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26/02/2021

Sma, la regola del pizzo «7 per cento al direttore»

Il Mattino

Nomine di Passariello e Di Domenico agli atti le critiche di assessori e politici
L'INCHIESTA
Leandro Del Gaudio
Gare deserte, prezzi tenuti bassi, appalti che finivano sempre agli stessi imprenditori. Proroghe degli affidi e tangenti del 7 per cento ad alcuni uomini chiave dell'ex management della Sma, la partecipata della Regione nata per gestire bonifiche e questioni ambientali. Diciassette arresti (14 ai domiciliari, tre in cella), coinvolti politici, funzionari regionali, imprenditori in odore di camorra, finanche poliziotti che per anni hanno lavorato per conto della Procura di Napoli. Spaccato maleodorante, che nasce dalla gestione dei fanghi espulsi dai depuratori in Campania: emergenza creata ad arte e appalti sempre agli stessi amici (spesso in odore di camorra), che restituivano tangenti. E che hanno gettato per mesi (da febbraio a maggio del 2018) i fanghi a mare. Tutto nel silenzio delle istituzioni, tanto che agli atti dell'inchiesta condotta dai pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock (al lavoro la mobile di Alfredo Fabbrocino e la finanza del comandante Agostino Tortora), sono stati sentiti i principali esponenti della politica e delle istituzioni regionali. Tutti ascoltati come testimoni, in uno scenario in cui il gip Caputo non lesina censure (ma non rilievi penali) nei confronti dello stesso vicepresidente Fulvio Bonavitacola che, se da un lato impone all'amministratore Lorenzo Di Domenico (da ieri ai domiciliari) di assumersi la responsabilità di bandire le gare, dall'altro non interviene in modo deciso per invertire la rotta nella gestione dei fanghi. C'è un colloquio intercettato tra l'ex direttore Sma Lorenzo Di Domenico (target dell'intercettazione) e lo stesso Bonavitacola, in cui si discute della questione fanghi. Scrive il giudice: «Bonavitacola suggerisce, prima di affidare il servizio a chiccessia, di fare un invito a più ditte, incontrando però l'opposizione di Di Domenico, che sostiene di non avere tempo e di dover smaltire già domani». Un meccanismo seriale, costruito ad arte per lavorare in regime di emergenza, secondo le accuse. È il 10 gennaio del 2018, viene captata una nuova telefonata tra i due, dalla quale «si evince che Bonavitacola - che di tutta la questione dei debiti e dell'emergenza sembra apprendere solo in quel momento - scarica definitivamente la responsabilità dell''urgenza sull'amministrazione della Sma di Di Domenico». Una posizione - quella di Bonavitacola - che sembra motivata soprattutto dall'esigenza di evitare «danni all'immagine» o eventuali ripercussioni giudiziarie dal caso dei fanghi della Sma.
LE ANOMALIE
Ed è in questo scenario, che vengono ascoltati anche esponenti del mondo politico regionali, a cui vengono poste un paio di domande su tutti: l'opportunità della nomina di Luciano Passariello a capo della commissione di controllo delle partecipate; ma anche del ruolo di Di Domenico ai vertici della Sma. Ed è stato soprattutto Mario Casillo (leader del Pd in consiglio regionale) a ricordare di aver sottolineato «che il nome di Passariello non fu apprezzato dal mio gruppo perché chiacchierato in città». Ed è sempre Casillo a raccontare: «Mostrammo sdegno anche per la nomina del direttore Di Domenico, che era ritenuto persona vicina a Passariello, che fu una indubbia anomalia. Penso che la nomina di Di Domenico dipendesse dal fatto che il Passariello era tra gli esponenti dell'opposizione, ora dal momento che il presidente Vincenzo De Luca (non indagato, ndr) non ama essere contraddetto e contrastato, ha pensato che con tale nomina di Di Domenico al vertice della Sma avrebbe reso meno accesa e pressante l'opposizione di Passariello». Interpretazioni a parte, proviamo a capire chi sono gli uomini di questa vicenda: «Nell'indagine figurano rappresentanti di forze dell'ordine, della criminalità organizzata, imprenditori e diversi amministratori pubblici della Sma Campania. Partiamo da Lorenzo Di Domenico, direttore generale «pro tempore» della Sma, che finisce ai domiciliari per aver accettato la promessa di una tangente del 7% dell'importo pattuito per l'indebito affidamento con procedure d'urgenza dello smaltimento dei fanghi nei depuratori di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni. Coinvolti negli episodi corruttivi, a cavallo tra il 2017 e il 2018, anche Luigi Riccardi (coordinatore degli impianti di depurazione della Sma Campania, direttore dell'impianto di depurazione di Napoli Est e all'epoca dei fatti anche dell'impianto di depurazione di Marcianise, in provincia di Caserta), per il quale il gip ha disposto gli arresti domiciliari; stessa sorte per Errico Foglia (direttore dell'impianto di depurazione di Acerra, all'epoca dei fatti gestito dalla Sma); l'ingegnere Giacomo Perna (responsabile della manutenzione presso Sma), il dirigente della Regione Campania Lucio Varriale e Agostino Chiatto, anche lui dipendente della Sma e segretario del politico Luciano Passariello. Corruzione, riciclaggio, inquinamento ambientale, emissione di fatture per operazioni inesistenti e trasferimento fraudolento di valori. Una vicenda segnata da un giro di denaro che finiva sempre alle stesse aziende, come emerge dalle intercettazioni a carico del manager vesuviano (attivo nella bonifica di Napoli est) Salvatore Abbate. È l'uomo che contava i soldi con le macchinette automatiche, al quale ieri hanno sequestrato 4 milioni di euro: soldi per non rimuovere i fanghi e per oliare gli ingranaggi della macchina amministrativa.
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