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10/08/2018

Spese da tagliare e investimenti: i due nodi da sciogliere subito, anche a Ferragosto come Nixon

Avvenire - Giuseppe Pennisi

n agosto, in gran parte d'Europa la politica è in vacanza. E si pensa lo siano anche i mercati. Non sono in ferie "politiche" gli Stati Uniti, dove è in corso una campagna senza esclusione di colpi in vista delle elezioni del 6 novembre. E non lo sono i maggiori Paesi asiatici e le piazze finanziarie dell'Oriente. Ciò spiega perché proprio in agosto si sono scatenate gravi crisi finanziarie quali quella del 1971 - che travolse l'intero sistema monetario internazionale - quella del 1992, che comportò una svalutazione del 30% della lira, e quella del 2007 che affossò parte del sistema bancario e durò circa dieci anni. Negli ultimi giorni lo spread italiano è stato come si suol dire "sulle montagne russe", come ha registrato efficacemente la stampa finanziaria. Potrebbe essere il risultato di troppe parole in libertà su questo o quell'aspetto della politica economica oppure di "rumori di fondo" alimentati anche delle opposizioni, enfatizzando i dissidi all'interno dell'esecutivo. Non c'è una "mano invisibile" o un burattinaio a guidare il differenziale fra Btp e Bund, ma milioni e milioni decisioni di risparmiatori (italiani e stranieri) preoccupati dall'incertezza su due nodi di politica economica da sciogliere subito, senza attendere la ripresa settembrina, se fosse necessario anche convocando un Consiglio dei ministri per il giorno di Ferragosto, come fece Nixon nel 1971. Dato che come annunciato nel "Contratto per il governo del cambiamento" la strategia di finanza pubblica (elemento centrale, anche se non l'unico, della politica economica) si basa su invarianza e auspicabile riduzione della pressione tributaria e del cuneo fiscale-contributivo e aumento dell'investimento pubblico per trainare la ripresa sia nel breve sia nel medio periodo, occorre precisare al più presto: quali spese pubbliche di parte corrente verranno ridotte; quali investimenti pubblici verranno finanziati e realizzati. In materia di spese pubbliche di parte corrente - dato che non si può pensare a licenziamenti in massa nella pubblica amministrazione o in ulteriori riduzioni di beni strumentali per il funzionamento degli uffici - occorre indicare se si vuole riprendere i risparmi di 30 miliardi di euro individuati nella spending review guidata da Carlo Cottarelli e puntare sui circa 80 miliardi di tax expenditures nel bilancio dello Stato. Ma il governo ha la forza, ad esempio, di aggredire le agevolazioni fiscali al trasporto merci su gomma (in Italia responsabile dell'86% del trasporto merci totale rispetto ad una media europea del 75% circa)? In materia di investimenti pubblici, c'è un vero e proprio dilemma: i progetti pronti, anzi, in fase di realizzazione (Tap, Tav, Pedemontana e simili), sono proprio quelli per i quali c'è opposizione, anche molto vocale, all'interno del governo; mentre i progetti "diffusi" (assetto idrogeologico, edilizia scolastica, edilizia ospedaliera) sono spesso allo stadio solo preliminare e la loro attuazione è avvolta in un groviglio di competenze (Stato, Regioni, Comuni) e non facilitata dal codice degli appalti in vigore. Sono i due nodi da sciogliere al più presto.

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