del ritardo delle altre candidature. Roberto Gualtieri - a Testaccio, davanti a una platea dem finalmente in presenza - ieri ha avvisato: «Lavoreremo all'insegna del rispetto e dell'ascolto, ma non accetteremo che la sindaca si faccia finanziare la campagna elettorale dal Comune». Dice che l'unico voto utile è quello per lui. Ribatte così, indirettamente, a Carlo Calenda, che in questi giorni fa piccoli incontri in periferia: Ortolino, Bastogi, Montespaccato, Borghesiana, Finocchio. Il centrodestra tira fuori nomi dal cappello senza crederci troppo. Almeno a sentire in queste ore i vertici di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, che non confermano ancora la candidatura dell'avvocato Enrico Michetti, noto alle cronache della città come presentatore di un programma molto seguito su Radio Radio e creatore della piattaforma Gazzetta amministrativa. Dal partito di Giorgia Meloni rimandano per ora solo a quanto detto dalla leader: «Michetti è un nome interessante e ci sono diversi nomi interessanti». L'unica certezza, è che quella del centrodestra sarà una scelta unitaria - il che dà un indubbio vantaggio sul centrosinistra - e che si punterà proprio su un civico, per allargare il più possibile il campo. Puntando sulle divisioni di quello opposto per vincere la gara, partendo per ultimi.

Foto: kIl disgelo Virginia Raggi con Luigi Di Maio