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25/02/2021

Sotto la lente dell’antimafia 10mila operazioni

Il Sole 24 Ore - Marco Ludovico

Sotto la lente dell'antimafia 10mila operazioni -a pag. 3

Roma

Una marea di operazioni finanziarie sospette «potenzialmente» legate al Covid-19, oltre 10mila. L'aumento dei cosidetti «reati spia» di indici di criminalità organizzata: raddoppiano quelli denunciati con l'aggravante mafiosa. E una proposta: «Controlli ad hoc, passo dopo passo, sugli appalti considerati a rischio. Per evitare gorghi burocratici e contenziosi - come quelli numerosi sulle interdittive antimafia - per le commesse legate all'arrivo del Recovery Fund». Maurizio Vallone, dirigente generale Ps e direttore della Dia (direzione investigativa antimafia), firma la sua prima relazione semestrale. Sul tavolo del capo della Polizia Franco Gabrielli, del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, trasmessa a Camera e Senato. Riguarda il primo semestre 2020. Ma si proietta quasi fino a oggi. Al 30 ottobre 2019 erano pervenute alla Dia 86.149 sos (segnalazioni di operazioni sospette). L'anno scorso, con lockdown e recessione, sono cresciute: ammontano a 88.101 «di cui 1.583 connesse all'emergenza sanitaria Covid-19». In totale «i soggetti coinvolti nelle operazioni sono n. 10.799 di cui n. 4.908 persone fisiche e n. 5.891 persone giuridiche». Lombardia in testa (1.970-19,55%), poi Campania (1.562-15,50%), a seguire Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto. Ormai le mafie, dice la relazione, fuori dalle regione di appartenenza prediligono «la gestione del mercato» finanziario in primis anzichè il «controllo del territorio». Anzi «nel periodo della pandemia» dice il documento «le mafie hanno una particolare capacità di operare in forma imprenditoriale per acquisire appalti e commesse pubbliche». Quello mafioso è ormai da tempo «un modello» di impresa. E nell'emergenza Covid-19 il rialzo dell'indice di mafia si ripete. «Il dato che maggiormente colpisce è l'aggravante del metodo mafioso. Il numero di denunciati, nei primi sei mesi dell'anno, è sostanzialmente il doppio rispetto agli analoghi periodi precedenti». Dimostra così l'incremento delle «c.d. "attività criminali di secondo livello" che esprimono la capacità delle organizzazioni criminali - si legge - di riciclare e reimpiegare denaro, di corrompere pubblici funzionari e di spostare capitali». Le maggiori minacce di infiltrazioni criminali volteggiano sugli appalti di grandi opere e la sanità. Rischio moltiplicato dal'arrivo dei 209 miliardi dall'Ue. «I prefetti per i controlli si avvalgono dei Gia, i gruppi interfoze provinciali coordinati da un funzionario Dia» ricorda il direttore Vallone. Così la sua proposta è di «evitare lo strumento dell'interdittiva antimafia con il solo sospetto sull'appalto assegnato all'impresa. Più volte, infatti, il ricorso contro l'interdittiva è stato vincente al Tar». Di seguito gare bloccate, lavori fermi, contenzioso infinito. «Ma con i fondi europei in arrivo non ci possiamo permettere - sottolinea Vallone - di finire nelle sabbie mobili delle controversie. Con il rischio di perdere le risorse europee». Si può procedere, suggerisce il direttore della Dia, con la scelta del prefetto «di assegnare un funzionario al singolo appalto, considerato a rischio, per verificare in ogni momento la regolarità di ogni passaggio». Una modalità per garantire «procedute spedite e controlli efficaci».

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Marco Ludovico

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Maurizio Vallone dirigente Ps e direttore della Dia la direzione investigativa antimafia ha firmato la sua prima relazione semestrale sul tavolo del Capo della Polizia Franco Gabrielli