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12/11/2020

Spezia, schiavi di lusso per fare gli yacht

La Repubblica - Chiara Tenca

L'inchiesta
Non avevano diritto a riposi, permessi e malattia. Sette giorni su sette varcavano i tornelli per andare al lavoro, dove si trattenevano anche per 14 ore. Retribuiti dai 4 ai 6 euro l'ora secondo l'anzianità, dagli 800 ai 1200 euro mensili a fronte dei 2000-2500 normalmente percepiti da operai con le stesse mansioni. ● a pagina 9 di Chiara Tenca Una colonia di schiavi nel regno del lusso più sfrenato. All'interno dei cantieri Baglietto della Spezia, Sanlorenzo di Ameglia e Apuania di Carrara, dove prendono forma yacht e superyacht che valgono cifre da capogiro, è stata smascherata un'organizzazione di caporalato gestita da bengalesi a danno di propri connazionali, fatti arrivare appositamente in Italia per lavorare quasi a costo zero nel settore nautico. A portare alla luce questo sistema, di cui erano vittime circa 150 operai, è stata l'operazione 'Dura Labor' condotta tra La Spezia, Savona, Ancona e Carrara da oltre 50 finanzieri del Comando Provinciale spezzino. I militari hanno eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare, 7 in carcere ed una ai domiciliari e sottoposto a sequestro preventivo beni per circa un milione di euro. Le vittime, proprio come i braccianti utilizzati nel Sud Italia per la raccolta dei prodotti agricoli, oltre ad essere sottopagate, subivano quotidianamente violenze e vessazioni. Uno sfruttamento selvaggio che avveniva all'interno degli stabilimenti di questi grandi big internazionali della nautica. Sui titolari e responsabili a vario livello dell'operatività dei cantieri al momento non emerge nulla, ma le loro posizioni sono al vaglio degli inquirenti per accertare eventuali responsabilità in tema di rispetto delle norme sulla sicureza e sugli appalti.
Certa, invece, la posizione degli arrestati, tutti collegati alla Gs Painting di Ancona, che eseguiva in appalto i lavori. Uno solo è di nazionalità italiana: un consulente del lavoro residente nella città dorica che predisponeva le buste paga con il doppio fine di garantire un alone di legalità all'azienda e di risparmiare il più possibile sui contributi. Gli altri sono tutti immigrati regolari originari del Bangladesh in gran parte residenti alla Spezia; oltre all'amministratore unico Bin Rauf Mahmud, detentore dell'85% delle quote, ci sono il fratello ed il nipote che con gli altri connazionali davano ordini e disposizioni alle maestranze e gestivano il prelievo di contanti: un balzello mensile da centinaia di euro su salari già ridotti. Solo la punta di un iceberg. Perché questi operai, pagati dai 4 ai 6 euro l'ora secondo l'esperienza, non avevano diritto a riposi, permessi e malattia. Sette giorni su sette varcavano i tornelli per andare al lavoro, dove si trattenevano anche per 14 ore sotto gli occhi di tutti. Le violenze erano all'ordine del giorno, verbali e non. Rimproveri ed offese - "lavori come una checca" - , ma soprattutto minacce: "figlio di maiale, al rientro al lavoro te la farò pagare", "ti farò licenziare" erano le frasi rivolte dai caporali ad un dipendente che, pur non avendo mai goduto delle ferie, si era assentato per malattia. "Ti do un calcio, ti butto dall'alto della nave" era una delle frasi da brivido all'ordine del giorno. E non finisce qui, perché i lavoratori risultati positivi al Coronavirus, quando si assentavano, non erano pagati. L'indagine svolta dalle fiamme gialle spezzine guidate dal maggiore Luigi Mennella e coordinate dal procuratore Antonio Patrono ha preso il via dai centri di accoglienza. Alcuni ospiti che risultavano lavorare nei cantieri non presentavano la busta paga come da procedura: i controlli hanno scoperchiato il vaso di Pandora. "Nessuno si è mai ribellato - spiega Mennella: temevano di perdere l'unica fonte di reddito con cui mantenere le famiglie e i contratti indispensabili per il permesso di soggiorno. Erano i caporali a farli arrivare, certi che avrebbero trovato lavoro. Per cultura, non denunceranno mai i datori: sono servite intercettazioni telefoniche e riscontri sulle ore lavorate e i flussi di denaro per individuare questo sistema" conclude. Mentre arrivano il plauso del sindaco Peracchini ai finanzieri, e la condanna della Cgil spezzina e della segreteria nazionale del Prc-Sinistra Europea alla distorsione del sistema degli appalti, Sanlorenzo annuncia di essersi messa a disposizione dell'autorità giudiziaria e non esclude di costituirsi parte civile "nei confronti di chi, con la propria condotta, ne danneggia la reputazione e l'immagine".
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Foto: kSopralluoghi Auto della finanza e militari nei porticcioli turistici dove sono ormeggiati yacht e panfili. L'indagine evidenzia le contraddizioni di un mercato di lusso nel quale gli sfruttati sono lavoratori stranieri sottopagati