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05/12/2018

“Solo in Italia si ammettono continui ripensamenti L’analisi costi-benefici non si faccia a cantieri aperti”

La Stampa - CLAUDIA LUISE

GABRIELE BUIA Il presidente dei costruttori edili: "Il ministro Di Maio affronti il tema della crisi del nostro settore" INTERVISTA
TORINO Gabriele Buia, presidente dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili), è convinto che le dodici confederazioni che hanno firmato il manifesto unitario sulla Tav proseguiranno compatte. Che eredità lascia la manifestazione delle Ogr? «Ci ritroveremo prossimamente per ribadire la volontà di portare avanti lo sviluppo del Paese. Raccogliamo un'eredità importante che ci dà la possibilità di sviluppare gli stessi discorsi e portali avanti. Non si può prescindere dalle infrastrutture e dalla messa in sicurezza delle opere di cui la nazione è dotata, che stanno soffrendo per incuria». Oggi una delegazione di associazioni territoriali saranno ricevute dal premier Conte. Cosa vi aspettate? «Ci aspettiamo indicazioni che ci facciano ben sperare. Non possiamo negare alla politica di fare valutazioni di impatto sulle infrastrutture ma penso che le analisi costi-benefici non si debbano fare prima e non sulle opere già iniziate. Solo in Italia si ammettono continui ripensamenti, che sommati alla burocrazia e alle compensazioni territoriali rendono biblici i tempi di realizzazione». La categoria dei costruttori è quella che ha sofferto una crisi ancora più forte rispetto agli altri settori industriali. Ci sono segnali di ripresa? «Sono dieci anni che non riusciamo a liberarci dalla crisi. Questi primi segnali di perdita di crescita che stanno emergendo ci preoccupano molto perché quando rallenta la produzione industriale e aumenta l'incertezza c'è subito un ritorno negativo sul nostro settore. L'aumento dello spread ha un impatto immediato per i costruttori che negli ultimi anni hanno avuto una stretta del credito fortissima. In dieci anni abbiamo perso 600 mila posti di lavoro, un'enormità. Vorrei capire come il ministro Di Maio intende affrontare questa tematica e intervenire su un settore nevralgico per la crescita del Pil». Cosa servirebbe per ritornare in positivo? «Abbiamo bisogno di una semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa. I dati del Consiglio dei ministri indicano che per i lavori superiori a 5 milioni di euro occorrono circa 15 anni e la media dell'operatività per i lavori più piccoli è intorno ai quattro anni. Non possiamo continuare a sostenere queste tempistiche. E poi abbiamo bisogno di un codice appalti che si snello e univoco. Vogliamo regole certe, l'opera pubblica è diventata più una materia da legali che da ingegneri. Un ultimo punto è una legge sulla rigenerazione urbana, senza la quale non sarà possibile rinnovare le nostre città». Perché spesso si considera lo sviluppo edilizio come contrapposto alla sostenibilità ambientale? «È una posizione strumentale su un settore che è cambiato e ha una nuova mentalità. Sostenibilità ambientale e qualità delle costruzioni viaggiano da anni insieme. Basta vedere i costruttori come quelli che "cementificano" l'Italia». - c

GABRIELE BUIA PRESIDENTE DELL'ANCE

Servono regole certe La costruzione di un'opera pubblica è diventata una materia da legali più che da ingegneri

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