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02/09/2018

Sospetti sulla proroga di 20 anni

Corriere dell'Umbria

Narni Novità sull'indagine che coinvolge il sindaco, gli ex assessori della vecchia giunta e un dirigente
L'appalto di manutenzione degli impianti di riscaldamento fatto slittare a lunghissimo termine
di Cesare Antonini NARNI • No comment dalle opposizioni in consiglio alla notizia dei sette avvisi di conclusione di indagine recapitati dalla Finanza nella giornata di venerdì e che hanno interessato il sindaco De Rebotti, cinque ex assessori della vecchia giunta e un dirigente comunale. L'indagine riguarda la proroga di un contratto avente ad oggetto i servizi di efficientamento ed energia, risalente al 2013. Dopo l'incontro convocato d'urgenza a poche ore dalla notizia che ha scombussolato la comunità narnese, i partiti di minoranza hanno deciso che chiederanno spiegazioni a De Rebotti nelle sedi istituzionali: il consiglio comunale di giovedi. Intanto spuntano dettagli sull'inchiesta. Tutto potrebbe essere nato da una mozione presentata nella scorsa consiliatura dai fratelli Daniele (Tutti per Narni) e da Luciano Novelli (Sinistra per Narni). I gruppi di minoranza avevano infatti chiesto spiegazioni sulla vicenda con una mozione nella quale si chiedeva che "il consiglio comunale quale organo di controllo politico amministrativo si esprima sulla legittimità delle procedure di affidamento alla ditta Cpm di Porto Recanati". A firmare il documento nel novembre del 2016, Tutti per Narni con i fratelli Gianni ed Enrico Daniele e l'ex Sinistra per Narni guidata dal consigliere Luciano Novelli. Proprio alla mozione si apprendono ulteriori elementi sul caso che sta coinvolgendo l'amministrazione narnese. "Nel 2012 la giunta Bigaroni effettuò una gara per l'assegnazione dell'appalto per la manutenzione della pubblica illuminazione e degli impianti di riscaldamento degli edifici comunali - si legge nella mozione - gara vinta dalla ditta Cpm Gestioni termiche srl di Recanati, e fin qui nulla da eccepire. Successivamente però la durata di questo appalto, che come tutti gli appalti nella pubblica amministrazione non può superare i nove anni (per una legge del 1923 ma tuttora vigente), altrimenti porta a danno erariale, è stata portata con due successive delibere di giunta a ben venti anni di durata, arrivando quindi al 2032 (delibera di giunta n. 192 del 2013)". Gli importi appaltati sono stimabili in sei milioni e seicento mila euro, una cifra ragguardevole ma preclusa a tanti altri operatori per un ventennio. Si legge sempre nella mozione che "nel febbraio 2016 il Gip del tribunale di Viterbo ha emesso delle ordinanze di custodia cautelare (domiciliari ndr) proprio nei confronti dei vertici della Cpm, esattamente tre manager, colpevoli secondo i giudici del reato di turbativa d'asta nelle gare per l'appalto nei comuni di Grotte di Castro, Civita Castellana e villa San Giovanni in Tuscia". A far partire l'indagine potrebbe dunque avere contribuito proprio questa mozione: "Dopo l'arresto abbiamo inviato le delibere incriminate all'Anac, Autorità anti Corruzione, presieduta da Raffaele Cantone, che già in un'altra occasione si era espressa negativamente in una situazione praticamente identica, decretando la non legittimità degli atti". Non resta che attendere la versione della giunta che verrà fornita nel consiglio comunale di giovedì. 2 delibere nel mirino Ditta inquisita nel Viterbese per turbativa d'asta Comune nella bufera L'indagine coinvolge il sindaco e tutta l'ex giunta