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18/05/2021

«Spero sia utile al governo per le scelte sull’immigrazione Sì a Draghi al Quirinale»

Corriere della Sera - Marco Cremonesi

Il leader leghista: ora una riforma seria della giustizia o il referendum Lo scenario Per noi, se lui fosse d'accordo, il prossimo capo dello Stato sarà il premier. Certo, il problema è per il Pd, che di candidati pullula... La solidarietà Nessuna solidarietà da Letta. Non parlo del processo ma delle minacce a me e ai miei familiari, manca qualcosa sul piano umano
MILAN O
«Io spero che questo processo sia utile all'intero governo perché arrivi a un approccio più fermo e più europeo sull'immigrazione». Matteo Salvini è appena atterrato a Milano da Catania, dove il Gup ha sancito il non luogo a procedere nei suoi confronti per i fatti della nave Gregoretti: «Una grande gioia anche per la mia famiglia. I miei figli, soprattutto, che vanno a scuola... e anche i miei genitori. Erano tutti preoccupati perché quando vai a processo non sai mai cosa ti aspetta».

Non luogo a procedere a Catania, autorizzazione a procedere a Palermo. Non è un po' curioso?


«Se qualcosa non è reato a Catania, non dovrebbe esserlo nemmeno a Palermo. Ma c'è un'eccessiva... vaghezza nel diritto penale, e questo è un problema. Proprio per questo noi siamo contrari al ddl Zan».


Che cosa c'entra il ddl sulle discriminazioni con la vicenda che la riguarda?


«Il ddl Zan lascia nelle mani dei giudici il decidere che cosa è politicamente corretto e che cosa è reato. Un giudice può decidere se è un reato che io dica di essere contrario alle adozioni per le coppie omosessuali. In questo senso, il tema è esattamente lo stesso».


Perché la sentenza di Catania dovrebbe essere uno sprone per il governo?


«Lei pensi che mentre ero in aula ricevevo messaggi dai sindaci che mi chiedevano di fare il possibile per limitare nuovi arrivi. Dato che quello che ho fatto non è un reato, io spero che tutto il governo e anche l'attuale ministro dell'Interno decidano che si può fare di più. Per quanto ci riguarda, siamo entrati al governo anche proprio per evitare di tornare con gli sbarchi a quota 100mila. L'Italia deve ripartire e non se lo può permettere».


Insomma, al governo con la convinzione del primo giorno?


«Ma certo. Io ho la massima fiducia in Mario Draghi e i risultati li vediamo. Per esempio, le cartelle esattoriali non partiranno prima di luglio, anche se qualcuno voleva spedirle già da ora. Intanto, noi porteremo a Draghi la nostra proposta di rateizzazione e di rottamazione che speriamo possa essere fatta propria dall'intero centrodestra. E dunque, me lo faccia ripetere: se Draghi dovesse ritenere, la Lega lo sosterrà per il Quirinale con convinzione. Per noi, se lui fosse d'accordo, il prossimo capo dello Stato sarà Mario Draghi. Certo, il problema è per il Pd, che di candidati pullula...».


Con il Pd proprio non si riesce a migliorare il rapporto?


«Dato che il loro obiettivo è quello di farmi passare per il guastafeste, voglio proprio vedere quando Draghi porterà la proposta di riforma del codice degli appalti e delle procedure... Letta ogni giorno attacca, ma più che me alla fine attacca Draghi».


Eppure, la schermaglia continua complica la vita del governo...


«Io lavoro per l'Italia e con Draghi, ciò che pensa Letta mi interessa zero. Quello che mi ha fatto rivedere radicalmente il mio giudizio su di lui è stata la sua assoluta mancanza di solidarietà. Intendiamoci: non parlo del processo, visto che a processo mi ci hanno mandato loro. Ma quando si parla delle minacce che abbiamo ricevuto io e i miei familiari, se tu non senti di dover dire nulla, beh... manca qualcosa sul piano umano».


I referendum sulla giustizia che lei sta preparando con i radicali non sono un bastone tra le ruote del governo?


«E perché? Anche se Letta polemizza su tutto, io gli ricordo che senza una riforma seria, una riformona, l'Unione europea non sbloccherà i fondi destinati all'Italia. E dunque, se il Parlamento approverà qualcosa di serio e di adeguato, benissimo. Altrimenti, daremo voce ai cittadini».


Quando?


«Io, oltre che in Draghi, ho anche fiducia nel ministro Marta Cartabia. Ma per il Pd, anche quando respiri, sei sempre un presunto colpevole. E ci sono 5 milioni di processi in sospeso, una cosa che grida vendetta. Stiamo lavorando con i radicali, che su altri temi sono molto diversi da noi: speriamo di far convergere su questi temi un fronte davvero ampio e trasversale, a partire da Meloni e Berlusconi, per cambiare una giustizia che non funziona. Ci sono almeno 5 costituzionalisti che stanno lavorando gratuitamente per preparare i quesiti, e noi raccoglieremo le firme in tutti gli 8mila comuni italiani: l'obiettivo è coinvolgere entro giugno un milione di italiani in questo percorso».


Ha parlato di Berlusconi: come lo ha trovato?


«Ci siamo sentiti sia ieri che l'altro ieri. Benissimo non sta, domenica dovevamo vederci non per la politica ma per il Milan e invece la febbre e la debolezza lo hanno impedito. Però, nulla di allarmante. Anzi, già che c'è, anticipo la sua domanda su quando affronteremo il tema dei candidati per le città: appena lui starà meglio, appena tornerà a casa, noi siamo a pronti a raggiungerlo. Dato che c'è una questione di salute, oggi non posso dirle se sarà martedì o venerdì».


Giorgia Meloni...


«Giorgia Meloni mi ha scritto un messaggio molto carino, così come tante persone tra cui il generale Figliuolo. E con lei e gli altri partiti del centrodestra la settimana prossima costruiremo la coalizione che vincerà le prossime amministrative».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il reato

e i due casi

A Matteo Salvini è stato contestato il reato di sequestro di persona sia per il caso Gregoretti sia per il caso Open Arms. Per quest'ultimo è stato rinviato a giudizio, mentre è prosciolto per Gregoretti

La valutazione

del giudice

Secondo la procura di Catania i pochi giorni in cui i migranti sono stati trattenuti sulla nave Gregoretti sono serviti per fare decidere collegialmente al governo la loro redistribuzione in Ue

Le scelte

a Palermo

Nel caso della Open Arms lo sbarco è avvenuto in seguito al sequestro della nave ong da parte di un magistrato dopo che il Tar aveva sospeso il divieto di ingresso firmato da Salvini, Trenta e Toninelli

Il nodo dei pareri

nel governo

Se nel caso della Gregoretti l'allora governo M5S-Lega si espresse collegialmente, in quello Open Arms, dopo il pronunciamento del Tar, i ministri M5S Trenta e Toninelli non firmarono più il nuovo divieto d'ingresso


Foto:

Agosto 2019 La nave dell'Ong spagnola Open Arms al centro di un caso