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08/12/2018

Solo un sistema di misure vince la sfida dello sviluppo

Corriere Adriatico

Quindici associazioni di categoria in rappresentanza di artigiani, piccole e medie imprese, industriali, commercianti, agricoltori, cooperative, si sono riunite nei giorni scorsi a Torino per chiedere al Governo e al Parlamento più investimenti per infrastrutture e appalti pubblici e per imboccare senza indugi la strada della modernizzazione e dello sviluppo attraverso l'adeguamento della dotazione infrastrutturale, spina dorsale di ogni economia, patrimonio strategico irrinunciabile, leva della produttività e della competitività nella sfida globale. Siamo d'accordo. La competitività del sistema produttivo regionale è frenata da uno storico ritardo infrastrutturale. Non parliamo soltanto di grandi opere ma anche e soprattutto delle opere cosiddette minori. Minori in termini di costo, non certamente per efficacia e utilità. Nelle Marche vanno rilanciati gli investimenti in infrastrutture ed appalti pubblici e vanno previsti bandi di gara che favoriscano l'accesso alle piccole imprese locali. A questo proposito auspichiamo che la riforma del Codice degli Appalti venga incontro alle piccole e medie imprese, favorendone la partecipazione alle gare senza gli ostacoli burocratici e finanziari che oggi ne frenano l'accesso. Dopo aver subito le nefaste conseguenze del terremoto, la ricostruzione può e deve rappresentare un volano per lo sviluppo delle aree colpite dal sisma e di tutta la regione e un ruolo centrale devono averlo le piccole imprese edili. Vanno realizzati interventi capaci di contribuire in maniera determinante al benessere e alla qualità della vita dei cittadini, all'attrattività dei territori, alla competitività delle imprese. Ritardi che riguardano anche le infrastrutture immateriali come la banda larga e ultralarga, indispensabili alle nostrte imprese per stare sui mercati globali. Nelle Marche ci sono 147mila imprese di cui oltre il 90% sono piccole e medie. Quello che chiediamo alla politica in questa fase delicata per l'economia del Paese, sono più sviluppo, meno tasse, meno burocrazia. Richieste che la Cna Marche presenterà agli onorevoli Alessia Morani (Pd) e Paolo Giuliodori (M5S) in un confronto che abbiamo organizzato per lunedì prossimo. Oggi la sfida da vincere è quella dello sviluppo. Senza crescita rischiamo di doverci trovare ad affrontare una nuova fase recessiva. Un segnale inquietante è già arrivato dagli ultimi dati sul calo del Pil nel terzo trimestre e dall'aumento sopra quota 10%, del tasso di disoccupazione. Gli artigiani e i piccoli imprenditori sono fieri del contributo dato allo sviluppo economico delle Marche e dell'Italia, con la qualità del lavoro, la presenza sui territori, la capacità di innovare. Ma tutto questo non è più sufficiente. Per proseguire nel nostro cammino di crescita e di sviluppo, abbiamo bisogno di fare sempre più sistema con le istituzioni e con il mondo del credito. Nelle sfide del mercato globale vincono solo i sistemi che investono nella ricerca, nell'innovazione, nella formazione, nella conoscenza, nella qualificazione del capitale umano. Servono investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, tutela e valorizzazione del territorio, servizi pubblici efficienti e di qualità. Serve meno burocrazia i cui costi, come ha dimostrato l'indagine della Cna Comune che vai, burocrazia che trovi, tarpano le ali delle nostre imprese. Serve un regime fiscale con meno tasse per le imprese che non possono pagare oltre il 60% al fisco, come ha dimostrato l'altra indagine della Cna Comune che vai, fisco che trovi Serve più credito per gli investimenti delle piccole imprese, più credito per finanziare le buone idee. Quelle che la Cna ha premiato di recente con il concorso CambiaMenti, selezionando le imprese più innovative nate negli ultimi tre anni. Si tratta di piccole imprese con grandi idee ma una su tre non supera i cinque anni di vita, proprio per la difficoltà a reperire finanziamenti e a capitalizzarsi. Dal 2011 si è avuta una contrazione del 30% del credito bancario alle micro e piccole imprese. Noi riteniamo che sia giunto il momento di riservare l'accesso ai fondi di garanzia pubblici alle imprese più piccole e di potenziare il ruolo dei Confidi che possono essere un importante anello di collegamento tra imprese e banche, garantendo e facilitando l'accesso al credito. Per favorire lo sviluppo e la crescita servono anche misure di riduzione strutturale del costo del lavoro, con particolare riguardo al cuneo fiscale e contributivo, così come è necessario favorire l'accesso delle piccole imprese agli incentivi per la ricerca e l'innovazione. Solo a queste condizioni sarà possibile costruire il presente e creare un futuro di crescita e di sviluppo per tutta la regione.
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