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27/05/2021

Speranza e la Cei corrono in aiuto del ministro del Lavoro sconfessato

La Verita' - C.Con.

Monsignor Brambilla: «Non si può chiudere l'ombrello». Si rafforza il centrodestra
• Sulla sanità e sulla gestione dell'emergenza pandemica Mario Draghi ha fin qui coperto il suo ministro Roberto Speranza. Non sembra essere andata allo stesso modo con il responsabile del Lavoro Andrea Orlando. Che, durante la conferenza stampa dello scorso 20 maggio, gli era seduto accanto quando commentando la proroga del blocco dei licenziamenti proposta nel decreto Sostegni bis aveva invocato «interventi mirati piuttosto che generalizzati, che rischiano di dare risorse a chi non ne ha bisogno». Sul blitz, già rientrato, o Draghi è stato colto alla sprovvista (difficile crederlo) oppure il premier sapeva e ha mandato avanti Orlando per poi lasciarlo solo. Di certo, il «fuoco amico» alimentato dall'endorsement arrivato ieri proprio da Speranza in soccorso di Orlando va subito spento dai pompieri di Palazzo Chigi. E quella che qualcuno continua a dipingere come la spina del fianco del governo Draghi ovvero il centrodestra e in primis la Lega di Matteo Salvini può ora diventare una sponda necessaria per respingere gli attacchi del Pd grillinizzato. Intanto, a fare da contorno al retroscena politico ieri sono state le dichiarazioni delle parti sociali, di Confindustria che brinda, dei sindacati che minacciano scioperi. E in campo è scesa pure la Conferenza episcopale italiana: «Non si può chiudere improvvisamente l'ombrello», ha infatti detto il vicepresidente della Cei e vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, a margine dell'assemblea dei vescovi. Dopo «il duplice ombrello, l'impossibilità dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali», «bisogna immaginare un'uscita graduale. Con tutti i soldi spesi fino adesso, chiudere improvvisamente l'ombrello farebbe galleggiare, scusate l'espressione, molti morti», ha aggiunto. I vescovi sono sulla stessa linea dei sindacati. Con lo slogan «No allo sblocco dei licenziamenti, no al nuovo codice degli appalti», l'Usb lavoro privato ha proclamato otto ore di sciopero a partire dalla prossima settimana contro le «decisioni estremamente negative per i lavoratori e estremamente positive per Confindustria prese dal governo in questi giorni» e contro «l'ampia libertà alle imprese di peggiorare condizioni salariali e lavorative, con il massimo ribasso nelle gare e l'ampliamento della possibilità di appaltare e subappaltare». Con l'uscita dal blocco dei licenziamenti «ci sono fonti del governo e Bankitalia che indicano in quasi 577.000 i posti di lavoro a rischio dal primo luglio», ha attaccato ieri anche il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ribadendo che «la soluzione adottata è assolutamente debole e non riuscirà ad arginare lo tsunami sociale e occupazionale». Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, chiede di prolungare il blocco dei licenziamenti con un patto «tra noi e voi, fino a dicembre, utilizzando la cassa integrazione», ha detto ieri, lanciando la proposta alle associazioni dell'artigianato Confartigianato imprese, Cna, Casartigiani, Claai. Dall'altra parte della barricata, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi sposa la tesi della sottosegretario al Lavoro, Tiziana Nisini, che ha parlato di un'imboscata di Orlando. Avere una contesto di «lealtà istituzionale» è «fondamentale in un Paese che deve uscire da un periodo di crisi drammatica. Una crisi sanitaria, un crisi sociale, una crisi economica», ha sottolineato ieri Bonomi. Aggiungendo che «se non ci sono le fondamenta di un rapporto di lealtà istituzionale sarà molto difficile». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: ALLA SALUTE Roberto Speranza