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28/05/2021

Sostiene Vannino Chiti che il caso concerie sia em…

Il Tirreno - mario neri

Sostiene Vannino Chiti che il caso concerie sia emblematico di un processo di regressione della sinistra e del Pd. «Aver archiviato la questione morale come se non esistesse ha fatto fare al partito un passo indietro». L'ex ministro, senatore e presidente della Regione (dal 1992 al 2000) è convinto che finora i dem si siano trincerati dietro un «silenzio assordante» che agli occhi dei cittadini appare solo «arroganza ».Chiti, il Pd è rimasto troppo in silenzio sulle concerie come dice l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi?«Sì. Ci sono due aspetti di questa vicenda: uno riguarda l'azione della magistratura, che deve essere autonoma, e poi c'è una questione politica, e sulla politica il silenzio è assordante. Il partito avrebbe dovuto immediatamente aprire un confronto per spiegare cosa era successo, come si era sviluppato quell'emendamento, perché si è sostenuto e approvato in quelle condizioni, quali sono stati gli errori. Tutto per elaborare una posizione con cui presentarsi ai cittadini. Il silenzio invece ha fatto sì che ognuno sentisse il bisogno di dire la sua. Come l'ex presidente Enrico Rossi che ha dovuto difendere il percorso fatto dalla giunta». L'ex assessora Fratoni sostiene che il dibattito danneggi il distretto conciario.«Quando ho letto che dopo 40 giorni dall'esplosione del caso la segretaria Simona Bonafè ha convocato una direzione ( per me tardiva) e ci sarebbero persone che ritengono il dibattito negativo, mi è parso assurdo. Poi ho letto pure le parole di Federica Fratoni, secondo cui il dibattito sarebbe addirittura dannoso per il distretto. Una frase doppiamente sbagliata perché detta da un'ex assessora all'Ambiente che dovrebbe essere interessata a chiarire. Se c'è un futuro per i distretti industriali della Toscana è nel presentarsi al mondo come quelli che fanno le produzioni con il massimo di innovazione e sostenibilità. Altrimenti diventano frasi di circostanza da campagna elettorale».Non c'è un problema di rapporti opachi fra politica e privati che finanziano la politica da anni? «Intanto è importante che quell'emendamento sbagliato sia stato abrogato. È ovvio che una forza politica che governa debba avere un rapporto con i privati, ma questo non può voler dire cecità e subalternità. Quando si usano i soldi pubblici si deve avere in mente la funzione sociale della proprietà. Se si pensa di garantire l'economia salvaguardando solo gli interessi degli imprenditori in contrasto con l'ambiente, la salute dei cittadini e la salute dei lavoratori, allora vuol dire che si è perso la bussola. Per questo è importante rafforzare Arpat e garantire la sua terzietà, non può dipendere da un dipartimento».Che pensa del modo in cui è stato approvato l'emendamento?«Mi sembra non ci sia stato un minimo di procedura normale. So che il regolamento del consiglio regionale lo consente, ma nella mia esperienza in Regione non ricordo un atto approvato senza il parere degli uffici, era la prassi. Ma è strano anche che l'opposizione non lo abbia chiesto. E soprattutto, visto che c'era stato un parere negativo dell'avvocatura alla giunta, che nessuno della giunta fosse presente per opporsi. Rossi mi ha detto che era impegnato col Covid. Ma mi pare grave non ci fosse l'assessore all'ambiente».Possibile che i firmatari non conoscessero il contenuto? Che Giani possa dire: «Ho fatto il notaio»?«No, non è accettabile si approvi un provvedimento a occhi chiusi. Spero sia una parentesi sbagliata. Ma si dovrebbe dire "abbiamo sbagliato, non si ripeterà", perché altrimenti si rischia di perdere la fiducia dei cittadini».Rosy Bindi ha parlato di silenzio inaccettabile.«Sono assolutamente d'accordo con lei. Da presidente fui criticato perché dopo un caso di pizzo a Prato avviai una serie di iniziative con il procuratore Vigna, un progetto con la Fondazione Caponnetto, una legge sugli appalti. Bisognerebbe chiedersi se si è smesso di investire su quegli strumenti o se siano superati e vadano migliorati».Ma se nel Pd non fanno che dire che questa storia non c'entra con le infiltrazioni mafiose.«È vero, una vicenda riguarda i rapporti della politica con i privati, e l'altra i presunti legami fra privati e malavita. Ma proprio per questo bisognava avviare un dibattito. E dirò di più: ci possono essere alcuni aspetti che non sono reato, ma che in politica non si possono fare. Le regole della politica non devono essere più permissive di quelle stabilite dalla legge, ma più rigorose, soprattutto per un partito di sinistra e progressista». Pieroni e i firmatari dovrebbero parlare?«Ledo Gori lo ha fatto subito. Anche loro avrebbero dovuto dire perché hanno sottoscritto l'emendamento. È un dovere di trasparenza verso i cittadini. Che si dica "ci sono le indagini, stiamo in silenzio", è sbagliato. Non più tardi di cinque anni fa si sarebbero riuniti i circoli delle zone, il provinciale, il regionale, sarebbe intervenuta la segreteria nazionale».Letta dovrebbe parlare? «Sì, ma non perché è toscano. Perché questo è un fatto politico grande e il modo di governare in Toscana è fondante della credibilità del partito. Io penso che la questione morale sollevata da Enrico Berlinguer non sia stata ideologia o propaganda. Non rivendicava alla sinistra una diversità antropologica, ma richiamava una funzione costituzionale dei partiti: se diventano confederazioni di correnti o macchine elettorali e si separano dalla gente, allora è un problema serio. Invece di affrontare questo lascito, aver archiviato la questione morale come se non esistesse ha portato tutti a fare un passo indietro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA