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21/07/2020

«Soldi a fiumi per il sisma: rischio infiltrazioni»

QN - Il Resto del Carlino

di Alessandro Caporaletti «Il territorio marchigiano, colpito dal sisma del 2016 continua a essere interessato dai lavori di demolizione, rimozione e smaltimento delle macerie, nonché dalle opere di ricostruzione. Le consistenti risorse pubbliche investite in questa delicata fase di ricostruzione fanno permanere alta l'attenzione per il contrasto alle infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti». Nella relazione al parlamento relativa al secondo semestre del 2019 la Direzione investigativa antimafia tiene ancora un faro acceso sulle Marche terremotate alle prese con una ricostruzione che stenta a decollare. Consistenti flussi di denaro pubblici, lavoro, appalti e subappalti sono una torta che potrebbe solleticare l'ingordigia dei clan, così come «l'alta densità imprenditoriale della regione, correlata soprattutto alla diffusione di realtà produttive piccole e medie», che «potrebbero richiamare gli interessi della criminalità organizzata, soprattutto in funzione del riciclaggio e del reinvestimento dei capitali illecitamente acquisiti». Nonostante questo, secondo il quadro tracciato dall'Antimafia, le Marche «non appaiono al momento essere sedi di consolidati sodalizi criminali di tipo mafioso», anche se «nel tempo sono emerse presenze criminali calabresi in varie province», e nel Maceratese, come nel Fermano, «di alcuni soggetti riconducibili a cosche del Crotonese». 'Ndrangheta, dunque, mentre marginale risulterebbe la presenza della camorra, che «ha riguardato principalmente il reimpiego di capitali nel tessuto socio-economico locale», e legata al pendolarismo criminale quella di soggetti collegati a clan pugliesi, soprattutto foggiani, che «si sono resi responsabili di reati predatori, con metodi talvolta molto aggressivi, o di spaccio di stupefacenti». Attenzione però alla presenza di gruppi criminali di matrice etnica che, «seppur non caratterizzati da strutture organizzate stabili, tenderebbero a occupare progressivamente porzioni di territorio». La criminalità di origine straniera infatti, rileva la Dia, proprio in ragione dell'assenza di un capillare controllo delle aree da parte di gruppi criminali nazionali, sarebbe riuscita a ritagliarsi spazi nel settore degli stupefacenti, del traffico di essere umani e dello sfruttamento della prostituzione, riuscendo anche a riciclarne i proventi. Con l'operazione «The travellers», scattata il 2 dicembre dell'anno scorso, la polizia ha disarticolato un sodalizio - le cui basi operative sono state individuate in diverse città a cavallo tra Marche e Abruzzo, tra le quali Macerata, Fermo e Ascoli - composto secondo le indagini da nove nigeriani (cinque uomini e quattro donne) dediti alla tratta di esseri umani, allo sfruttamento sessuale di connazionali, al riciclaggio e all'autoriciclaggio. Ingenti somme di denaro erano trasferite in Nigeria in aereo, nascoste nei bagagli di soggetti che ricevevano in compenso una percentuale, o attraverso transazioni di denaro effettuate col metodo dell'hawala (sistema di movimentazione finanziaria attraverso rimesse di denaro e compensazioni di agenzie basate su schemi informali), per evitare ogni tipo di tracciabilità. Così, secondo le indagini della polizia, l'organizzazione avrebbe trasferito in Nigeria oltre 7 milioni di euro. Reati predatori e spaccio di stupefaceni. Nelle province di Macerata e Fermo, negli ultimi sei mesi del 2019, si sono registrate azioni predatorie messe in atto da soggetti napoletani dimoranti nel territorio marchigiano. E qui la Dia segnala l'arresto a Civitanova (il 24 luglio) da parte dei carabinieri di Macerata di un soggetto di origini partenopee specializzato in rapine a banche e uffici postali, colpito da un ordine di carcerazione per una rapina commessa in un ufficio postale a Recanati. Nella sua abitazione i carabinieri hanno trovato un fucile calibro 12. Ma è soprattutto lo spaccio di droga a preoccupare l'Antimafia. Non a caso, nella relazione di apertura dell'anno giudiziario 2020, il presidente della Corte d'Appello di Ancona ha rilevato che Macerata si colloca al terzo posto nella classifica delle province con maggiori denunce per reati in materia di stupefacenti, con un balzo del 25,5% rispetto all'anno precedente. © RIPRODUZIONE RISERVATA