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30/05/2020

Sotto il segno del Mose

Il Gazzettino

Uscito di recente per La Toletta Edizioni il volume di Giovanni Benzoni e Salvatore Scaglione che ricostruisce i passaggi che hanno segnato il percorso del progetto di salvaguardia lagunare
IL LIBRO
VENEZIA Si consiglia in egual misura ai sostenitori del sì e del no del più discusso tentativo di salvaguardia lagunare, per la completezza informativa, il recente volume di Giovanni Benzoni e Salvatore Scaglione: Sotto il segno del Mose (La Toletta Edizioni, pp. 192, euro 18) ricostruisce minuziosamente i passaggi che hanno segnato il percorso del Mo.S.E, il Modulo Sperimentale Elettromeccanico. Importanti pure i contributi in appendice (compresa una riflessione parallela con il caso diga del Vajont), con un auspicio a riavviare un dibattito talvolta in passato silenziato, rinvigorito oggi dopo l'eccezionale marea dello scorso novembre.
Il racconto si apre con un altro novembre, quello storico del 1966 teatro della disastrosa aqua granda, che tra le conseguenze indotte concentrò un fortissimo clima, emozionale e mediatico, di solidarietà verso Venezia. Si succederanno tre leggi speciali, 1973, 1984, 1992, approvate sempre da maggioranze ampie e trasversali. La prima già amplia il raggio della salvaguardia di Venezia a problema di preminente interesse nazionale, quasi un annuncio di ridimensionamento delle istituzioni cittadine a mero ruolo consultivo. Benzoni e Scaglione ripercorrono la Commissione per la salvaguardia della città, un nuovo comitato tecnico scientifico, cure ordinarie decise ma mai applicate, tradita eredità dalla Serenissima: catalizzatore privilegiato dei fondi, sempre il Mo.S.E. Ancora, dibattiti su opere fisse e disattese opere mobili, la prima idea istitutiva (bocciata) di Consorzio, il Progettone che ribadisce tre criteri governativi: gradualità, reversibilità (tradotto: possibilità di tornare indietro, e ben nota la piega presa), sperimentalità. Nel 1982 la svolta: l'allora ministro alle Partecipazioni statali, il veneziano Gianni De Michelis, per l'eccezionalità dell'opera, parla di concessione unica nella definizione del rapporto con le imprese costruttrici, in deroga alle norme europee sugli appalti. Anno in cui il Magistrato alle acque, per conto del Ministero dei Lavori Pubblici, firmerà la prima convenzione con il Consorzio Venezia Nuova. Impossibile dar voce ad ogni svolta. In scena un Comitatone, commistioni insane tra controllato/controllore, dal governo PSI si passa a quello Berlusconi con l'approvazione il 18 ottobre 1994 del progetto Mo.S.E da parte del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
Si imporrà la figura dominus del Consorzio, Giovanni Mazzacurati. Scorrono decenni di vita politica veneziana, e diverse posizioni dei sindaci (unica vera opposizione, quella di Cacciari). La solenne posa della prima pietra, il 14 maggio 2003. Decisiva la vicenda giudiziaria, lo scandalo-Mo.S.E portato alla luce dalla Procura di Venezia nel 2014, il commissariamento del Consorzio. Molti finanziamenti (taluni assai curiosi) promossi nel tempo verso i più diversi beneficiari, sono ripercorsi nel volume. Che lancia una forte critica alla difficoltà, se non impossibilità, sempre incontrata pure dagli studiosi e non solo dal fronte ambientalista, sia nell'accesso agli iter progettuali che ai cantieri del Mo.S.E. Amara la conclusione: «Non abbiamo risposte - scrivono gli autori - alle due domande fondamentali, quando sarà completato il Mo.S.E e se funzionerà».
Riccardo Petito
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